Andrea Camilleri aveva ragione: siamo un popolo di analfabeti e ignoranti

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Andrea Camilleri è morto. Lo scrittore siciliano, che ha compiuto il miracolo aiutando molte persone a riscoprire il piacere per la lettura, ci ha lasciato in eredità non solo i suoi libri. È stato un grande intellettuale e un profondo conoscitore della nostra bella Italia. Che più volte ha analizzato, anche con amarezza, la situazione che stiamo vivendo nel Belpaese.

Lui lo ha sempre sostenuto. Siamo un popolo di analfabeti. E al potere regna sovrana l’ignoranza. Non era solo un suo pensiero. Sono molti i dati statistici che lo confermano: anche gli esiti delle ultime prove Invalsi che danno un quadro della situazione attuale dell’istruzione italiana che non fa assolutamente ben sperare.

Carta e penna

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Potere agli analfabeti.

In una video intervista del 2010 il padre del Commissario Montalbano elenca i numeri degli analfabeti in Italia. 2 milioni di analfabeti totali. 13 milioni di semianalfabeti, che sanno firmare o leggere ma che non sanno comprendere quello che leggono. 13 milioni di analfabeti di ritorno, che hanno perso l’uso di lettura e scrittura. Metà degli italiani di fatto è analfabeta.

E lo scrittore siciliano non ha fatto sconti a nessuno. Nemmeno a quella classe politica che lui stesso ha spesso definito ignorante. Tanto da beccarsi parole indegne da Matteo Salvini quando Camilleri ha definito vomitevole il comizio con rosario: “Scrivi che ti passa, io continuo a lavorare e, nel mio piccolo, a credere. Mi dispiace perché io adoro Montalbano. Non pensavo che un rosario, parlare di Maria, di padre Pio o San Francesco potesse far vomitare o fosse sintomo di volgarità“).
Lo stesso Ministro dell’Interno che invece nel giorno della morte fa lacrime da coccodrillo su Twitter: “Addio ad Andrea Camilleri, papà di Montalbano e narratore instancabile della sua Sicilia“.

Nel 2019 la situazione non è più rosea di 9 anni fa.
L’indagine “Istruzione e futuro: un gap da colmare” dell’Istituto Carlo Cattaneo per la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ci dice che il 98,6% degli italiani è alfabetizzato. Ma il 30% di chi ha un’età tra i 25 e i 65 anni ha problemi di comprensione, lettura, calcolo.
Nel 1871 il tasso di alfabetizzati era del 31,2%. Si sono fatti passi da giganti. Ma oggi si assiste a quello che si chiama analfabetismo di ritorno e analfabetismo strumentale. Tra i paesi Ocse siamo la nazione più indietro nella classifica. Peggio di noi solo Turchia e Cile. E il dito è puntato contro il sistema scolastico.

Libreria con scaffali pieni di libri

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Prove Invalsi 2019: gli studenti italiani fanno fatica a comprendere un testo

I risultati delle prove Invalsi 2019 presentati alla Camera fanno venire la pelle d’oca. Le prove del Sistema Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione sono test standardizzati a livello nazionale per valutare cosa gli studenti di seconda e quinta elementare, prima e terza e media e seconda superiore hanno appreso. Così da capire il livello di preparazione degli alunni in italiano, matematica e anche lingua inglese.

Se rispetto al 2018 i dati sono pressoché simili, a preoccupare sono i risultati degli studenti in alcuni ambiti. Con un divario netto tra Nord e Sud. In Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna gli studenti con risultati molto bassi rappresentano il 20-25%. Hanno problemi con la lingua italiana: che tradotto significa che alla posta potrebbe avere difficoltà a compilare un modulo. Per i ragazzi di terza media, almeno nel 35% dei casi, è difficile comprendere un testo di italiano. Con percentuali che sfiorano il 50% in Calabria e il 40% in Campania, Sicilia, Sardegna. E alle superiori le cose non vanno meglio, con i ragazzi della Maturità in evidente difficoltà quando si trovano a leggere un testo. Un po’ meglio la situazione alle elementari.
Per gli studenti delle superiori, l’italiano è ostico per il 21% al Nord Ovest, il 20% al Nord Est, il 29% al Centro, il 40% al Sud, il 44% al Sud e Isole.

Tasto dolente anche matematica e inglese. A livello nazionale risultati ritenuti adeguati sono raggiunti dal 61,33% in matematica, dal 77,58% in inglese reading, dal 59.94% in inglese listening. Nello specifico per quello che riguarda la matematica, la percentuale che non raggiunge un livello ritenuto idoneo è del 32% nel Nord Ovest, del 28% nel Nord Est, del 35% nel Centro, del 48% nel Sud e del 56% nel Sud e Isole. Con punte del 55% in alcune zone del Mezzogiorno. E i problemi si hanno già a partire dalle elementari.
Lievi miglioramenti rispetto al passato si hanno per quello che riguarda le prove di ascolto di lingua inglese, soprattutto alla primaria.

Matematica, tabelline sulle scale

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Italia: popolo di santi, poeti, navigatori, ma ignoranti.

Siamo santi, poeti, navigatori, ma siamo anche tanto ignoranti. E se non bastassero le parole di Andrea Camilleri, se non fossero sufficienti i risultati delle prove Invalsi, il concetto è ribadito anche dalla più recente classifica IPSOS Mori sull’ignoranza dei popoli. Una classifica che si basa sulla percezione che la popolazione ha della realtà. Per verificare quanto conosce davvero il mondo in cui vive.

L’Italia è il dodicesimo paese più ignorante di tutto il mondo. Ed è il primo in Europa per “misperceptions”, errata percezione della realtà (e il fenomeno delle fake news è solo una delle cause). Un risultato che dovrebbe farci vergognare. E che dovrebbe smuovere un po’ le cose per fare in modo che gli adulti del futuro possano ribaltare la situazione.

Perché se l’istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana, è anche un nostro dovere vigilare affinché tale diritto possa essere esercitato da tutti e nel miglior modo possibile. Impegnandoci a cambiare quella classifica che vede il paese di Dante Alighieri, di Leonardo Da Vinci, di Galileo Galiei, di Alessandro Manzoni come il più ignorante di Europa.

Orecchie d'asino

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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