Amazzonia: deforestazione, incendi e Coronavirus. Ambiente e indigeni sempre più a rischio

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L’indignazione per la deforestazione e gli incendi in Amazzonia è passata ormai in secondo piano. Complice il Coronavirus, che non ha però risparmiato nemmeno questa zona. Mentre Bolsonaro spiazza tutti:

Spiace per le vittime, ma moriremo tutti.

E a farne le spese, purtroppo, sono gli indigeni locali. Quelle popolazioni che ancora si adoperano ogni giorno per difendere il polmone verde della Terra, contro l’azione sconsiderata di altri esseri umani senza scrupoli. Indigeni che oggi pagano il prezzo più alto dell’epidemia, completamente abbandonati a loro stessi.

incendio

Foto di Ylvers da Pixabay

Incendi e deforestazione in Amazzonia.

Poco tempo fa le immagini degli incendi in Amazzonia avevano fatto il giro del mondo. Poi il fuoco in Australia ha rincarato la dose su un argomento che dovrebbe essere sul tavolo di azione di ogni paese del mondo: contrastare i cambiamenti climatici e proteggere il pianeta, perché la natura va rispettata, non sfruttata e maltrattata. Il Coronavirus e l’emergenza sanitaria globale connessa ci ha fatto dimenticare tutto quanto. Ma questo non vuol dire che il polmone verde della terra sia improvvisamente guarito.

Incendi per occupare il suolo e deforestazione, tra le cause dei cambiamenti climatici, stanno uccidendo la biodiversità. E stanno mettendo a rischio la vita delle persone. Si stima che nei primi quattro mesi del 2020 siano state distrutte tante foreste in Colombia quante nel 2019.
La situazione è drammatica in Colombia, dove le mafie locali e chi vuole occupare il suolo approfitta dell’emergenza sanitaria per dare fuoco alla foresta pluviale nella più totale indifferenza.
In Colombia come in Brasile si sfrutta la pandemia in corso, mettendo a rischio la natura e le popolazioni indigene che vivono quelle terre. E le difendono fino all’ultimo respiro. Popolazioni vulnerabili, che devono fare oggi i conti con molti nemici.
Univaja, l’organizzazione indigena della Valle Javari, spiega:

A causa della pandemia da coronavirus, viviamo tempi di grande angoscia. In questo momento così critico per le nostre famiglie e tutta la società brasiliana, dei criminali opportunisti continuano a invadere il nostro territorio con il rischio di entrare in contatto con gli indiani incontattati della valle.

deforestazione

Photo by Allie on Unsplash

Le vittime del Coronavirus in Amazzonia.

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro parlando con alcuni sostenitori anche della situazione sanitaria del paese ha commentato con parole lapidarie che hanno raggelato i presenti. E che hanno fatto il giro del mondo. “Mi dispiace per le vittime di Covid ma moriremo tutti“.
La sostenitrice gli aveva chiesto di darle conforto e di dare conforto a tutte le persone che stanno soffrendo per un lutto. La sua risposta è davvero imbarazzante, soprattutto in questi giorni in cui il numero di vittime per Covid-19 in Brasile aumenta vertiginosamente.

Più di 30mila persone sono morte nel paese sudamericano, che ha iniziato a combattere la sua lotta contro il Coronavirus molto dopo rispetto all’Italia e all’Europa. Si tratta di uno tra i dati più alti al mondo.
Molti esperti sottolineano che il conto potrebbe essere ancora più salato, dal momento che il governo ha deciso di andare avanti e di non seguire altri paesi del mondo che invece, grazie al lockdown, sono riusciti a contenere le vittime. Bolsonaro preferisce piangere più vittime, ma non chiudere nulla. Quando il profitto vale più di una vita umana i risultati sono questi.
Altri esperti incolpano le terapie non approvate dall’OMS che invece la sanità locale promuovere, al posto di tamponi e test che aiutano a individuare i positivi e a isolare i focolai prima che sia troppo tardi. Sempre il presidente brasiliano pensa che si tratti solo di un’esagerazione dei media e che non esista nessuna emergenza tale da dover chiudere ogni cosa.

E intanto Bolsonaro è stato accusato di oscurare i dati sui casi totali e sui morti, avendo sospeso la pubblicazione del bilancio generale e pubblicando solo il dato giornaliero in tarda serata.

popolazioni indigene

By Ministério da Cultura – Acre, AC, CC BY 2.0, Wikipedia

Gli indigeni abbandonati.

Anche il papa ha pregato per tutte le vittime del Brasile. E il 9 giugno i vescovi brasiliani parteciperanno alla Marcia Virtuale per la vita, ideata per promuovere “azioni efficaci e una risposta concreta alla pandemia da Coronavirus“.
E già in occasione di un precedente intervento, il papa aveva ricordato soprattutto “i popoli indigeni, particolarmente vulnerabili. Per intercessione di Maria, Madre dell’Amazzonia, prego per i più poveri e i più indifesi di quella cara Regione, ma anche per quelli di tutto il mondo, e faccio appello affinché non manchi a nessuno l’assistenza sanitaria“.

Tra i nativi dell’Amazzonia i casi avrebbero già superato i 40mila, con più di 2.500 morti. Gli ospedali non sono attrezzati. Le popolazioni indigene vivono lontano dalle grandi città dove le possibilità di cura sono maggiori. Non ci sono medici, medicinali, strutture idonee. E c’è ancora chi dice che non c’è nessuna emergenza.
Circa il 10% delle morti per Covid-19 in Brasile è nella regione amazzonica. Si scavano fosse comuni, perché per i morti non c’è posto. Con tutte le conseguenze a livello sanitario.

Vanda, l’infermiera angelo delle tribù amazzoniche.

 

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Sta facendo il giro del mondo la storia di Vanda (Vanderlecia Ortega dos Santos), un’infermiera che vive nel cuore dell’Amazzonia che da sola cerca di prendersi cura di tutti gli indigeni ammalati.
Lei è l’angelo delle tribù amazzoniche, il cui genocidio si sta consumando nell’indifferenza totale.
E c’è ancora chi dice che non esiste nessuna emergenza.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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