Città: dai giardini agli orti. Effetto green e socialità

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In un mondo che è sempre più globalizzato e che è sempre più vissuto all’interno di grandi città, la sostenibilità passa attraverso progetti che non ti aspetti.

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L’orto in città è una realtà che già da tempo fa parlare di sé.

Non dobbiamo andare in campagna per coltivarci da soli gli alimenti che poi andremo a mangiare. Basta un piccolo giardino. E a volte anche solo un balcone e un po’ di sana buona volontà.
Orti urbani, spazi condivisi e giardini sui tetti dei grattacieli, nelle aree comuni dei condomini, in zone verdi che possono riqualificare anche la città più grigia. Progetti che possono partire da ogni singolo cittadino o da vicini di casa e interi quartieri che si mettono insieme condividendo un pezzo di terra. Ritornando finalmente a conoscersi, a guardarsi in faccia e a parlarsi in una società in cui spesso non si conosce nemmeno chi abita al di là del muro della cucina. Effetto green e socialità.

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Se è importante che il cambiamento avvenga prima nel cuore di ogni abitante di questo pianeta, molto devono e possono fare anche le amministrazioni che devono ripensare il tessuto urbano in un’ottica di sostenibilità. Come emerso in occasione del Nono Forum internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato da Fondazione Barilla che si è svolto a Milano.
Uno studio sul rapporto tra cibo e città è stato presentato prendendo in esame 7 grandi città del mondo, nell’ottica degli obiettivi che le Nazioni Unite hanno posto per il 2030.

New York, Rio de Janeiro, Milano, Ouagadougou, Tel Aviv, Seul e Sydney.

Si stima che nel 2050 l’80% della popolazione mondiale vivrà in un centro urbano. Come sottolineato da Marta Antonelli, responsabile ricerca BCFN: “Insieme alla popolazione, crescerà anche la richiesta di cibo, che tuttavia con gli attuali sistemi alimentari non sarà possibile soddisfare, a meno che non si intervenga già oggi per renderli più sostenibili“.

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Ogni città presa in esame presenta punti di forza e aspetti da migliorare. Partiamo da Milano, che con Expo 2015 ha dato il via a tutta una serie di progetti volti proprio a promuovere la sostenibilità in ogni ambito della vita. La città meneghina punta a ridurre entro il 2030 gli sprechi alimentari del 50%. Agendo sia con campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, sia recuperando le eccedenze alimentari delle mense cittadine. New York si è imposta come obiettivo quello di promuovere un’alimentazione salutare, abbassando il prezzo degli alimenti sani. Seoul ha presentato il progetto Eco School, investendo dunque in un’educazione alimentare che passa dalle scuole e dai bambini, venendo anche incontro a tutte quelle famiglie che non possono permettersi un’adeguata alimentazione a casa. Sydney mira a un’industria alimentare sostenibile.

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A Tel Aviv, invece, ecco spuntare orti urbani sui tetti degli edifici pubblici e dei centri commerciali. Stessa scelta pure a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, per portare in città l’agricoltura. Anche se qui spesso il problema è anche l’accesso ad acqua pulita da poter usare per le coltivazioni. Oltre che da bere.

Soluzioni urbane per una cultura sostenibile della produzione stessa del cibo.

Sostenibilità è dunque la parola chiave, come emerge anche da un’altra storia che riguarda una delle città più moderne che ci siano al mondo. Dubai, con i suoi grattacieli incredibili, con le sue spiagge refrigerate, con le sue piste da sci all’interno di maestosi e giganteschi centri commerciali. Quella stessa Dubai ha scelto di diventare più green. Anche in vista dell’Expo 2020.
L’evoluzione in smart city, per la città degli Emirati Arabi, passa attraverso un grattacielo ruotante, la Rotating Tower, che sarà totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico, sfruttando l’energia solare e l’energia eolica. Ma anche attraverso le Smart Palm, “alberi” autosufficienti che potranno essere usati per ricaricare telefoni e tablet e per connettersi alla rete WIFI, sfruttando l’energia solare. Green Planet, poi, sarà una cupola biologica che insegnerà ai bambini (e non solo a loro) il rispetto per la natura.

Città più verdi, città più smart.

La tecnologia in aiuto della natura. Per ripensare gli spazi urbani, gli edifici, i quartieri. Promuovendo al tempo stesso una sana alimentazione. Che sarà molto di più che a chilometro 0. Perché prodotta praticamente sopra le nostre teste. O subito fuori dalla porta di casa nostra.

orti in città

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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