Agenda 2030: non si è mai troppo piccoli per fare la differenza

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2030. Una data che ci sembra tanto lontana. Ma che in realtà non lo è affatto. Quando l’Onu ha stilato i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 le premesse per sperare in un cambiamento rapido e veloce c’erano tutte. Il programma d’azione è stato firmato nel settembre del 2015: 15 anni per intervenire, agire, fare e non solo parlare.

Oggi, come siamo messi con gli obiettivi 2030?

C’è quasi da piangere a dire il vero.

piangere

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Non siamo messi molto bene!

Ma facciamo un passo indietro, al giorno in cui i 193 paesi membri dell’Onu firmavano un accordo tanto importante.
Il Pianeta sta per arrivare a un punto di non ritorno. I cambiamenti climatici ci fanno ammalare e fanno ammalare questa Terra che abbiamo sfruttato in maniera sconsiderata. L’inquinamento è altissimo. Le risorse potrebbero presto non essere più disponibili per tutti. Ci sono ancora paesi di serie A e di serie B. Ma anche cittadini di serie A e serie B. La povertà, la disuguaglianza, la fame nel mondo, la disparità di genere, l’accesso a diritti fondamentali per l’uomo sono ancora realtà dure da affrontare. E da digerire agli inizi del 2019.

I governi hanno deciso di fare qualcosa. Finalmente uniti verso un obiettivo comune.

Da qui sono nati i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

Che dovremmo raggiungere entro il 2030. Parole, parole, parole, cantava Mina.
E a parole sono buoni tutti. Chiunque è bravo a prendere impegni, a promettere, a sostenere il cambiamento. È poi nei fatti che la sfida si fa dura. E non tutti i duri sono pronti ad accettarla.

sfida

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Dalle parole ai fatti, questo è il problema.

Sconfiggere la povertà. Sconfiggere la fame. Salute e benessere. Istruzione di qualità. Parità di genere. Acqua pulita e servizi igienico sanitari. Energia pulita e accessibile. Lavoro dignitoso e crescita economica. Imprese, innovazione e infrastrutture. Ridurre le disuguaglianze. Città e comunità sostenibili. Consumo e produzione responsabili. Lotta contro il cambiamento climatico. Vita sott’acqua. Vita sulla terra. Pace, giustizia e istituzioni solide. Partnership per gli obiettivi. Tante belle parole che dipingono un futuro decisamente roseo per l’umanità. Se però si tramutassero in fatti.

A meno di quattro anni dalla sottoscrizione di quel patto tra nazioni, infatti, siamo ancora lontani dal raggiungimento degli obiettivi.

Certo, manca ancora molto tempo. Ma prendere decisioni, metterle in atto e vedere i frutti sperati richiede tempistiche che forse la Terra non può attendere. Soprattutto se si continua a tergiversare sulle soluzioni da adottare tutti insieme appassionatamente per colpire nel segno ogni obiettivo dell’Agenda.
Il Rapporto ASviS 2018 (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ci racconta uno scenario che è ben lontano da quello che ogni essere vivente si potrebbe immaginare. Molto è stato fatto riguardo alcuni tempi. Ma tanto di più ci si aspetterebbe per centrare l’impegno che le nazioni europee si sono prese. Un nodo al fazzoletto ormai logoro e vecchio di un pianeta al limite del collasso.

Italia e Agenda 2030, un disastro.

Prendiamo l’Italia, ad esempio. Non possiamo nascondere il fatto che alcune decisioni giuste e migliorative sono state prese. Ma siamo indietro anni luce, come spesso accade da noi quando si parla di innovazione e cambiamento di mentalità e di rotta.

Si è fatto qualcosa in termini di investimenti nelle energie rinnovabili.

Il Renewables 2018 Global Status Report dice addirittura che siamo quinti nel mondo per potenza solare installata e quarti per capacità fotovoltaica procapite.

Passi da gigante si stanno facendo anche nell’uso della plastica.

Un materiale non sostenibile che finisce nei mari e negli oceani mettendo a rischio l’intero ecosistema. Proprio in questi giorni in Polonia i potenti del mondo, duranti i lavori della COP24 sul clima di Katowice, pare siano arrivati ad accordi fondamentali per ridurre l’impatto della plastica. Dichiarando guerra a cannucce e imballaggi. Niente di eccezionale, ma pur sempre qualcosa.
Preparati: dal primo gennaio 2019 non saranno più in vendita (e non si potranno più produrre) cotton fioc che non siano biodegradabili. Basta ai bastoncini in plastica per pulirsi le orecchie. Dovremo imparare bene a leggere sulla confezione, perché la Legge di Bilancio 2018 prevede che vengano dismessi quelli non compostabili. Nell’UE il divieto scatterà nel 2021. Per una volta arriviamo prima noi. E per una cosa buona.
Tra due anni vietati anche piatti di plastica e bicchieri. I nostri pic nic e i pranzi e le cene con numerosi invitati dovranno essere eco friendly. L’usa e getta si potrà usare a patto che sia realizzato con materiali ecosostenibili.
Stessa sorte per le cannucce di plastica con cui sorseggiamo i nostri drink. Dovranno essere un lontano ricordo. Ma siamo certi che la fantasia umana riuscirà a deliziarci con nuove entusiasmanti idee. Come le cannucce fatte con la pasta. Le pasta straw. Buone da mangiare, ottime per l’ambiente. E la creatività Made in Italy ha già dato i suoi frutti: adattarsi al cambiamento, questa è la strada.

cannucce

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Su altri temi, invece, non solo non si sta facendo niente.

Ma si assiste anche a una sorta di marcia indietro. Il rapporto Asvis 2018, infatti, parla di inversioni di tendenza preoccupanti per quello che riguarda fame, insicurezza alimentare, disuguaglianze, qualità degli ecosistemi. Senza tralasciare il fatto che sono visibili a tutti i problemi legati ai cambiamenti climatici e l’aumento dei flussi migratori causati dagli eventi atmosferici epocali che stanno cambiando volto alla Terra e i tanti, troppi conflitti ancora in atto. Ma molto spesso non raccontati e nascosti.

Preoccupanti, poi, i dati che ci arrivano dalle azioni per combattere il riscaldamento globale.

Secondo l’annuale rapporto di Germanwatch che misura le performance climatiche, infatti, siamo al 23esimo posto della classifica. Abbiamo perso 7 posizioni. A dimostrazione che in alcuni campi avanziamo lentamente e in altri retrocediamo pericolosamente. Se dal lato uso dell’energia stiamo raccogliendo frutti interessanti, dall’altro lato manca una politica climatica nazionale che possa supportare gli obiettivi firmati a Parigi in quell’accordo fortemente voluto da Barack Obama e poi abbandonato da Donald Trump.

Non che gli altri paesi europei siano messi meglio.

Le regole ci sono. L’attenzione di Governi e cittadini anche. Eppure, nonostante il Vecchio Continente possa contare su Stati di diritto e norme a tutela di ambiente e lavoro, ben un quarto della popolazione è a rischio povertà ed esclusione sociale. La disoccupazione e la sottoccupazione sono argomenti con cui facciamo i conti ogni giorno. Per non parlare di disuguaglianze e disparità di genere, altro argomento delicato.

Per un passo avanti fatto, due ne facciamo indietro.

A mancare, come sottolineato da Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS è “una visione coordinata delle politiche per costruire un futuro dell’Italia equo e sostenibile“. Parole che si riferiscono al nostro paese, ma che potrebbero essere estese anche agli altri paesi che hanno sottoscritto l’Agenda 2030. La politica non ha ancora risposte adeguate. Che invece sembrano esserci nelle nuove generazioni, fortunatamente più attente a queste tematiche. Forse perché sono loro ad aver ereditato un mondo sull’orlo di una crisi di nervi. E saranno loro a doversi rimboccare le maniche.

eroe

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“We have run out of time / Abbiamo finito il tempo”.

Il discorso alla Conferenza Mondiale sul clima della 15enne (sì, avete letto bene, 15 anni) Greta Thunberg, giovanissima attivista svedese, ha lasciato tutti senza parole. Perché racconta senza mezzi termini quello che sta accadendo. E quello che non si sta facendo.

But I’ve learned you are never too small to make a difference.
Ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza.

(Greta Thunberg, dal discorso sulla Conferenza mondiale sul clima, Katowice)

Le sue parole, da ascoltare, dovrebbero essere fonte di ispirazione per tutti quanti. Non dobbiamo prendere decisioni che ci rendano popolari. Dobbiamo prendere le decisioni migliori, anche impopolari, per essere parte del cambiamento positivo. Altrimenti un altro cambiamento, questa volta negativo, ci travolgerà.

 

Se vuoi approfondire, ecco un link utile per te: L‘agenda 2030 spiegata ai bambini.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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