Crisi dell’editoria tra costi, social e perdita di lettori. Ma la carta vale più delle notizie?

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Sabatino Ciocca
Autore e regista. In attesa di defungere scrive su commissione, compreso il suo epitaffio. Pecunia non olet.

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Photo by Charisse Kenion on Unsplash

Dal regista e autore teatrale Sabatino Ciocca, una divertente sceneggiata che si ispira alla crisi dell’editoria stampata.

 

– Pronto.
Si?
– Casa Nardo?
Si.
– Buongiorno. È possibile parlare col signor Leo Nardo?
Sono io. Con chi parlo?
– Buongiorno, signor Nardo, sono la responsabile delle vendite del Corriere della Repubblica nella sua città e provincia.
Buongiorno a lei. Mi dica.
– Chiedo scusa se la disturbo. Come sta? Tutto bene? Sa, tra le nostre priorità c’è la salute dei nostri lettori.
Tutto bene, grazie.
– Che sollievo sentirlo dire.
La ringrazio ma…
– Ecco le telefonavo perché dalla sua città è tornata indietro la copia invenduta del nostro quotidiano e allora si è pensato… sa com’è…insomma…ci siamo chiesti quali potevano essere le motivazioni.
E avete ipotizzato una improvvisa mia dipartita.
– Per carità, questo no signor Nardo, anzi le auguriamo una salute di ferro. Certamente avrà avuto le sue buone ragioni per interrompere momentaneamente la sua lodevole consuetudine giornaliera.
Mi scusi ma come sapete che la copia tornata indietro è proprio quella che compro io?
– Ce lo ha detto il suo edicolante. Noi due copie vendiamo nella sua città, o meglio vendevamo: la sua e quella di un altro insegnante, professore di liceo come lei, da poco scomparso. Chissà poi per quale strano destino  molti impiegati statali muoiono appena  andati in pensione.
Per questo mi permetto di suggerire ai nostri lettori la stipula di un abbonamento annuale.
Ah.
– Oddio non fraintenda. E poi lei… Ci risulta sia felicemente in servizio.
Si ma ancora per in paio di mesi.
– Un buon motivo questo per abbonarsi.
Ah.
– No, non pensi male. Glielo consigliavo proprio nel caso in cui per una qualsiasi ragione potrebbe avere difficoltà ad acquistare la sua copia. Ammetterà che vedersela recapitare direttamente nella sua buca delle lettere è di una comodità incomparabile.
Non ne dubito, ma ha anche i suoi contro.
– Dice? E perché?
Rischierei che mi venisse sottratta da qualche inquilino del palazzo.
– Vive in un condominio di professori?
Non necessariamente chi ruba un giornale lo fa per leggerne il contenuto. L’inquilino del terzo piano, ad esempio ha due pappagallini. Sapesse, mi confidava proprio alcuni giorni fa, quanto sono pratici i fogli dei quotidiani per gli escrementi di Einstein e Betty.
– Nella peggiore delle ipotesi la sottrazione avverrebbe di rado, considerato il copioso numero di pagine del nostro giornale. A conti fatti l’abbonamento rimarrebbe comunque una scelta vantaggiosa.
Cara signorina, lei non immagina quanti escrementi riescono a produrre i pappagalli nell’arco di una giornata.
– Mi scusi ma non potrebbe far recapitare a quel suo inquilino il quotidiano del giorno prima?
Signorina, io i giornali li conservo, li catalogo, li raccolgo in fascicoli, io. Quanto agli altri, beh, lei non ha idea di quante utili applicazioni possa offrire la carta di un quotidiano, né starò qui ad elencarle. Sappia solo che vivo in un condominio ospitante venti famiglie.
– Capisco. Immagini lei quante famiglie da mantenere ci sono dietro un giornale. Posso riferire che domattina andrà a comperare la sua copia?
Riferisca pure che ho intenzione di abbonarmi, signorina. Sapesse quanto è salutare intrattenere rapporti di buon vicinato.
@RIPRODUZIONE RISERVATA
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