Congo, il premio Nobel per la Pace ricorda Attanasio e ringrazia Barone: «Figli di una Italia grande»

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

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La consegna di viveri al centro Heri Kwetu di Bukavu (foto F. Barone)

Dagli studi sulle cause del genocidio dei Tutsi in Ruanda fino agli aiuti umanitari ai poveri della ricca Repubblica Democratica del Congo sono trascorsi 27 anni e 54 missioni. Il professor Francesco Barone, docente di Pedagogia sociale al dipartimento di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila, presidente della onlus “Help senza confini”, nei giorni scorsi è rientrato in Italia dopo aver distribuito – tra Goma e Bukavu – 15 tonnellate di generi alimentari, un quintale di medicine, decine di chili di caramelle per i bambini, vestiario, giocattoli e materiale didattico a gran parte delle famiglie povere che afferiscono al Centro Kwete, agli orfani e agli ex bambini soldato raccolti in un centro di recupero. Inoltre è stato stretto un importante accordo con l’ospedale del quartiere Russayo: l’associazione Help senza confini si è impegnata a finanziare i reparti di Maternità e Pediatria, e i medici si sono impegnati ad accogliere gratuitamente, curare e a fare interventi chirurgici alle madri in stato di gravidanza e partorienti, ai nascituri, ai neonati e alle donne vittime di violenze. Una danza di ringraziamento delle donne ha accolto questa notizia, così come era una danza a salutare “Papà Umuzungu” (che in lingua bantu significa “Papà uomo bianco”), ogni volta che – grazie ai contributi dell’associazione – le madri riuscivano a riabbracciare i loro figli ricoverati e “sequestrati” in attesa del pagamento delle cure.

Da sinistra: Nino Di Tillio, Francesco Barone, Ennio Bellucci

La conferenza stampa nella città dell’amore

Barone è tornato in Congo pochi mesi dopo il brutale assassinio dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, che insieme alla moglie Zakia aveva fondato l’associazione “Mama Sofia” per aiutare i bambini di strada. Per la conferenza stampa di fine missione, il professore-missionario ha scelto Sulmona, la città abruzzese nota anche come “città dell’amore” per aver dato i natali al celebre poeta Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.). L’incontro con i rappresentanti dei media è stato organizzato dall’associazione “Futile Utile” di Sulmona con il giornalista Ennio Bellucci, ed erano presenti l’arcivescovo di Sulmona-Valva monsignor Michele Fusco, il sindaco Annamaria Caselli e Nino Di Tillio in rappresentanza di Auser ed Help senza confini. La città dell’amore si candida a diventare anche città della pace? Un piccolo sogno nel cassetto che è proprio il professor Barone a rivelare. Dopo Reggio Calabria, anche Sulmona potrebbe intitolare una strada, un ponte, una scalinata, uno slargo, un belvedere, un asilo all’ambasciatore ucciso in Congo. «Sarebbe un segno concreto, oltre che educativo, che apre la strada a tante altre azioni possibili a favore della cultura della pace», sottolinea Barone.

D’altronde non c’è pace senza amore. E l’amore si nutre di pace e concordia.

«Prima i fatti, poi le parole»

Invitato spesso a convegni e incontri sulla pace e sulla solidarietà, il professor Barone parla sempre di meno. E quando parla, le sue parole diventano lame taglienti, accuse pesanti contro chi continua a chiudere gli occhi, a fare “chiacchiere”. «È finito il tempo della poesia, delle parole inutili o fini a sé stesse», esordisce il professore missionario. «Con venti euro si possono acquistare 25 chilogrammi di riso, e con 25 chili di riso una famiglia può mangiare per 4 mesi. In Africa dicono: “Non beviamo promesse, non mangiamo parole”. Finché un bambino di questo mondo non ha diritto al necessario, nessuno di noi deve avere diritto al superfluo. Ci sono persone che mangiano dieci volte al giorno, e altre che mangiano ogni dieci giorni. E 40 persone al mondo consumano risorse quanto quattro miliardi e mezzo di abitanti. Tutto questo è vergognoso e non più tollerabile. In questo anno e mezzo la pandemia ha peggiorato la situazione», ha sottolineato Barone «perché il blocco dei collegamenti ha fermato anche gli aiuti umanitari. Dobbiamo fare il possibile per sfamare milioni di persone e dar loro tutti gli strumenti necessari affinché possano vivere dignitosamente, curarsi, studiare, crescere nella pace».

Barone insieme ad ex bambini soldato cui viene insegnato un mestiere

Il messaggio del premio Nobel Denis Mukwege

Il 27 luglio scorso il professor Barone è andato all’ospedale Panzi di Bukavu per incontrare il dottor Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace 2015. Barone è portavoce all’Onu del dottor Mukwege, e si è sempre impegnato a diffondere in Italia e in Europa gli appelli e i messaggi di pace del Premio Nobel. L’ultimo messaggio di Mukwege è un riconoscimento importante per i «figli e le figlie» dell’Italia, che attraverso persone come Luca Attanasio e Francesco Barone offrono al mondo un grande esempio di solidarietà. L’ambasciatore italiano, ucciso in un agguato il 22 febbraio scorso insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo, era molto amato da tutta la popolazione congolese.

«Alla fine del mio incontro con il Professore Francesco Barone, sono di nuovo toccato profondamente dal suo impegno a fianco delle popolazioni deprivate, e in particolare a fianco dei bambini, qui, nella Repubblica Democratica del Congo. La sua opera è una fonte di ispirazione. Ci richiama alla nostra umanità. Ci ricorda che tutti noi abbiamo la capacità di contribuire a costruire ponti al posto di muri. Ci chiama ad impegnarci a costruire un mondo più giusto dove tutti gli abitanti del nostro pianeta potrebbero vivere nella loro dignità.

In ciò, il Prof. Francesco Barone cammina sulle orme del compianto Luca Attanasio.
Ambasciatore d’Italia nella R.D. del Congo, vigliaccamente ucciso il 22 febbraio 2021 nel Nord-Kivu. Noi conserviamo di lui nobili ricordi di un umanista impegnato.
Ogni volta che è venuto a farmi visita qui all’ospedale di Panzi, ci confrontavamo sui nostri progetti di sviluppo, e soprattutto sui progetti di costruzione di pace duratura nella R.D. del Congo e nella regione dei Grandi Laghi Africani, progetti che noi sostenevamo insieme.
L’Italia è grande per la solidarietà delle sue figlie e dei suoi figli.
Noi auguriamo coraggio e successo al Prof. Francesco Barone e sull’esempio di Sua Eccellenza l’Ambasciatore Luca Attanasio, gli garantiamo la nostra fraternità e la nostra amicizia».

Il professor Francesco Barone con il premio Nobel Denis Mekwege

I dubbi che accompagneranno la missione n° 55

Cosa accade ai bambini che vengono trattenuti negli ospedali perché le famiglie non hanno i soldi per pagare le cure? Esiste un registro per conoscere il numero dei bambini sfruttati nelle miniere? Chi interviene quando si palesano le violazioni ai diritti umani sanciti dalle convenzioni di diritto internazionale? E perché si continuano a tollerare, se non a favorire, turismo sessuale dall’Europa e dagli Stati Uniti e lo sfruttamento minorile in mezzo mondo? Sono tanti i dubbi che accompagneranno il professor Barone durante la prossima missione umanitaria in programma entro il 2022, la numero 55. «So benissimo che la solidarietà non è sufficiente a risolvere i problemi che portano alla povertà e allo sfruttamento di intere popolazioni, ma la prima cosa da fare è pensare alla sopravvivenza degli esseri umani, e quindi dobbiamo, intanto, sfamarli», conclude Barone. «Una volta adempiuto a questo sacrosanto dovere di dare da mangiare a chi ha fame, bisognerà restituire anche la dignità alle persone. Quindi sarà necessario arrivare a un nuovo ordine sociale in cui pace e solidarietà devono rappresentare gli elementi fondamentali. Insomma, dovremo fare la rivoluzione».
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