Non esistono più le mezze stagioni. La primavera si sta accorciando

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiUn vecchio adagio popolare potrebbe non essere poi così infondato.
Si è soliti dire che non esistono più le mezze stagioni. E in parte è vero, perché il clima sta cambiando così rapidamente sul nostro pianeta da aver reso più corti l’autunno e la primavera e in parte anche l’inverno. Con estati che, invece, sono sempre più lunghe.
Alcuni ricercatori hanno pubblicato uno studio che vuole comprendere come sono cambiate le stagioni. Con previsioni a lungo termine che non presagiscono niente di buono. E pensare che c’è ancora che i cambiamenti climatici siano una favoletta.

La primavera è sempre più corta

A dirlo sono alcuni ricercatori del South China Sea Institute of Oceanology (SCISIO), in uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters. Gli studiosi hanno analizzato i dati raccolti tra il 1952 e il 2011, per comprendere quando l’alternanza tra le stagioni ha variato il suo ritmo. I dati si riferiscono all’emisfero settentrionale.
Nei 60 anni presi in esame la primavera si è accorciata di 5 giorni, l’autunno di 9 e l’inverno di 3. Al contrario, invece, l’estate si è allungata di 17 giorni.

Cambiamenti climatici e stagioni
Photo by Khürt Williams on Unsplash

In sei decenni la durata della stagione estiva si è allungata da una media di 78 giorni a 95. Di contro, l’inverno è diventato più corto (da 76 giorni a 73). Stessa sorte delle mezze stagioni: la primavera si è accorciata da 124 giorni a 115 di media, l’autunno da 87 a 82.
Inoltre gli studiosi hanno scoperto che la primavera e l’estate iniziano sempre prima. E autunno e inverno iniziano sempre dopo. Nella regione mediterranea e nell’altopiano tibetano queste alterazioni riguardanti l’alternarsi delle stagioni sono più evidenti.

Sei mesi d’estate nel 2100?

Il gruppo di studio, con a capo l’oceanografo Yuping Guan, ha confrontato i dati climatici raccolti ogni giorno nel lasso di tempo preso in esame. Alcuni modelli che analizzano i cambiamenti climatici hanno non solo dato un quadro della situazione attuale, ma creato previsioni per eventuali scenari che potrebbero avverarsi tra alcuni decenni. I ricercatori hanno infatti provato a ipotizzare come sarà la situazione entro il 2100, arrivando alla conclusione che, se non faremo nulla, nell’emisfero settentrionale del pianeta l’estate potrebbe durare sei mesi, l’inverno solo due, con primavera e autunno sempre più corti.

stagioni alternanza
Photo by Katherine McCormack on Unsplash

Servono politiche forti ed efficaci contro i cambiamenti climatici

Il quadro emerso dallo studio scientifico spiega come i cambiamenti climatici siano in atto nel nostro pianeta. Con tutte le conseguenze che una modifica profonda nell’alternarsi delle stagioni potrebbe comportare, a partire dagli eventi meteo più gravi.
L’autore dello studio sottolinea che già diversi studi hanno dimostrare che il mutare delle stagioni può provocare rischi importanti per l’ambiente e per la salute. Gli uccelli cambino i loro modelli di migrazione, le piante sbocciano e fioriscono in tempi diversi: fattori che possono provocare uno sconvolgimento delle comunità ecologiche. Un rischio da non sottovalutare è la perdita della biodiversità. Ma l’alterazione dei cicli stagionali può anche avere un impatto negativo sull’agricoltura, soprattutto nei casi in cui falsi primavere o tempeste di neve tardive danneggiano il seminato. E non sono da tralasciare i rischi che tutto questo comporta per la salute umana, con soggetti allergici più esposti agli agenti allergeni, per un periodo di tempo prolungato, e presenza più imponente di insetti potenzialmente pericolosi come le zanzare.

Se non verranno attuate politiche volte a mitigare il cambiamento climatico, le conseguenze per il pianeta e l’umanità potrebbero essere pesanti.

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