Un albero di Natale di 113 anni in piazza San Pietro. La polemica sulla decorazione natalizia al Vaticano

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Albero di Natale in Vaticano
Photo by Alain on Unsplash

A Natale sotto l’albero decorato troviamo già la prima polemica che ha sollevato un dibattito online senza precedenti e che sta ancora scaldando gli animi. Molti ambientalisti hanno infatti storto il naso in merito alla decorazione natalizia che addobberà fino a dopo il 9 gennaio 2022 piazza San Pietro. L’albero di Natale del Vaticano, che proviene da Andalo, è oggetto di feroci critiche. Un abete rosso di 113 anni che dal Trentino ha viaggiato fino a Roma per rendere il Natale più magico. La protesta all’inizio ha riguardato il costo della manovra, poi smentito. Ma soprattutto il fatto che è stato tagliato un albero così antico. Riproponendo la diatriba tra alberi di Natale veri e alberi di Natale di plastica.

L’usanza dell’albero di Natale in Vaticano

Ogni anno il Vaticano allestisce in piazza San Pietro una serie di decorazioni per attendere il Natale. La tradizione è nata nel 1982 per volontà di Papa Giovanni Paolo: oltre al presepe, da quell’anno la Santa Sede ha predisposto l’installazione di un albero di Natale, che solitamente viene donato alla città.

Natale 2021 in Vaticano

Quest’anno, accanto al Presepe Peruviano, che sarà esposto fino a domenica 9 gennaio 2022, giorno in cui si celebra il Battesimo del Signore, ci sarà un albero donato dalla comunità di Andalo, che fa parte del Parco Naturale Adamello Brenta. Come ogni anno, un dono al Vaticano, che sarà poi illuminato dal Governatorato tramite della Direzione delle Infrastrutture e Servizi. Rigorosamente con illuminazione a basso consumo energetico e un impianto a LED. Perché la sostenibilità è importante. Inoltre, centinaia di addobbi natalizi che i volontari di Andalo hanno realizzato per la decorazione dell’abete saranno poi donati ai pazienti dell’Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma.

Piazza San Pietro
Photo by Andrei Popescu on Unsplash

Oggi c’è chi si chiede perché è stato tolto un abete rosso di 113 anni dal suo ambiente naturale per essere portato a chilometri di distanza. Sul sito del Vaticano una nota spiega che tutto è stato fatto seguendo regole green, nel pieno rispetto della natura. Come confermato anche da altre fonti locali.

Un albero di 113 anni per decorare San Pietro a dicembre 2021

Per le feste di fine anno di questo 2021, il secondo anno in pandemia, è stato scelto un abete rosso che proviene dai boschi di Andalo, in Trentino. Un albero che da 113 anni viveva in uno dei boschi della città di montagna e che quest’anno è stato scelto per illuminare la piazza di fronte alla Basilica di San Pietro.

La comunità locale pare fosse contraria. Perché si trattava di un abete secolare e di un simbolo per il luogo. Il bellissimo albero alto 28 metri e di un peso di 80 quintali “viveva” da solo, ai piedi delle splendide montagne di Andalo, da 113 anni. Ma il taglio è stato comunque autorizzato.

Voci contro si sono sollevate anche in ambito politico. Lucia Coppola, consigliera provinciale dei Verdi, ha per prima sollevato la questione. Parlando di un'”operazione triste“. «Credo che ci sia un giudizio che vada oltre e che riguardi l’opportunità, in un momento caratterizzato da una rinnovata sensibilità ambientale ed ecologica, e da una maggiore attenzione verso la biodiversità e il mondo vegetale. C’è finalmente la consapevolezza che non siamo i padroni del creato, che lo condividiamo con il mondo vegetale».

abete
Photo by Seoyeon Choi on Unsplash

L’abete rosso di San Pietro e le regole del Trentino per il patrimonio boschivo

Secondo quanto riportato dopo che la polemica è approdata sui social network, accompagnata da disinformazione e fake news, che in casi come questi non mancano mai, l’abete rosso sarebbe stato tagliato secondo le linee guida di sostenibilità che la Regione Trentino segue in questi casi. E che il Comune di Andalo rispetta.
L’abete rosso (Picea abis) non sarebbe a rischio (altri alberi sono a rischio, invece, anche se nel nostro paese le foreste godono comunque di buona  salute al momento), come riportato dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Il taglio dell’albero è stato fatto secondo le regole seguite dal Consorzio dei Comuni Trentini e secondo i suggerimenti del Gruppo Territoriale PEFC Trentino, per una Gestione Forestale Sostenibile (GFS) .

La polemica sui costi dell’albero di Natale del Vaticano

Dal punto di vista della sostenibilità, dunque, tutte le regole sarebbero state rispettate. Nessuno scandalo, al di là del simbolo che quell’abete rosso poteva rappresentare per la comunità di Andalo. C’era però anche chi aveva sollevato polemiche riguardo ai costi di gestione dell’intera operazione. Con cifre inimmaginabili che secondo alcuni post che circolano sui social da qualche ora sarebbero stati a carico dei contribuenti. Ovviamente tutto smentito.

Secondo un post pubblicato su Twitter e poi prontamente sbufalato, il taglio dell’albero sarebbe costato ai romani 170mila euro. Niente di vero, ovviamente. Anche se ci sono volute 12 ore per tagliarlo.
Alberto Perli, sindaco di Andalo, ha spiegato che tra taglio e trasporto la spesa non ha superato i 15mila euro. Contro invece l’albero di Natale del Comune di Roma a piazza Venezia che invece costerà davvero intorno ai 170mila euro ai contribuenti romani (perché, come riportato da Repubblica, l’ex sindaca Virginia Raggi non aveva cercato sponsor per l’installazione natalizia).

Albero di Natale vero o albero di Natale finto?

Alla fine della polemica rimane sempre la stessa domanda di ogni anno. Per essere sostenibili a Natale, meglio un albero di Natale vero, da ripiantare in seguito, o meglio un albero di Natale finto, da usare però per moltissimi anni?

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