Bill Gates, nuovo allarme dopo il virus: epidemie e bioterrorismo

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 4 minuti«There’s no need to panic, but we need to get going». Non c’è bisogno di farsi prendere dal panico, ma bisogna muoversi. Bill Gates pronunciò questa frase quasi sei anni fa, ospite di una Ted Conference a Vancouver, a conclusione di un intervento dal titolo “The next outbreak?” sui rischi di una nuova epidemia che, a suo dire, sarebbe stata più catastrofica di una guerra nucleare.

L’anno prima, nel 2014, il mondo aveva evitato di essere sconvolto dall’epidemia di Ebola. «Quindi è giunto il momento», disse nel marzo 2015 il padre di Microsoft «di mettere in pratica ogni buona azione – dalla pianificazione dell’emergenza alla ricerca sui vaccini, alla formazione del personale sanitario». Altrimenti saranno i microbi, non i missili, ad ucciderci.

Il rischio di una nuova pandemia

Ieri la notizia pubblicata dalle testate di tutto il mondo sul nuovo allarme lanciato da Bill Gates in un’intervista. Le minacce per l’umanità più gravi della Covid-19 e delle sue varianti sono due. Altre pandemie causate dagli effetti dei cambiamenti climatici. E il bioterrorismo. Ci si può preparare ad affrontare e a superare questi due gravi rischi? La risposta è la stessa di sei anni fa: sì. Ma dobbiamo muoverci.

La domanda da porsi però è anche un’altra. Se dal primo grido di allarme sono trascorsi cinque anni per verificare la fondatezza di quelle affermazioni, quanto tempo abbiamo adesso per prepararci ai nuovi pericoli?

Le malattie zoonotiche da tenere sotto controllo

Il 75% delle nuove malattie sono zoonotiche, cioè, come la Covid 19, provengono da virus di animali selvatici, la cui vita è stata sconvolta dal comportamento dell’uomo e dai cambiamenti climatici. Ecco alcune delle malattie già conosciute dalle quali però potrebbero scatenarsi nuove pandemie.

  • Nipah virus, collegato ai pipistrelli, è una delle prime 10 malattie prioritarie dell’Organizzazione mondiale della sanità che ritiene possa causare una pandemia. Attualmente focolai epidemici sporadici sono registrati in Malesia, Singapore, India e Bangladesh. Il virus è stato isolato nel 1999 e in tutto il mondo sono stati registrati ufficialmente meno di 20 casi, ma non è stata implementata una sorveglianza sistematica della malattia. L’infezione da virus Nipah si presenta con febbre ed encefalite, associata occasionalmente a una malattia respiratoria.
  • Malaria, è una malattia parassitaria causata dalla zanzara del genere Anopheles. Il 90% dei casi nel mondo e il 92% dei decessi avviene nelle regioni dell’Africa. È la prima causa di morte dei bambini africani fino a 5 anni. I sintomi includono febbre, dolore alle articolazioni, mal di testa, vomito, convulsioni e, nei casi più severi, coma e danni irreparabili agli organi interni.
  • Febbre gialla, malattia virale acuta mantenuta in natura da un ciclo silvestre (zanzara-scimmia) e da un ciclo urbano (zanzara-uomo). Focolai nella savana africana e nella foresta amazzonica. L’Oms ha verificato che la febbre gialla si manifesta con 200mila casi all’anno in Africa e con 100-200 casi l’anno in Sudamerica. In Sudamerica sembrava debellata, ma, a causa del degrado socio-economico e anche ecologico del continente, le zanzare hanno ripreso la loro attività infettante nelle città. Esiste il vaccino, ma spesso la febbre gialla viene confusa con una comune febbre. I sintomi sono perdita di appetito e di peso, nausea, dolori muscolari e mal di testa. Nei casi gravi si arriva all’emorragia, ai dolori addominali e ai danni al fegato che causano l’ittero. Per questo la malattia è chiamata anche tifo ittorideo.
  • Mers-Cov, o Coronavirus della Mers, conosciuta anche come Sindrome respiratoria medio-orientale. Si tratta del sesto Coronavirus riconosciuto in grado di infettare l’uomo, letale nel 34% dei casi, quindi più grave della Covid 19. Il virus, isolato nel 2012, viene trasportato sempre dai pipistrelli, ma in Africa e in Medio Oriente l’uomo ne viene infettato attraverso i cammelli, animale da cui dipende l’attività di milioni di persone.
  • Influenza suina, o virus H1N1 del 2009, apparentemente debellata. Ma potrebbe rappresentare un nuovo pericolo se, con il ripristino degli allevamenti intensivi, si sviluppasse un nuovo ceppo più resistente e con capacità maggiore di infettare l’uomo.

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Come difenderci dalle prossime epidemie

Secondo la rivista scientifica Nature, il rapido sviluppo di vaccini anti-Covid efficaci a meno di un anno dall’emergenza della malattia è un enorme successo della ricerca biologica. Ciò è stato possibile, in parte, grazie ad alcune proprietà del coronavirus SARS-CoV-2, che favoriscono la progettazione del vaccino, in particolare la proteina spike sulla superficie del virus, che spinge il corpo a produrre anticorpi neutralizzanti protettivi (proteine che si legano ai virus e impediscono loro di infettare le cellule umane).

Ma la prossima volta potremmo non essere così fortunati. Un vaccino potrebbe richiedere molto più tempo per essere prodotto: la stessa SARS-CoV-2 potrebbe diventare più problematica con l’emergere di nuove varianti. La preparazione alla pandemia dev’essere quindi globale. La formazione del personale medico e paramedico dev’essere la parola d’ordine di ogni governo.

Gli anticorpi per prevenire i virus

Si chiama Pan Virus ed è una classe speciale di anticorpi protettivi chiamati anticorpi ampiamente neutralizzanti. Questi agiscono contro ceppi diversi di virus correlati, ad esempio HIV, influenza o Coronavirus. Questi anticorpi potrebbero essere utilizzati come farmaci di prima linea per prevenire o trattare i virus in una data famiglia, compresi nuovi ceppi che non sono ancora emersi. Oppure potrebbero essere utilizzati per progettare vaccini contro molti membri di una data famiglia di virus. Se, come fatto con il vaccino contro la Covid 19, i ricercatori di tutto il mondo si unissero, questi vaccini pan-virus potrebbero essere realizzati in anticipo e utilizzati prima che la prossima infezione diventi una pandemia.

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Lo spettro del bioterrorismo

In una intervista rilasciata a Derek Muller sul suo canale YouTube “Veritasium”, Bill Gates annuncia quali sono le due minacce che potrebbero colpirci nei prossimi anni.  Si tratta del cambiamento climatico e del bioterrorismo. Se sui rischi che comporta il cliimate change sembra che non ci sia più bisogno di convincere cinesi e americani – con l’Europa che si è portata avanti nell’aumentare anche i tagli alle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 -, è sull’utilizzo intenzionale di un virus letale in attentati e sabotaggi che dovrebbero concentrarsi le attenzioni di intelligence e servizi segreti.

E d’altronde, se ci si riflette bene, se i terroristi di Al Qaeda nel 2001 sono riusciti a prendere il brevetto da pilota, a dirottare e pilotare gli aerei e a portare alla morte i passeggeri di tre Boeing, cosa impedisce a qualche ricercatore, magari infiltratosi da anni in uno dei tanti centri di ricerca biologica disseminati nel mondo, di creare o di impossessarsi di un virus letale? Di fronte a questa ipotesi, il bioterrorismo rischierebbe con un solo virus di creare un bilancio delle vittime ancora maggiore di quello avuto con la pandemia da Covid, e che attualmente registra, dopo poco più di un anno, 2 milioni e 340 mila morti.

Non serve essere ottimisti e sperare che Bill Gates questa volta abbia esagerato. Bisogna invece prendere in seria considerazione le sue parole. E prepararsi. Soprattutto sul fronte dell’organizzazione e della formazione sanitaria.

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