Raccolta differenziata in Italia: e se non bastasse?

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

La raccolta differenziata in Italia funziona. Ma non in egual misura in tutto lo stivale.
E se la buona volontà dei cittadini che differenziano correttamente secondo le norme di legge in vigore non bastasse? Se ci fosse a monte un problema strutturale che non consente che il riciclo sia davvero così efficace come dovrebbe essere?
Sarebbe (e forse lo è già) un grave problema nella gestione dei rifiuti di un paese che da sempre è nel caos quando si parla di smaltimento e riconversione.

raccolta differenziata

Photo by Doruk Yemenici on Unsplash

Storia della raccolta differenziata in Italia.

La raccolta dei rifiuti in Italia è stata regolamentata in modo organico dal DPR 915 del 10 settembre 1982, che ha recepito le direttive CEE n. 75/442 per i rifiuti pericolosi), n. 76/403 per lo smaltimento di policlorodifenili e policlorotrifenili e n. 78/319 per i rifiuti in generale. Anche se in precedenza non sono mancate normative volte a rendere più uniforme la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel nostro paese.
Già a partire dagli anni Settanta qualcosa è iniziato a muoversi. Se negli anni del boom economico si è assistito a un aumento sensibile dei rifiuti immessi nel territorio, anche con la diffusione dei prodotti usa e getta e dei prodotti imballati, negli anni ’70 e ’80 le campagne ambientaliste hanno portato alla luce gravi problemi ambientali dei tradizionali metodi di smaltimento della spazzatura. Metodi che andavano a inquinare suolo, acqua e aria. Da lì si è capito non solo che bisognava adottare strategie di smaltimento green, ma anche che si doveva ridurre la quantità dei rifiuti e riciclare tutto quello che era possibile.

Riciclo, riuso, recupero dei rifiuti.

Già nella legge del 1982 si parlava di riciclo, riuso e recupero. Successivamente con la legge 475 del 1988 vennero istituiti dei consorzi per il riciclo e l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.
Fu con il Decreto Ronchi (il D. Lgs. 22 del 1997), prima, e con il D. Lgs. 152 del 2006, definito anche Testo Unico Ambientale, che vennero adottate norme più stringenti per il recupero dei rifiuti.

Dal 2009 in Italia esiste l’obbligo di raccolta per i Comuni di differenziare almeno il 35% dei rifiuti, che aumentò al 65% entro il 2012. Nel 2016 era appena il 52,5% il materiale recuperato con la raccolta differenziata.
Anche nella Legge di Bilancio 2019 si trovano novità per la gestione dei rifiuti. Si parla di economia circolare, con il coinvolgimento di privati e aziende, sgravi fiscali pari al 36% per le imprese che acquistano materiali realizzati con il riciclo di plastica, carta, alluminio o per l’acquisto di imballaggi bio e compostabili.
Nell’articolo 226 si chiede ai produttori di plastiche di ridurre la diffusione di prodotti monouso e trovare alternative. Anche nell’ottica della legge europea che impone entro il 2021 l’abbandono di tali prodotti.

Dati della raccolta rifiuti differenziata in Italia

I dati riguardanti la raccolta dei rifiuti in Italia non sono omogenei.
Il Rapporto Rifiuti 2018 di Ispra ci informa che la regione più brava è il Veneto, con una percentuale di differenziata pari al 73,6%. La media nazionale è di appena il 55,5%. Dopo il Veneto, troviamo il Trentino Alto Adige (72%), la Lombardia (69,6%), Friuli Venezia Giulia (65,5%). Fanalino di coda per Calabria e Puglia (40%), Molise (31%), Sicilia (22%), dove però ci sono città come Ragusa e Agrigento che sono arrivate a toccare il 70%.
Al Nord in media si raggiunge il 66,2%, al Sud il 41,9%, al Centro il 51,8%.

Corepla, il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, per il 2018 parla di 1.200.000 di tonnellate raccolte in modo differenziate (con un incremento del 13,6% rispetto all’anno precedente).
Più di 7.000 i Comuni che hanno attivato il servizio di raccolta. 20 chili per abitante è il dato medio nazionale di raccolta pro capite. Nel 2017 era 18. Veneto e Sardegna sono le più virtuose, con 28 kg/ab/anno.
Il riciclo di rifiuti di imballaggio in plastica cresce del 9,7% rispetto al 2017 (643.544 tonnellate). 376.000 sono le tonnellate provenienti da operatori industriali.

A questi dati si aggiungono, poi, quelli dei comuni rifiuti free. L’indagine Comuni Ricicloni, condotta da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e la collaborazione dei Consorzi, ci svela che i comuni rifiuti free in Italia sono 547. Erano 505 nel 2018. Crescono i comuni virtuosi in Trentino-Alto Adige (25 comuni in più), Emilia Romagna (11), Veneto (10) e Piemonte (10). Il Nord Est ospita 294 di questi comuni (massima produzione di secco all’anno di 75 chili). Solo 42 sono i comuni al Centro e 84 al Sud.

Rifiuti

Photo by Dan Meyers on Unsplash

Problemi della raccolta dei rifiuti.

Se le famiglie italiane cercano di fare la loro parte, i problemi sono innanzitutto nella scarsa informazione e sensibilizzazione. Senza dimenticare che molto spesso le regole per la differenziazione dei rifiuti non sono uguali in tutto lo stivale. Non lo sono nemmeno i colori dei bidoni della raccolta differenziato e questo talvolta crea fraintendimenti.
Il sistema italiano di raccolta dei rifiuti ha problemi evidenti. In un’indagine del Sole 24 Ore si parla del caos creato da grandi città come Roma che di fatto bloccano il sistema intero.

Il mercato dei prodotti riciclati non cresce. E gli impianti di smaltimento sono ormai desueti. Bisognerebbe pensare a soluzioni alternative e sbloccare la costruzione di impianti che potrebbero convertire l’immondizia in energia utile per tutto il paese.
Gli impianti sono pieni, spendiamo soldi per inviare i rifiuti da una parte all’altra del paese e fuori dai confini, aumentano gli incendi e le esportazioni clandestine di rifiuti. Senza dimenticare il problema malavita, che con il business dei rifiuti fa affari da capogiro. Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, parla di 300 siti di stoccaggio dei rifiuti andati in fiamme negli ultimi 3 anni.

C’è qualcosa che non va. Le soluzioni esistono. Come sempre manca la volontà di cambiare un sistema che ha falle ovunque. Ma che potrebbe presto implodere su se stesso.

Altro dall’autore:

About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top