Appello a Draghi: utilizzare il vaccino russo anche in Italia

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Luigi Di Fonzo
Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiCon una lettera spedita al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi, il presidente dell’Associazione degli Italiani amici della Russia, Lorenzo Valloreja, ha chiesto al governo di implementare la dotazione di vaccini anti Covid a favore del popolo italiano con il famoso Sputnik V, il vaccino realizzato dall’Istituto di ricerca epidemiologica e microbiologica Gamaleya di Mosca e oramai utilizzato in 30 Paesi del mondo. Ultimo Paese a firmare un protocollo di intesa per due forniture di Sputnik V è stata la Repubblica di San Marino. Lo Sputnik V, che in Russia è stato sperimentato la prima volta ad aprile 2020 per poi essere distribuito subito tra le categorie più a rischio (la cosiddetta “vaccinazione di prima linea”), ha una efficacia dichiarata tra il 91,6 e il 95% contro la Covid-19. La fase III della sperimentazione dello Sputnik V è stata avviata ad agosto 2020, tra i dubbi della comunità scientifica internazionale. Dal 5 dicembre a Mosca e dal 10 dicembre 2020 in tutta la Federazione, è partita la campagna vaccinatoria gratuita.

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Consigliato anche dallo Spallanzani

La sera del 18 febbraio 2021 il team “Sperimentazione Vaccini” dell’Istituto nazionale di Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, guidato dal direttore sanitario professor Francesco Vaia, ha consegnato ai ministeri della Salute e degli Esteri il parere positivo all’uso dello Sputnik V. Nel documento, come già affermato in precedenza dalla rivista scientifica The Lancet, si legge che «i dati disponibili depongono per un ottimo profilo di sicurezza a breve termine – e che – in termini di protezione dalla malattia sintomatica (superiore al 90%) e dalla malattia grave (100%) sono paragonabili ai due vaccini più efficaci attualmente disponibili e si sono dimostrati omogenei in tutte le fasce d’età».

Cosa distingue il vaccino russo

Il vaccino russo Sputnik V utilizza come vettore delle particelle di adenovirus umano (un vettore diverso per ognuna delle due dosi di somministrazione) fuso con il plepomero di Sars-Cov-2 e ricombinato con la proteina Spike, una proteina dell’involucro del coronavirus contro la quale vengono prodotti gli anticorpi.  I componenti del vaccino vengono somministrati per via intramuscolare, in due fasi, con un intervallo di 3 settimane. La somministrazione è destinata ai pazienti a partire dai 18 anni d’età. Ogni dose costa meno di 10 dollari.

Dove viene già utilizzato

Attualmente, oltre naturalmente alla Federazione Russa, gli Stati che somministrano il vaccino russo sono Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, Emirati Arabi Uniti, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Bosnia Herzegovina, Libano, Myanmar, Pakistan, Mongolia, Bahrain, Montenegro, Saint Vincent e Grenadines, Kazakhstan, Uzbekistan e Gabon. A questi si aggiungerà presto la Repubblica di San Marino.

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La situazione dopo l’uso dello Sputnik V

Da quando è iniziata la campagna di vaccinazione, la Federazione Russia ha registrato un netto calo della mortalità da Covid-19. Gli ultimi dati disponibili, che si riferiscono al 20 febbraio scorso, parlano di oltre 4 milioni di contagiati e di un totale di 81.517 vittime dall’inizio della pandemia. In Italia, sempre in data 20 febbraio, le vittime risultano essere 95.486. La differenza è che in Italia abbiamo meno di 61 milioni di abitanti mentre la Federazione Russa ne ha più di 144 milioni.

L’appello degli Italiani amici della Russia

Sabato scorso con cui l’associazione degli Italiani amici della Russia torna sull’argomento Sputnik V per chiedere al nuovo presidente del Consiglio di spingere sull’Europa affinché anche l’Ema (l’Agenzia Europea per i Medicinali) autorizzi la vendita del vaccino russo in Italia.

Lorenzo Valloreja con l’ambasciatore russo in Italia Razov

«Eccellenza», scrive il presidente Valloreja «dalle sue dichiarazioni in Senato ho appreso, con vivo interesse, che il Suo Esecutivo “si adopererà per alimentare meccanismi di dialogo con la Federazione Russa”. Nel complimentarmi con Lei per aver superato brillantemente la prova del voto di fiducia, a nome dell’organizzazione che mi onoro di presiedere, l’Associazione degli Italiani Amici della Russia, mi permetto di segnalarLe la necessità di far si che anche il popolo italiano possa usufruire del famoso vaccino denominato Sputnik V».

«Tale esigenza è data dal fatto che, indubbiamente, le diverse varianti del Covid stanno letteralmente mettendo in ginocchio il nostro sistema sanitario, il quale soffre, tra le altre cose, anche a causa di uno scarso approvvigionamento di vaccini. Riguardo questi ultimi vi è poi da segnalare un numero notevole di reazioni avverse verificatesi in Germania a seguito della somministrazione dell’antidoto della AstraZeneca. A questo punto viene da chiedersi perché, se è così fondamentale vaccinarsi, non si consenta ai cittadini di poterlo fare anche con un vaccino come quello realizzato dall’Istituto Gamaleya di Mosca, che, allo stato attuale, per, costo, capacità di conservazione e reazione avverse, sembra dare risultati di gran lunga superiori rispetto a tutti gli altri competitor del settore».

«È di queste ore, tra l’altro, la notizia, che la Repubblica di San Marino ha siglato un protocollo d’intesa per l’acquisto dello Sputnik V (…). Signor Primo Ministro», conclude Valloreja «noi ci permettiamo di auspicare che voglia adoperarsi in sede Europea affinché l’EMA approvi, nel più breve tempo possibile, il vaccino russo e spero che il suo Governo voglia spendersi per garantire la libertà di cura di ogni singola persona».

@RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

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