Le mascherine chirurgiche si possono riciclare?

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Le mascherine chirurgiche fanno paura. Fondamentali per contrastare il Coronavirus, sono dannose e nocive per l’ambiente. Perché si usano e si gettano continuamente, per evitare possibili contagi e trasmissioni. E purtroppo non si possono riciclare.

Ma davvero non possono entrare nell’armonioso percorso dell’economia circolare?

Le mascherine sono rifiuti indifferenziabili

Da quando è esplosa la pandemia, OMS e ministero della Salute hanno spesso ricordato che  le mascherine chirurgiche vanno gettate nei rifiuti indifferenziabili. Sottolineando l’importanza del corretto smaltimento, a maggior ragione se appartengono a persone positive al Coronavirus o che hanno prestato servizio di cura e assistenza a pazienti con Covid-19.
Con tutte le necessarie e giustificate accortezze, il risultato che si ha è una mole di rifiuti davvero impressionante.
Recentemente la commissione Ecomafie è intervenuta in merito alla questione. In particolare alla scelta del Comitato tecnico scientifico di obbligare gli studenti a non indossare le riutibilizzabili tra i banchi di scuola. Secondo il presidente Stefano Vignaroli è una scelta sbagliata. Se per il CTS sono più sicure per la salute, non lo sono per l’ambiente. Per non inquinare sarebbero migliori le mascherine di comunità.
Con 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno per gli studenti, garantite dal governo per le scuole italiane, si crea una mole di 44 tonnellate di rifiuti da incenerire ogni giorno. Perché non riciclabili. A queste vanno aggiunte quelle utilizzate da chi non è studente.

Proteggere la salute dei ragazzi è sacrosanto, ma quando si prendono delle decisioni è fondamentale porsi il problema anche dell’impatto ambientale che si va a generare.
Stefano Vignaroli

La mole di rifiuti andrebbe ad appesantire il sistema impiantistico per il trattamento dei rifiuti. E non è educativo per i ragazzi che a scuola imparano le buone regole per difendere l’ambiente e quanto sia importante adottare stili di vita sostenibili.
Anche Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde ed ex ministro dell’Ambiente, è contrario. E parla di «festival del monouso, in netta contraddizione con tutte le campagne europee e italiane per la riduzione dei rifiuti e plastic free».
Mentre Legambiente spera che si possa garantire una fornitura di mascherine riutilizzabili certificate che funzionino come quelle chirurgiche monouso. Anche per sollecitare e invogliare i ragazzi «a utilizzare le lavabili per ridurre il quantitativo di usa e getta che circola nel Paese, e garantendo comunque la tutela della salute».
Ma siamo sicuri che le chirurgiche non si possono riciclare per niente?

Dalla Spagna una buona notizia

La Spagna sicuramente è uno dei paesi europei maggiormente colpito dal Coronavirus.
Come in Italia e nel resto del mondo il problema dello smaltimento delle mascherine usa e getta è molto sentito.
Il Cantabrian College of Pharmacists, in collaborazione con il ministero della Salute e con il supporto logistico dei magazzini di distribuzione farmaceutica Cenfarte e Cofas, ha dato vita a un progetto per il recupero delle materie prime che compongono questi dispositivi di sicurezza personale.
La campagna “Una mascherina ha molte vite” è stata pensata per riciclare le mascherine usate e sensibilizzare la popolazione.
Le farmacie che aderiscono al progetto si sono dotate di un contenitore dove riporre le mascherine usate. A eccezione di quelle utilizzate da persone positive o che vivono con positivi. In seguito i dispositivi verranno inviati a una società di gestione dei rifiuti, la Textil Santanderina. Così da recuperare e riciclare i materiali di cui sono composti.

mascherine usa e getta

Photo by visuals on Unsplash

Perché non proporre un progetto simile in Italia?

In Spagna si è dato vita a questo programma di recupero un mese fa. Quando è stato chiaro a tutti che non ci saremmo liberati preso dell’ormai buona abitudine di indossare le mascherine. Per proteggere noi stessi e gli altri.
E in Italia nessuno ha ancora accolto questo esempio virtuoso di economia circolare?
Approfondire il progetto per comprendere se sia attuabile anche in tutti gli altri paesi del mondo potrebbe dare un po’ di respiro alla Terra. E anche all’economia.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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