Plastica monouso vietata in Italia: cosa dice la Direttiva Europea?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

plastica monouso vietata in Italia
Foto di analogicus da Pixabay

La plastica monouso è ufficialmente vietata in Italia.
Anche nel nostro paese, a partire da venerdì 14 gennaio 2022, viene applicata la Direttiva Europea che di fatto esclude dal mercato alcuni prodotti, mentre ne riduce la produzione e la vendita di altri.
La norma che recepisce nel nostro ordinamento le regole UE, però, contiene delle deroghe che dobbiamo conoscere.
Cosa potremo acquistare e cosa non potremo più comprare (e quindi usare) per difendere l’ambiente dai rifiuti plastici del materiale usa e getta?

Prodotti in plastica monouso, vietati in Italia se non biodegradabili e compostabili

In Italia il divieto è scattato il 14 gennaio 2022, con l’entrata in vigore nella Gazzetta Ufficiale (285/2021) dell’articolo 5 del Dlgs 196/2021. Non si potranno più vendere tutti quei prodotti in plastica monouso se non sono creati con materiali biodegradabili e compostabili, seguendo le norme Uni En 13432 o Uni En 14995 (le percentuali di materia prima rinnovabile devono essere uguali o superiori al 40%, mentre a partire dal 2024 la percentuale salirà al 60%). Un progetto importante per ridurre l’inquinamento da plastica, soprattutto in mari e oceani: oggi l’80% dei rifiuti che troviamo sulle spiagge europee è fatto di plastica. Mentre il 50% dei rifiuti marini è composto da plastiche monouso.

L’attuazione italiana segue le linee guida del “Sup-single use plastics”, con la direttiva UE 2019/904 che fa parte del piano dell’Unione Europea di proporre in ogni ambito modelli di economia circolare. La direttiva europea è stata pubblicata due anni e mezzo fa e l’Italia la rende operativa solo a partire da inizio 2022. Sul mercato non potranno più essere messi in vendita piatti, posate e contenitori monouso in plastica, ma anche prodotti in plastica oxo-degradabile, che quindi contengono additivi che possono frammentarla o decomporla, e attrezzi da pesca c he contengono plastica.

cotton fioc
Foto di moritz320 da Pixabay

Plastica monouso vietata in Italia: quali i prodotti a cui diremo addio

La lista dei prodotti plastici vietati in Italia è lunga. Chi fino a oggi li ha utilizzati, può far ricorso oggi ad altre tipologie analoghe, realizzate però in materiali green e sostenibili per l’ambiente (scopri la differenza tra compostabile e biodegradabile). Nel dettaglio il divieto di vendita riguarda:

  • Piatti di plastica
  • Posate di plastica, comprese le bacchette oltre a forchette, coltelli, cucchiai e cucchiaini
  • Contenitori e tazze in polistirene espanso e tappi e coperchi
  • Cannucce di plastica
  • Cotton fioc e bastoncini cotonati
  • Miscelatori per bevande e cocktail
  • Borse di plastica
  • Bastoncini per tenere i palloncini
  • Prodotti in plastica oxo-degradabile

Per quello che riguarda tazze, bicchieri e contenitori per alimenti, anche per l’asporto, il decreto legislativo italiano non ne impedisce la vendita, ma impone una riduzione del loro consumo.

posate di plastica
Foto di Marjon Besteman da Pixabay

Il decreto per il divieto della plastica in Italia è sufficiente?

Sono molte le voci che si levano per spiegare perché è un primo passo importante, ma non dobbiamo accontentarci e chiedere di più. Anche perché l’Italia non avrebbe recepito del tutto le indicazioni europee, proponendo deroghe e limitazioni che non sono in grado di fare veramente la differenza.

Attenzione alla deroga sulle bioplastiche compostabili

Secondo WWF la direttiva è fondamentale per la lotta all’inquinamento da plastica. Ma non è sufficiente.
«È importante che la deroga sulle bioplastiche compostabili non si traduca nella sostituzione tout court delle plastiche tradizionali. Tutto il monouso, compreso quello in bioplastica, va ridotto significativamente e utilizzato solo se non è possibile accedere ad alternative riutilizzabili e solo quando è possibile conferirlo a un circuito che ne gestisca correttamente il fine vita.

A livello nazionale è inoltre prioritario un adeguamento del sistema impiantistico che accompagni l’aumento della quantità di bioplastiche nella frazione organica per garantirne l’effettiva e corretta gestione».

L’approccio miope dell’Italia: è una finta transizione ecologica

Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, aggiunge:
«La nuova legge europea rappresenta un’importante vittoria per l’ambiente e un primo passo importante per contrastare l’abuso di plastica usa e getta. Ma l’Italia conferma ancora una volta di avere un approccio miope che favorisce solo una finta transizione ecologica.

La direttiva offriva l’opportunità di andare oltre il monouso e la semplice sostituzione di un materiale con un altro, promuovendo soluzioni basate sul riutilizzo. Un obiettivo che è stato volutamente ignorato dal nostro Paese. Ci auguriamo che nelle prossime settimane l’Europa imponga al governo italiano le modifiche necessarie affinché prevalga la tutela dell’ambiente e della collettività anziché i meri interessi industriali».

La strada da fare è lunga per ridurre la plastica in mare

Infine, Francesca Santoro, Specialista di Programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice in Italia del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile, sottolinea:
«La direttiva SUP della Comunità Europea e il bando alle plastiche monouso costituiscono una presa di posizione importante per la difesa di ambienti naturali come oceano, mari, fiumi e laghi. E ci auguriamo che tutti i paesi membri la recepiscano al meglio. Va nella giusta direzione.

Ma c’è ancora molta strada da fare per ridurre davvero la quantità di rifiuti plastici che ogni anno finiscono in mare. A maggior ragione dopo due anni di pandemia in cui il monouso è stato ampiamente utilizzato per ragioni igieniche sanitarie.

Ogni anno quasi 600.000 tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nel Mediterraneo contribuendo all’inquinamento fisico e chimico dell’acqua. Anche se una correlazione diretta tra questo primo tipo di inquinamento e la salute umana non sia ancora stata scientificamente dimostrata, è importante tuttavia sottolineare che gli agenti chimici con cui vengono trattate le plastiche possono essere rilasciati nell’acqua, alterando gli equilibri dell’ecosistema marino. E creando dei pericoli sia per l’economia che per la salute collettiva».

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