Confindustria: senza vaccinazione non ci sarà ripresa. Stop alle dosi di Johnson & Johnson, mentre i ristoratori chiedono aiuto

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Luigi Di Fonzo
Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 4 minutiC’è il timore che i ritardi che assillano la campagna di vaccinazione si ripercuotano  negativamente sulla ripresa economica, soprattutto per quanto riguarda il comparto turistico. Si teme anche che un ulteriore prolungamento del blocco dei licenziamenti rischi di far collassare quelle aziende che hanno urgente bisogno di ristrutturarsi. E c’è anche il rischio che la protesta dei titolari di bar e ristoranti contro il prolungamento delle chiusure si trasformi in un boomerang ai danni di anziani e fragili. Nel suo rapporto “Liberare il potenziale italiano. Riforme, imprese e lavoro per un rilancio sostenibile”, il Centro Studi di Confindustria ha aggiornato al ribasso le previsioni per l’economia italiana nel biennio 2021/2022″: un graduale recupero del Pil alla fine di quest’anno (+4,1%) che nel 2022 dovrebbe aumentare leggermente (+4,2%). A condizione, sottolineano gli economisti di viale dell’Astronomia, che il virus della Covid 19 venga contenuto efficacemente da oggi fino ai primi di giugno.

Le previsioni del Pil fatte dal Centro Studi di Confindustria

Senza vaccinazioni non ci sarà ripresa

L’appello di Confindustria insomma è principalmente uno: la ripresa economica dell’Italia dipende dal ritmo delle vaccinazioni. Che attualmente è spaventosamente basso. Ultra settantenni e fragili devono ancora essere vaccinati. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha rimarcato quali sono i punti deboli dell’Italia e dell’Europa davanti alla pandemia. «Due sono significativamente dipendenti dalle scelte politiche e dall’efficienza amministrativa: la rapidità del piano vaccinale, l’implementazione efficace e rapida del Nex Generation Eu, oltre ad alcune scelte cruciali di politica finanziaria, quali l’allungamento dei prestiti bancari alle imprese e la riconsiderazione dei criteri di sostenibilità degli stessi, dipendono da decisioni europee e possono rilanciare i consumi, il turismo, gli investimenti pubblici e privati», ha detto Bonomi. Che ha indicato anche una quarta incognita: «I costi alti e la scarsa reperibilità di materie prime e semilavorati. C’è bisogno di scelte di medio e lungo termine per la politica industriale e commerciale dell’Unione Europea».

La promessa di 45 milioni di dosi, lo stop a Johnson & Johnson

E mentre la curva dei contagi continua a scendere (ieri registrati 9.780 casi) insieme ai decessi (358), e i vaccinati con una sola dose sfiorano i 10 milioni in Italia, due notizie hanno fatto lavorare alacremente i media. Da una parte c’è il generale Francesco Paolo Figliuolo che aggiorna il piano vaccinale, garantendo entro giugno l’arrivo di 45 milioni di vaccini (84 milioni entro settembre). L’altra notizia, che giunge proprio mentre sbarcano in Italia le prime 184.000 dosi di vaccino Johnson & Johnson prodotto dalla Janssen, è quella che gli Stati Uniti hanno sospeso la somministrazione di quel vaccino a dose unica a seguito della morte sospetta di sei donne. Le sei vittime, di età compresa tra i 18 e i 48 anni, dopo qualche giorno dalla somministrazione hanno sviluppato una rara malattia legata ai coaguli di sangue. Davanti alla decisione presa martedì scorso dalla Food and Drug Administration di bloccare immediatamente la somministrazione del Johnson & Johnson, al ministero della Salute non è rimasto che stoccare le 184 mila dosi nell’hub della Difesa a Pratica di Mare. In attesa di una valutazione anche da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco e dell’Aifa.

Perché la scienza sostiene i vaccini a base mRNA

Da sottolineare come i rari eventi tromboembolici registrati con il siero Johnson & Johnson siano molto simili a quelli già segnalati dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca, che adesso si chiama Vaxzevria. Non si hanno invece notizie sui probabili eventi tromboembolici causati dal vaccino russo Sputnik V. I vaccini AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik V sono basati su una tecnologia a vettore virale adenovirus, mentre Pifzer-Biontech e Moderna sfruttano l’acido ribonucleico (RNA) messaggero. Di solito nel paziente da immunizzare viene iniettato il virus “indebolito”, oppure una parte di esso: il sistema immunitario riconosce “l’intruso” e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontrerà il vero virus. La novità dei vaccini Pfizer e Moderna invece risiede nel fatto che a essere inoculata è una molecola che porta le “istruzioni” per produrre una particolare proteina, detta “Spike” (quella che il virus utilizza per attaccarsi alle cellule). La cellula genera quindi da sola la proteina estranea che, una volta riconosciuta, fa attivare gli anticorpi che combattono il virus. A confermare l’efficacia di questo vaccino è lo stato di Israele, dove Pfizer si è rivelato efficace al 97% e dove gli scienziati hanno testato la “versatilità” dell’RNA messaggero, pronto a essere “ridisegnato” sulla base della varianti del virus. Non è un caso che Bruxelles è pronta, per il biennio 2022/2023, ad acquistare 900 milioni di dosi Pfizer e Moderna. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dovrà a questo punto vigilare affinché non siano i Paesi più poveri (Africa e Asia meridionale in particolare) a doversi immunizzare soltanto con i vaccini rifiutati dalle Nazioni più ricche.

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Anziani, fragili e ristoratori

Mentre prosegue la strage di anziani, soprattutto ultra settantenni (anche se le varianti non risparmiano quarantenni e cinquantenni), c’è chi continua a soffiare sul fuoco delle aperture indiscriminate. L’ultimo caso che ha riguardato la Sardegna, che in poche settimane è passata dalla zona bianca alla zona rossa, non è ancora sufficiente a far capire quanto sia pericoloso ogni volta riaprire ristoranti, bar, ritrovi della movida. Per mangiare e bere si è costretti a togliere la mascherina, e a volte ai tavoli, anche all’aperto e anche a distanza di almeno un metro, si resta seduti a parlare per ore e ore anche con sconosciuti. Poi si torna a casa, da congiunti e familiari, alcuni anche fragili e anziani. E il virus non perdona. Se davvero si riuscisse a vaccinare almeno tutti gli anziani e i fragili che rischiano di essere contagiati, e quindi di morire da Covid 19, allora sì che sarebbe più facile immaginare l’apertura serale di bar e ristoranti. Ma insistere nel voler parlare di “sicurezza” nei locali pubblici vuol dire essere ciechi o in malafede. La protesta dei ristoratori è però una reale richiesta di aiuto. Anche i rappresentanti dei settori commercio e artigianato denunciano l’inadeguatezza e la scarsità dei ristori. Occorrono indennizzi e agevolazioni importanti per sostenere il comparto della ristorazione, che è parte integrante dell’accoglienza turistica. Un comparto messo letteralmente in ginocchio dalla pandemia.

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Salvare il turismo è ancora possibile

A chiedere una gestione equilibrata delle politiche emergenziali è sempre Confindustria nel suo rapporto: bisogna evitare che la ripartenza abbia diverse velocità. I settori più colpiti dalla crisi sono quelli connessi al turismo. Nel 2020 gli arrivi mondiali sono crollati del 75%, generando perdite pari al 2% del Pil globale, mettendo a rischio in tutto il mondo 100 milioni di posti di lavoro. In Italia il settore vale il 13% del Pil e il 14% dell’occupazione. Pur primeggiando per arte e cultura, l’Italia è in forte ritardo nelle infrastrutture di trasporto e in quelle digitali. La critica riguarda anche la capacità dei governi a definire le priorità in materia di turismo, legate alla promozione del brand Italia e all’attrattività del Paese all’estero. A differenza di quello che è avvenuto dopo l’estate del 2020, la vaccinazione di gran parte degli italiani e, si spera, dei turisti che qui verranno in vacanza, quest’anno non dovrebbe più causare nuovi blocchi e ulteriori lockdown. Salvare il turismo e l’Italia insomma è ancora possibile. Ma ulteriori ritardi nella campagna di vaccinazione non sono più ammissibili.

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