Congo, agguato all’ambasciatore: «L’ennesimo attacco alla Pace»

In evidenza

Redazione i404
Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 3 minutidi Francesco Barone*

Sono numeri preoccupanti quelli che riguardano le persone uccise nel Nord e sud Kivu negli ultimi anni. Attualmente nella Repubblica Democratica del Congo milioni di civili sono a rischio in un territorio martoriato da continue guerre e violenze, in particolar modo nella zona dell’Ituri, quella più a nord, dove sono concentrate la maggior parte delle ricchezze naturali. È un posto che incute timore solo a pronunciarlo. E ciò accade da molti anni, dal periodo in cui due milioni di persone vi si rifugiarono a seguito del genocidio del Ruanda.

La milizia principale continua ad essere Codeco, composta principalmente da combattenti della comunità Lendu. Gli attacchi del gruppo non sono diminuiti neanche a seguito dell’eliminazione del suo maggiore leader, Ngudjolo Duduko Justin. Come documentato in un rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani, Codeco e altri combattenti portano avanti dal 2017 una strategia di persecuzione dei residenti locali, al fine di controllare le risorse naturali nella regione.

Image by Jørgen Christian Wind Nielsen from Pixabay

Violenze all’ordine del giorno

La Repubblica Democratica del Congo è uno dei Paesi più grandi dell’Africa, ricchissimo di risorse naturali, ma decisamente povero per le popolazioni e oltraggiato da violenze quotidiane. Sono soprattutto le donne e i bambini a subire gravi violazioni, le violenze sessuali sono all’ordine del giorno e in molti casi anche gli stupri di gruppo.

Questi fatti generano gravissime tensioni, le quali, oltre a impedire la coltivazione di migliaia di ettari di terre fertili, rendono più difficile il transito delle merci e delle persone lungo le strade. In molti casi sono le strade i luoghi privilegiati in cui effettuare agguati da parte dei gruppi armati. Come nel caso del recentissimo episodio che ha visto coinvolti l’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo.

È una zona piuttosto nota per i rischi che si corrono nell’attraversarla. Si trova a pochi chilometri dalla città di Goma, capoluogo del Nord Kivu, al confine con il Ruanda e nella quale con la onlus “Help Senza Confini” abbiamo avviato progetti di aiuto agli orfanotrofi, ai bambini di strada e agli ex bambini soldato.

L’ambasciatore Luca Attanasio intervistato da Diego Bianchi per Propaganda Live (2018)

I bambini, vittime e carnefici

Il fenomeno del reclutamento dei minori è sempre stato legato a questioni delicate: la necessità di controllare il territorio per conto di imprese minerarie, la povertà endemica, la militarizzazione delle società e l’assenza di democrazia. Da qui, si evince che lo sfruttamento delle bambine e dei bambini è la conseguenza delle ingiustizie che affliggono quelle popolazioni. I bambini diventano così parte di gruppi armati e violenti. In alcuni casi vengono rapiti, in altri vengono minacciati o manipolati psicologicamente. Ma è innegabile che la loro principale spinta ad arruolarsi scaturisce dal loro stato di povertà e dal bisogno della sopravvivenza. Ecco, quindi, che riemerge l’importanza e l’attualità del documento di denuncia di Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace 2018, che lui stesso mi ha affidato nel gennaio 2019, durante un nostro incontro a Bukavu. Un documento in cui si evidenziano le atrocità e le violenze nei confronti della popolazione congolese e attraverso il quale, Mukwege sottolinea l’indifferenza e le responsabilità degli Organismi internazionali, troppo timidi nel fronteggiare ed evitare una situazione davvero drammatica, che coinvolge soprattutto donne e bambini.

Il professor Francesco Barone in missione a Goma, Congo

Condannare i colpevoli, perseguire la non violenza

Ciò che è accaduto pochi giorni fa nei pressi di Goma è l’ennesimo attacco alla pace, a chi intende operare a difesa dei diritti umani e delle persone che vivono in condizioni di vulnerabilità. Rappresenta un vile attacco nei confronti di persone generose e oneste che non hanno voluto girare lo sguardo dall’altra parte. La risposta non può essere che una: cercare i colpevoli e condannarli. Ma nel contempo, bisogna continuare a dare voce e spazio a tutte le esperienze positive, basate sulla solidarietà, sulla non violenza e sul rispetto reciproco. Bisogna essere consapevoli e decisi nel distinguere il bene della non violenza dal male della violenza. La speranza è quella di mirare a un nuovo ordine sociale da attuare attraverso la pace e la giustizia. Ponendo al centro del mondo la dignità della persona come essere umano, quell’essere umano che è dono a se stesso e agli altri. Il futuro dipende da ciascuno di noi. Da ciò che sapremo essere e da ciò che sapremo meritarci.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

*Francesco Barone è docente di Pedagogia all’Università degli Studi dell’Aquila e presidente della onlus “Help Senza Confini”. Ha compiuto 53 missioni in Africa. È portavoce presso l’Onu del Premio Nobel per la Pace Denis Mukwege per quanto riguarda il suo appello contro i crimini in Congo.

- Pubblicità -

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -

Correlati

- Pubblciità -

Correlati

- Pubblicità -