Transizione ecologica, quali sono i Paesi che frenano la rivoluzione green?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

transizione ecologica
Photo by Ehimetalor Akhere Unuabona on Unsplash

A pochi giorni dalla Cop26 sul clima di Glasgow, in Scozia, arrivano notizie poco rassicuranti per chi spera che i grandi del mondo possano mettersi d’accordo per una giustizia climatica che sempre più attivisti richiedono, ma che potrebbe sembrare sempre più un miraggio. La transizione ecologica a livello globale, richiesta per salvare la Terra dall’apocalisse, potrebbe rimanere un sogno a occhi aperti, come svelato da un’indagine condotta dalla BBC. I giornalisti fanno “nomi e cognomi” dei Paesi del mondo che frenano la rivoluzione green. E che arrivano anche a remare contro decisioni che sono fondamentali per il futuro del pianeta e di tutti i suoi esseri viventi, umanità compresa.

Transizione ecologica, c’è chi non vuole rinunciare ai combustibili fossili

La Bbc, grazie ai giornalisti investigativi di GreenPeace, ha ottenuto dei documenti riservati di diplomazie straniere in cui si capisce che ci sono dei governi che fanno ostruzione per quello che riguarda la rivoluzione verde, andando a rallentare, limitare e ostacolare in ogni modo quella svolta ecologica necessaria. E che riguarda in particolare proprio quei combustibili fossili da cui sembriamo essere così dipendenti, quando le alternative green esistono già.
Secondo quanto riportato dalla televisione pubblica inglese, in questi file segretissimi ottenuti ci sarebbero testimonianze di come Paesi importanti per l’economia internazionale stanno remando contro i vari summit per il clima. Si parla di Arabia Saudita, Giappone e Australia: questi sono i governi che maggiormente si oppongono a un cambiamento dal punto di vista energetico.

Le comunicazioni riguardano le diplomazie dei diversi stati e gli scienziati dell’Ipcc, il Panel Intergovernativo sul Climate Change, che continuano a dire che se non si limita l’aumento della temperatura terrestre a 1,5 gradi celsius gli effetti dei cambiamenti climatici potrebbero essere disastrosi sul futuro del pianeta. Secondo queste informazioni, i governi di Riad, Tokyo e Canberra vorrebbero rendere le linee guida meno invasive. Non una bella notizia in vista dell’incontro dei grandi leader mondiali in Scozia.

attivisti per il clima
Photo by Hello I’m Nik on Unsplash

Chi contrasta la transizione ecologica

In questi file che avrebbero dovuto, evidentemente, rimanere segreti, si legge ad esempio che il ministero del Petrolio dell’Arabia Saudita chiede che si acceleri proprio sui combustibili fossili, eliminando questo capitolo dal report finale dell’Ipcc. Riad chiede inoltre che siano eliminati tutti i riferimenti all’obiettivo di emissioni zero in tempi brevi, oltre che accenni alla rinuncia all’uso di combustibili fossili, che sappiamo essere altamente inquinanti.
L’Australia non vede di buon occhio, invece, la chiusura di centrali energetiche a carbone. Anche perché a Canberra ci sono le più grandi attività del settore, essendo i più importanti esportatori del mondo.
L’India, attraverso le parole del Central Institute of Mining and Fuel Research, sottolinea che l’umanità avrà sempre più bisogno di energia e il carbone deve rimanere centrale in tal senso.

Mangiare meno carne? Non se ne parla n emmeno

Non sono solo le fonti energetiche a far storcere il naso a molte nazioni potenti a livello globale. C’è anche chi non gradisce l’appello a ridurre il consumo di carne da parte dell’Onu e di tutti gli scienziati per il clima. Nei documenti della BBC, ad esempio, Brasile e Argentina si dicono contrari alla riduzione di questo alimento nella dieta occidentale, che però sarebbe la scelta migliore per ridurre del 50% le emissioni di gas serra.
Svizzera e Australia, invece, sono contrari all’impegno che le nazioni più ricche del mondo potrebbero firmare per donare 100 miliardi di dollari ai Paesi poveri per una transizione energetica.

impronta ecologica
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Cop26 di Glasgow, come fare con chi rema contro?

La nostra impronta ecologica sulla Terra è sempre più forte e schiacciante. Bisogna prendere delle decisioni, che potrebbero non piacere a tutti, ma è necessario farlo per il bene del pianeta e dei suoi esseri viventi. La Cop26 di Glasgow mira proprio a raggiungere questi obiettivi. Ma come fare con chi non è assolutamente d’accordo con i punti considerati cardine delle linee guida stilate da scienziati di tutto il mondo?

Un bel nodo da sciogliere, anche perché manca pochissimo. E lo stesso Boris Johnson ha parlato di negoziati estremamente difficili. Due settimane di lavori basteranno per trovare un accordo serio?

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