Xylella, un problema non solo in Puglia. Dalle vespe un aiuto per salvare gli ulivi

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La Xylella è un problema serio che non riguarda solo la Puglia. Può diffondersi anche in altre regioni, mettendo in ginocchio un intero settore.
E se la risposta non fosse abbattere gli ulivi, ma salvarli con idee che la stessa natura mette a nostra disposizione?

Cos’è la Xylella.

La Xylella o Xylella fastidiosa è un batterio con il quale combattiamo in Italia da tempo. Da quando nel 2013 è esploso il caso nel Salento. Nel 2008 gli esperti avevano individuato una malattia degli ulivi secolari pugliesi che colpisce le foglie, i rami, il fusto. Si tratta del complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO) che ha prima interessato la provincia di Lecce, per poi arrivare anche a Brindisi.
Il patogeno responsabile è proprio quello della Xylella, un batterio Gram negativo della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, che si annida nell’apparato conduttore della linfa grezza delle piante.
Un patogeno che può essere letale per la pianta e che può diffondersi rapidamente da pianta a pianta tramite un insetto, la sputacchina.

L’agente patogeno in Italia è conosciuto soprattutto per aver colpito la zona del Salento. Ma è molto diffuso in tutto il mondo. Ad esempio negli Stati Uniti e nell’America Latina, dove è conosciuto da molto più tempo. Anche in Asia, specialmente a Taiwan, è stata registrata la presenza isolata del batterio negli anni Novanta e nel 2010. Dal 2000 è stata segnalata anche in Italia, prima nazione in Europa ad averla riscontrata. Nel 2015 il batterio è stato individuato anche in vegetali di importazione in Francia. Il primo caso è stato segnalato in Corsica, i successivi in Costa Azzurra.

Come si combatte la Xylella.

La Xylella ha causato danni ingenti all’agricoltura italiana. Nella sola provincia di Lecce abbiamo perso 80mila ettari di oliveto, con perdite per i proprietari di circa 1,6 miliardi di euro. Si calcola in 2 miliardi il danno al paesaggio e di perdita di reddito per le aziende agricole.
L’Unione Europea è intervenuta finora per contenere la diffusione del batterio tramite “quarantena“, facendo terra bruciata e abbattendo ed eliminando tutti gli alberi colpiti dalla Xylella fastidiosa.
Ma esistono anche altre soluzioni, frutto di studi e ricerche scientifiche che potrebbero essere adottati.

Una ricerca pubblicata dalla rivista scientifica internazionale “Phytopathologia Mediterranea”, condotta in Salento per tre anni, ha scoperto che un composto fatto di rame e zinco, quindi compatibile con l’agricoltura biologica, può ridurre i sintomi del disseccamento negli ulivi infetti. Gli alberi trattati, al contrario di quelli non trattati, sono tutti sopravvissuti.
Altre soluzioni sono rappresentate dalla potatura radicale, che ferma la diffusione dell’infezione, ma non cura la pianta. Oltre che dall’uso massiccio di pesticidi che non fanno bene all’ambiente e alla nostra salute.
O come spiega Alessandro Bucciarelli, presidente dell’associazione Verde Abruzzo onlus e forte sostenitore dell’agricoltura biologica, si potrebbero adottare “tutte le misure agronomiche per evitare il contagio. I terreni vanno lavorati, curati e non soltanto diserbati. Altrimenti si creano le condizioni ideali per far crescere e moltiplicare la sputacchina“.

ulivo

Photo by Don Fontijn on Unsplash

Salvare gli ulivi grazie alle vespe.

E se la risposta al problema Xylella arrivasse dalla natura stessa?
Uno studio condotto in Corsica individua nelle vespe e nel controllo biologico la via da seguire per liberarsi del batterio e salvare gli ulivi.
Un gruppo di ricerca dell’università di Montpellier si è occupato di eseguire degli studi per tenere sotto controllo la popolazione della sputacchina (insetto reo di trasportare il batterio da pianta a pianta) attraverso una vespa diffusa in Europa, l’Ooctonus vulgatus. L’insetto contribuisce a controllare gli adulti del patogeno diventando un parassita delle loro uova. Queste vespe sono dei parassitoidi oofagi: le femmine depongono le loro uova in quelle di alte specie.

Massimo Cristofaro, ricercatore entomologo presso il Centro Ricerche Casaccia dell’Enea, Roma, spiega:

In generale mi sembra opportuno, nella lotta biologica, andare in cerca dei nemici naturali delle specie che vogliamo controllare, che le attaccano in una fase molto precoce, come quella dell’uovo. Si tratta sicuramente di un modo più efficiente di contrastarle.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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