Assumere donne in età fertile: lo spauracchio di imprenditori e imprenditrici italiani

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Redazione i404
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Tempo di lettura stimato: 3 minutiLe parole di Elisabetta Franchi risuonano nelle nostre orecchie come un rumore fastidioso, che pensavamo di non dover più sentire, non oggi. Eppure eccole lì a ricordarci che per gli imprenditori e le imprenditrici italiani assumere donne in età fertile non è conveniente, è una perdita, una rimessa. E se a dirlo è una donna fa ancora più male.

Vietato assumere donne in età fertile, il mantra di Elisabetta Franchi

Elisabetta Franchi è una famosa stilista italiana, che ha creato di fatto un impero. Recentemente si è lasciata andare a esternazioni che hanno sollevato un polverone incredibile.

Imprenditrice dell’anno 2021 e Cavaliere della Repubblica che veste le più belle donne del mondo non solo ha detto di preferire donne mature da assumere, che hanno già avuto figli e hanno “fatto la loro vita“, ma anche che così facendo può contare sulla loro operatività h24.
Elisabetta Franchi, in un intervento in occasione di un evento organizzato da Il Foglio sul tema “Donne e moda”, ha raccontato che preferisce assumere le donne over 40 per un motivo ben preciso. «Se dovevano far figli o sposarsi lo hanno già fatto e quindi io le prendo dopo tutti i giri di boa, sono al mio fianco e lavorano h24».

«Parlo dalla parte dell’imprenditore, quando metti una donna in una carica importante, se è molto importante poi non ti puoi permettere di non vederla arrivare per due anni. Perché quella posizione è scoperta e un imprenditore investe tempo, energia e danaro. Se ti viene a mancare è un problema. Anche io da imprenditore responsabile della mia azienda, spesso ho puntato su uomini».
Le donne messe in azienda sono “anta”, sono “ragazze cresciute”, sono “libere e tranquille”.

Il ruolo della donna

Quando poi parla del ruolo della donna, le cose si complicano ancora di più. «Io sono emiliana ed emancipata ma abbiamo un dovere che è nel nostro dna e non dobbiamo rinnegarlo. I figli li facciamo noi. “Incinto” ancora no, il camino in casa lo accendiamo noi ed è una grande responsabilità».

donne lavoratrici
Foto di Brooke Cagle su Unsplash

Secondo Elisabetta Franchi le sue parole sono state strumentalizzate

Dopo il polverone che si è levato soprattutto sui social, dove si parla di parole da Medioevo e si propone di boicottare il marchio, ecco che il brand ha cercato di mettere freno a tutto questo dissenso, con interventi che però hanno gettato benzina sul fuoco.

Su Instagram la stilista ha scritto ai suoi quasi 3 milioni di follower che l’80% dei suoi dipendenti è una quota rosa, il 7% sono giovani impiegate e il 5% dirigenti e manager, mentre il restante 20% uomini di cui il 5% manager. Per lei c’è stato un misunderstanding.
«C’è stato un grande fraintendimento per quello che sta girando sul web, strumentalizzando le parole, la mia azienda oggi è una realtà quasi completamente femminile». Quello che lei voleva dire è che «lo Stato italiano è ancora abbastanza assente, mancando le strutture e gli aiuti, le donne si trovano a dover scegliere tra famiglia e carriera. Chi riesce a conciliare famiglie e carriera è sottoposta a enormi sacrifici, come quelli che ho fatto io».

donne e lavoro in Italia
Foto de Liam Martens en Unsplash

L’Italia non è un paese per donne lavoratrici

Le parole della stilista non suonano sonate in un paese in cui per le donne lavorare è difficile, perché siamo ancora ancorati a una concezione del ruolo femminile rinchiuso tra le mura domestiche a prendersi cura di prole e casa. Lo dimostrano i dati.

Il 42,6% delle mamme con età compresa tra i 25 e i 54 anni non ha un lavoro. L’Italia occupa la posizione 114 nel Global Gender Gap Report del World Economic Forum. Siamo a 40 punti di distacco dall’ultimo posto, occupato dall’Afghanistan.
Secondo i dati più recenti di Ipsos 1 italiano su 5 ha dichiarato di aver dovuto rispondere a un colloquio, almeno una volta nella vita, alla fatidica domanda: “Ha intenzione di avere figli”. La percentuale è del 29% tra gli under 30 ed è più alta tra le donne (28%) rispetto agli uomini (11%).

Mamme sempre più equilibriste. E lasciate sole

Sono 6 milioni le donne in Italia che vivono come equilibriste, tra lavori precari e cura dei figli e della casa, con un carico di lavoro che tra le mura domestiche quasi mai è ripartito con il partner, rimanendo tutto sulle spalle delle donne. Save the Children mostra un quadro allarmante. Nel primo trimestre del 2021 tra i contratti attivati per 1,3 milioni di donne il 38,1% è a tempo determinato, seguiti dal lavoro stagionale (17,7%), la somministrazione (15,3%) e, solo per ultimo, l’indeterminato (14,5%). Più di 2 milioni i contratti attivati per i lavoratori uomini e quasi la metà, il 44,4%, è a tempo determinato, seguito dall’indeterminato al 18%.
Nel 2020, primo anno di pandemia, 30mila mamme hanno rassegnato le dimissioni, spesso per motivi famigliari.
Antonella Inverno, Responsabile Politiche per l’infanzia di Save the Children spiega che è tempo di agire. Anzi, siamo già in ritardo: «La recessione conseguente alla pandemia è stata giustamente definita una “shecession”, i dati ci dimostrano che è ancor di più una “momcession”. Anche la ripresa dell’occupazione del 2021 è connotata in larga parte dalla precarietà delle donne e delle mamme nel mondo del lavoro. Servono misure efficaci, organiche e ben mirate che consentano di bilanciare le esigenze dell’essere madri e quelle dell’accesso e della permanenza nel mondo del lavoro».

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