Chernobyl: 35 anni fa la tragedia. Da luogo di catastrofe nucleare a meta turistica

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiChernobyl – la tragedia di Chernobyl – oggi compie 35 anni.

Era l’1,23 della notte del 26 aprile quando il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina (Stato all’epoca appartenente all’Unione Sovietica), esplose provocando una fuoruscita incontrollata di uranio e plutonio. La centrale era stata costruita negli anni Settanta per produrre elettricità per uso civile, e plutonio per uso militare. Si scoprirà in seguito che fu un test di sicurezza a provocare la catastrofe. Mosca cercò di tenere segreto l’incidente. I primi Paesi a essere investiti dalla nube radioattiva furono infatti quelli del blocco sovietico, dove la censura riuscì a coprire il disastro. Ma dopo la Polonia la nube arrivò anche in Svezia. Solo dopo che i livelli di radiazione disattivarono gli allarmi alla centrale nucleare di Forsmark, in Svezia, a più di mille chilometri da Chernobyl, l’Unione Sovietica fu costretta ad ammettere l’incidente. E tra il 28 e il 29 aprile l’allarme nucleare finisce sui giornali di tutta Europa.

Dal documentario “Ingegneria fuori controllo: Chernobyl” (Discovery +1)

3 maggio 1986: scatta l’emergenza anche in Italia

Il 1° maggio sulle prime pagine dei quotidiani italiani compare la notizia di un «leggero aumento» della radioattività (+ 1,8%) nelle regioni del Nord, ma è il 3 maggio che il ministro alla Sanità Costante Degan vieta la vendita delle verdure e di dare latte fresco ai bambini. Chi scrive all’epoca studiava all’Università di Napoli, e quel primo maggio – una stupenda giornata di sole – decise di trascorrerlo a Ischia, allo stabilimento Stellina Surf gestito da due amici tedeschi, sulla spiaggia dei Maronti. Quando la sera tornai alla pensione Bedini, in piazzetta del Nilo, a due passi dalle facoltà di Mezzocannone, in cucina trovai soltanto due colleghi che, appena mi videro, scattarono come se avessero visto un fantasma. «Giggì, che t’è successo?». Il mio volto, ma in realtà tutto il mio corpo, era rosso. Ma non il rosso di chi si è bruciato la pelle nonostante avesse messo quintali di crema protettiva (ai Maronti la spiaggia è fatta di pietra lavica), bensì un rosso vivo, quasi fluorescente. Due giorni dopo capii. Avevo beccato in pieno le radiazioni di Chernobyl. Altro che Italia del Nord.

Prypiat, Chernobyl. La foto di Stefano Schirato pubblicata dal New York Times per il 25° anniversario del disastro

I “voli della salute” provenienti da Kiev

Negli anni successivi, da giornalista, mi sono occupato spesso delle associazioni di genitori che ogni estate ospitavano per almeno un mese i bambini ucraini che, per contrastare l’insorgenza della leucemia, avevano bisogno di sole, mare, cibo buono e aria salubre. Migliaia e migliaia di bambini che, ogni anno, superando le difficoltà burocratiche, venivano affidati da genitori ad altri genitori nella speranza che potessero recuperare, almeno loro, un po’ di salute. Tanti negli anni non sono più tornati. Molti sono stati adottati o hanno scelto di rimanere a studiare in Italia, nelle nuove famiglie. Fino al 2018 è stata attiva in Abruzzo l’associazione Puer di Avezzano. Poi la pandemia ha bloccato anche i “voli della salute” provenienti da Kiev. I “bambini di Chernobyl” adesso hanno 40-50 anni, alcuni hanno avuto dei figli. Ma adesso gli ucraini hanno altri problemi, oltre alle radiazioni. E uno di questi problemi si chiama ancora Russia.

Photo by Yves Alarie on Unsplash

L’avventura di un italiano e la foto sul New York Times

A raccontare Chernobyl in prima persona, andando a vivere per diversi giorni proprio nella città fantasma, insieme ai pochi disperati rimasti nella zona rossa, è stato dieci anni fa un noto fotoreporter italiano, Stefano Schirato. Nel suo reportage intitolato “Chernobyl 25”, Schirato racconta: «Avevo 12 anni».

«Qualche giorno dopo quel 26 aprile stavo giocando a pallone in un cortile insieme ad un compagno di scuola, quando improvvisamente iniziò a piovere. Tanto. Cominciai a correre fortissimo senza salutare nessuno, per raggiungere velocemente casa mia ed essere così al riparo. Mia madre mi aveva raccontato di quello che era successo tanto distante da noi, che una nube pericolosa stava arrivando sopra l’Italia e che la pioggia poteva essere radioattiva. Non capivo bene cosa significasse il termine “radioattiva”, ma sicuramente quelle gocce di pioggia non erano pulite».

«Quella corsa è rimasta come un fotogramma fissato per sempre nella mia vita, tanto che anche adesso non riesco a comprendere bene quanto mi abbia condizionato inconsapevolmente nello scegliere, dopo 25 anni, di affrontare questa tematica di Chernobyl, tornata tristemente nelle cronache con la strage del Giappone». Già, il disastro nucleare di Fukushima, anno domini 2011. Dieci anni fa. Un altro terribile anniversario reso ancora più triste dalla decisione di disperdere le acque contaminate nell’oceano. Ma forse il Giappone è troppo lontano. Forse i danni di Chernobyl, nel cuore della vecchia Europa, hanno sicuramente provocato un numero maggiore di vittime. Come ha sottolineato in un documentario una scienziata ucraina: «Il plutonio ha un tempo di dimezzamento di 23.000 anni. Conoscete una società umana che sia vissuta così tanto?». No.

Il fotografo Stefano Schirato

Il lavoro di Stefano Schirato ha ricevuto la menzione d’onore al Photocrati Fund 2014/2015, premio biennale che aveva in giuria guru della fotografia del calibro di Steve McCurry e Jim Brandenburg. Inoltre una delle sue foto è stata scelta dal New York Times per la sua copertina come simbolo del 25° anniversario della catastrofe.

Da luogo di morte a meta turistica

Intanto da quest’anno Chernobyl è diventata anche una meta turistica. È il tour operator Viator a proporre ai più arditi un tour di 5 giorni che, partendo da Kiev, porta a scoprire le “bellezze” delle città di Chernobyl e Prypiat. Il costo? Posti ancora disponibili per il mese di ottobre a 583,85 euro. E c’è da scommettere che presto arriverà il sold out.

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