Gli alieni che sono fra di noi. In Italia è invasione

L’italia detiene il primato di presenza di specie aliene. Non di quelle che sono nel nostro immaginario collettivo per la ricca documentazione cinematografica. Ma esemplari di fauna e flora provenienti da un habitat completamente diverso dal nostro. Che per cause intenzionali o accidentali, vengono introdotti nel nostro ecosistema, invadendolo e minacciando la biodiversità autoctona.

L’Unione Europea ha redatto un rapporto con l’elenco delle specie aliene pericolose (l’ultimo rapporto è in via di definizione)La prima lista ( 3 agosto 2016) contava 37 specie, con importanti danni alle colture, alla pesca e conseguenti ricadute economiche (it costs us over € 12 billion every year / ci costa oltre 12 miliardi di euro ciascuno anno).
Nel 2017 sono state aggiunte altre 12 specie, arrivando quindi a 49. 33 delle quali sono presenti in Italia.

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Le specie aliene in Italia.

La ben nota zanzara tigre, i cui primi esemplari risalgono alla fine degli anni ‘70 in Albania.
Il punteruolo rosso che sta distruggendo le palme delle nostra città.
La marchigiana città di San Benedetto, nota per il suo litorale ricco di secolari palme, ha adottato una vera battaglia strategica per sconfiggere l’alieno senza abbattere le piante che sono una delle ricchezze turistiche della cittadina.
Il calabrone asiatico arrivato dalla Cina, probabilmente insieme a della merce proveniente dallo Yunnan. Un esemplare che attacca le api da miele europee. Che l’italiana Legge di bilancio 2019 vuole proteggere, con l’introduzione di una misura economica per favorire l’apicoltura nazionale (1 milione di euro per gli anni 2019 e 2020 per la realizzazione di progetti nel settore).
Il gambero rosso della Lousiana è stato introdotto in Italia nella metà degli anni ‘90 da un’azienda toscana. Fuggito dall’allevamento, sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza dei gamberi di fiume italiani.

Le tartarughine dalle orecchie rosse, quelle che acquistiamo nei negozi di animali, ma che poi, quando ci stanchiamo di avere a casa, magari “liberiamo” nelle acque di fiumi e laghi. Provengono dalla Florida e sono abili predatore di invertebrati, anfibi, pesci, uccelli acquatici e stanno riducendo il numero di alcuni esemplari delle nostre tartarughe autoctone.
Lo scoiattolo grigio. Proviene dal Nord America, è arrivato in Italia come animale da compagnia. Ha un impatto economico sulle coltivazioni di noccioli e pioppi e sta dando filo da torcere ai nostri scoiattoli rossi, facendoli anche estinguere in alcune zone.

Perché questa è una delle possibili conseguenze: che l’introduzione di un esemplare non autoctono vada a incidere sull’estinzione dell’esemplare nostrano.
Per il WWF è molto più efficiente limitare l’accesso alle nuove specie, che combatterle una volta insediate.
Per questo l’Ente considera assurda la richiesta di introdurre specie di trote atlantiche nelle Marche, appoggiata addirittura dall’assessore regionale, in una Regione dove un Parco nazionale, quello dei Sibillini, si sta adoperando per la tutela e reintroduzione delle specie autoctona di trota mediterranea.

L’impatto sulla biodiversità da parte delle specie aliene è forte. Con gravi ricadute su agricoltura, infrastrutture, salute, valori culturali e ricreativi. In Europa si stimano danni per 12 miliardi l’anno.
E la stessa area, tramite l’ONU, ha dichiarato il periodo 2021-2030 il decennio per il ripristino dell’ecosistema, il cui degrado è colpevole, fra le altre cose, della perdita del 10% del prodotto globale lordo.
Ripristinando l’ecosistema si aiuteranno i paesi a lottare contro gli effetti del cambiamento climatico e contro la perdita della biodiversità appunto, incentivando nuovi posti di lavoro e agendo sulla sicurezza alimentare.

La nutria o castorino.

Fra gli altri 33 esemplari alieni presenti in Italia, c’è la nutria.
Proveniente dal Sud America ed è stata introdotto come animale da pelliccia. Con il declino del commercio di questa tipologia di pelle, diversi animali furono liberati, con la conseguenza che ora sono un flagello per la vegetazione acquatica e per gli argini dei fiumi, con le rive che diventano meno stabili e maggiormente soggette a frane e esondazioni.
A Cagliari costituiscono anche un problema per la sicurezza aerea, perché vagano sulle piste.

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Per arginare il problema in Italia si è tentata più volte una politica di abbattimento. Nel 2014 le nutrie furono declassate da specie selvatiche ad animale infestante.
Alle regioni la possibilità di intervenire, per poi passare la competenza ai Comuni.
Il Veneto dal 2016, tramite legge regionale, ha ottenuto anche un budget per kit eutanasici e gilet ad alta visibilità indossati dai cacciatori di nutrie. Trappolaggio, armi comuni o altro sistema di controllo selettivo sono gli strumenti per limitare l’invasione.
Nel 2017 a Parma ne sono state abbattute 4.469. Nel 2018, sono stati abbattute altri 4.739 esemplari. Una carneficina. Ma i piani di abbattimento non sono efficaci. Le nutrie si riproducono. E molto. 1-2 cuccioli alla volta, che diventano sessualmemte attivi in meno di 10 settimane. E in Italia le nutrie non hanno praticamente predatori.

E se l’Enpa, Ente nazionale per la protezione degli animali, contrario sin dall’inizio all’uccisione, promuove una sterilizzazione delle femmine, dopo la cattura, se la Brambilla si era fatta fotografare con una nutria in braccio, sostenendo che le nutrie sono vittime di pregiudizi, che dobbiamo difenderle e che la colpa è nostra che le abbiamo importate, Paola Boldrini, senatrice Pd, ha accolto un appello di Confagricoltura presentando un’interpellanza al Ministro delle Politiche agricole e forestali Gian Marco Centinaio per l’emergenza nutrie.
A Cremona il sindaco ha proposto una soluzione differente: mangiarle e lui stesso ha voluto dare l’esempio provandole per primo. Cosa non nuova in effetti: negli Usa l’animale si trova anche nei supermercati e nel web non mancano le ricette per cucinare la nutria.  Lo stato della Louisiana ha dato il via ad una campagna per lanciare l’utilizzo di questa carne. Che è assimilabile a tacchino, pollo, manzo, bassa percentuale di grasso e colesterolo. Ma che vive nei fossi, canali, fiumi poco profondi.

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Come contribuire per contrastare le specie aliene.

In Italia il 30 gennaio 2018 è stato pubblicato un decreto sulle specie aliene, adeguandosi ai regolamenti europei, che vieta di far riprodurre gli animali, a meno di richiesta di apposita autorizzazione. Regola che vale anche per gli zoo ed i centri di ricerca.
Chi non è possessore, può contribuire segnalando la presenza di specie esotiche  tramite app o partecipando ai progetti di monitoraggio scientifico e diventando un alien ranger. Attivi anche dei Bioblitz. Si parte dall’isola di Pianosa.
A questo si aggiungono alcune regole sempre valide: scegliere sempre piante localizero souvenir vivi dai viaggi dall’estero. E visto che ci troviamo, prima di rientrare da un viaggio, diamo anche anche una controllata approfondita ai bagagli e all’attrezzatura prima di ripartire. Meglio non diventare il corriere di immigrati scomodi.

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Redazione i404
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