Coronavirus, Bill Gates: ecco quanto costa salvare il mondo dall’epidemia

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L’ex presidente di Microsoft, il plurimiliardario americano Bill Gates, torna protagonista della cronaca con un intervento pubblicato nel giorno di Pasqua dal Corriere della Sera. Il potente magnate chiede ai capi di governo una strategia globale per combattere la pandemia e un contributo di “almeno due miliardi di dollari” per sviluppare il vaccino anti Covid-19. Quattro giorni prima, sempre dalle colonne del Corriere, il “filantropo a 360 gradi”, come lo definisce l’articolista Alessio Lana, aveva annunciato l’avvio della sperimentazione su 40 cavie umane volontarie del vaccino Ino-4800, messo a punto dalla Inovo grazie ai finanziamenti messi a disposizione dalla Melinda & Bill Gates Foundation.

Più di 7 miliardi per vaccinare il mondo

Si tratta comunque di una “cifra approssimativa”, spiega lo stesso Gates, “perché l’innovazione è imprevedibile, e i leader del G20, chiamati a contribuire generosamente al progetto, dovranno rendersi conto che la cifra riguarda lo sviluppo del vaccino, non la sua produzione e distribuzione”. Sempre nello stesso intervento, Bill Gates specifica quindi che per sconfiggere in tutto il mondo l’epidemia di Coronavirus ci sarà bisogno, nei prossimi cinque anni, di un investimento di 7,4 miliardi di dollari, “e solo per le campagne vaccinali in corso”.

(Photo by Getwallpapers.com)

Insomma, più che davanti all’affare del secolo ci troviamo di fronte all’affare del millennio: miliardi e miliardi di dollari che le nazioni più ricche dovranno sborsare anche per evitare un’ecatombe nei Paesi più poveri. Ma chi gestirà questo flusso immenso di risorse? Chi avrà la forza di organizzare e portare avanti una strategia globale? Chi guiderà la cabina di regia anti Covid? E dopo il Covid-19? Quale sarà il prossimo virus letale con cui si troveranno a combattere i nostri figli?

Questo Gates non lo spiega, ma così come era stato bravo cinque anni prima a prevedere che i problemi dell’umanità non sarebbero stati più le guerre, ma le epidemie, così adesso l’imprenditore di Seattle prevede tempi, strumenti e bilanci della lunga guerra che il mondo dovrà condurre contro il Coronavirus. Proponendosi di fatto come il “deus ex machina” della grave situazione “globale”.

La proposta di Bill Gates

ha attirato consensi ma anche sollevato più di un dubbio sulla fattibilità della sua realizzazione, soprattutto perché, a proposito di strategia globale, nella piccola vecchia Europa – ad esempio – non si riesce neanche a mettere d’accordo la scienza, figuriamoci la politica.

Il 7 aprile scorso il già citato Corriere della Sera pubblica una lettera aperta firmata dal presidente del Consiglio Europeo della Ricerca (Cer), l’italiano professor Mauro Ferrari. Lo stesso giorno in cui il miliardario americano annuncia la fase 1 della sperimentazione del vaccino, Ferrari rassegna le sue dimissioni dalla guida dell’ente. Il motivo? Nonostante la situazione gravissima in Europa e in tutto il mondo, lo scienziato italiano si è visto bocciare la proposta di convogliare tutti gli sforzi di ricerca del Cer verso la lotta al Covid-19. La proposta è stata bocciata all’unanimità dai membri della commissione, i quali probabilmente hanno preferito sottostare a logiche politiche più che scientifiche.

Eppure l’opinione pubblica sembra cominciare a prendere le distanze dagli arroccamenti e dai nazionalismi dei governi, tanto che in Germania, siamo sempre al 7 aprile, anche un giornale autorevole come il Der Spiegel mette sotto accusa l’atteggiamento egoistico della cancelliera Merkel nei confronti delle richieste italiane per sostenere la battaglia al virus.

(Photo by CDC on Unsplash)

Monito dall’Islanda: necessario il tampone per tutti

Ma la logica politica è quella che purtroppo tende a far procedere a tentativi e a colpi di decreti i governi dei Paesi più colpiti dal Coronavirus. In Italia differenze di vedute e interventi si registrano tra governo e regioni e tra regioni e regioni. Da ieri, ad esempio, grazie a una nuova ordinanza firmata dal governatore Zaia, in Veneto è possibile tornare a fare jogging, anche se “non bisogna allontanarsi per più di 4 o 5 chilometri”. Il tutto mentre la situazione continua a permanere grave a un mese dalle misure restrittive nazionali.

Ma è possibile che nessuno si sia chiesto a cosa serve tenere milioni di persone in quarantena se non si fa alcuno screening? A che serve tenere migliaia di asintomatici chiusi in casa quando si sa bene che il vaccino arriverà tra 12-18 mesi? Lo hanno capito bene in Islanda, dove il 10% della popolazione è già stato sottoposto a tampone. E la metà dei positivi al Covid-19 è risultata asintomatica.

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Photo by Josh Hild on Unsplash

Questo vuol dire, se si dovesse fare la stessa proporzione per l’Italia, che alla data di oggi, 13 aprile, esistono almeno 150 mila persone positive e senza sintomi (anche se tanti scienziati e infettivologi propendono a decuplicare questa cifra). In Italia il lockdown è stato fissato, con l’ultimo decreto firmato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte il 10 aprile scorso, fino a domenica 3 maggio, ma già da martedì 14 aprile è prevista la riapertura al pubblico di alcune attività, come ad esempio le librerie.

Dopo le misure di sicurezza, dopo le restrizioni e le chiusure, dopo la corsa all’accaparramento di ventilatori polmonari e di mascherine, quando si comincerà con l’obbligo del tampone? Naturalmente in attesa che arrivi il vaccino di Bill Gates.

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