Chi sono le casalinghe d’Italia

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Nell’immaginario collettivo la donna che si occupa dei lavori domestici è la casalinga di Voghera: di ceto medio, basso livello d’istruzione, umile, ma anche degna di grande rispetto, dotata di senso pratico, tradizionalista, capace nelle arti domestiche e pure nella gestione dell’economia familiare.
Ma si tratta di uno stereotipo, un archetipo sociale spesso usato come etichetta dal marketing, che non delinea il profilo delle casalinghe di oggi.
Che non sono così abitudinarie o con scarso interesse verso il mondo. Ma più spesso, e in particolare le più giovani, sono casalinghe obbligate.

Foto di Taylor Grote su Unsplash

Lo status di casalinga non piace.

Nella modernissima e dinamica Svezia nel 2016 le casalinghe erano l’1% della popolazione.
E l’etichetta casalinga, housewife per dirla all’inglese, non solo non piace, ma viene considerata dispregiativa. Addirittura non esiste nemmeno la categoria in alcuni paesi.
In Svezia se le donne lavorano a casa, lo fanno per un periodo di tempo e in alternanza con l’uomo, magari a turni mensili.
Anche in Italia a dire il vero le più giovani rifiutano questo termine e lo stereotipo anni ‘60.

Le casalinghe di oggi.

Nel 2016, dati Istat, le casalinghe rappresentavano più di 7 milioni di persone, 518mila in meno rispetto a 10 anni fa e con un’età media di 60 anni.
E poi ci sono le under 34. Che rappresentano l’8,5% di 11 milioni di donne che sono a casa per scelta, ma anche perché non lavorano, non sono riuscite a rientrare dopo la maternità o economicamente era più vantaggioso dedicarsi alla cura dei figli piuttosto che pagare qualcuno.
Loro si occupano sì della cura familiare, ma aspirano ad un’autonomia e sono casalinghe obbligate. Per necessità.
Non è cambiata l’idea dell’importanza del ruolo femminile nella cura della famiglia e dei figli, ma il modo di interpretarla.

Casalinghe: in Italia le più colte d’Europa.

Ora un dato che aggiunge beffa al sesso femminile.
In Italia le donne sono più istruite degli uomini.
Il 63,8% è diplomato contro il 59,7% dei maschi (in Europa la differenza è di 1 punto percentuale).
La differenza tra laureati è di 1,6 punti percentuali a favore delle donne.

Una differenza che dovrebbe aumentare il vantaggio occupazionale per le donne. Dovrebbe.
Perché invece lavora l’83,7% dei laureati maschi, contro il 75% delle laureate femmine.
Insomma, come ha detto una giornalista de Il Sole 24 ore, abbiamo le “casalinghe più colte d’Europa“.

Il duro mestiere delle casalinghe.

Potrebbe sembrare un lavoro semplice. Invece ogni anno in Italia si verificano oltre 3 milioni di incidenti domestici che coinvolgono circa 3,5 milioni di persone.
Degli oltre 7 milioni di casalinghe, circa 600 mila sono coinvolte in un incidente tra le mura di casa. In pratica l’8,2% del totale.
Infortuni in cucina, camera da letto, soggiorno, scala, a causa di cadute per superfici scivolose come quelle di una vasca o un pavimento appena lavato. Ustioni da pentola a pressione, ferro da stiro, forno, tagli da coltelli o da altri oggetti appuntiti.

Quanto dovrebbe prendere una casalinga.

In media una casalinga lavora 7 ore al giorno, comprese ferie e festivi. 49 ore a settimana, 2.539 ore medie di lavoro non retribuite in un anno.
Se queste ore venissero pagate con uno stipendio, quest’ultimo dovrebbe aggirarsi sui 3.045 euro netti al mese.
Non è così.
E il lavoro della cura della casa oggi si divide tra chi ci si dedica esclusivamente per i motivi indicati sopra. Chi lo delega ad aiuti esterni, familiari e a pagamento. Chi ha una buona cooperazione e condivisione con il partner e incarna a casa un ottimo modello di parità di ruoli. E chi infine, solitamente le donne, se ne occupa quasi esclusivamente, dividendo la vita fra casa e lavoro, aspirazioni e necessità, nella ricerca di quel work life balance che stressa e appaga.

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Redazione i404

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