L’umanità torna a inquinare il pianeta

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Fase 1 dell’emergenza Coronavirus, la Terra torna a respirare. L’umanità costretta a casa, con molte attività e aziende chiuse e traffico praticamente azzerato, ha ridotto notevolmente il suo impatto sul pianeta. L’inquinamento e lo smog sono diminuiti. E l’aria è tornata più salubre in molte zone del mondo.

Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, gli esseri umani tornano a inquinare quel pianeta che per un paio di mesi aveva tirato un sospiro di sollievo. E le immagini che ci arrivano anche dal nostro paese ci rimandano una situazione che non è più tollerabile. Pensavamo di aver capito e di essere pronti al cambiamento: mentivamo a noi stessi?

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Photo by Johannes Plenio on Unsplash

Se l’umanità si ferma, l’inquinamento si ferma. O almeno rallenta un po’.

Un collegamento forte e chiaro che ci è arrivato dai primissimi dati relativi al lockdown che per mesi ha tenuto in caso parte della Cina. La provincia di Wuhan, da dove l’epidemia di Coronavirus è partita, ha registrato un netto calo di smog e fonti di inquinamento sin dalle prime settimane di “reclusione”.
Il collegamento è presto fatto. Le aziende chiudono e riducono le sostanze inquinanti emesse, che diminuiscono anche per altri fattori: meno spostamenti dei lavoratori e degli studenti, meno mezzi pubblici che girano, annullamento di tante fonti inquinanti che aumentano i livelli di inquinamento in Cina. E nel mondo.

L’effetto si è notato in Cina e si è notato anche in Italia e nel resto d’Europa al momento del lockdown.
Le restrizioni alla circolazione e le limitazioni imposte alle aziende hanno provocato una riduzione dell’inquinamento dell’atmosfera. In particolare per quello che riguarda l’NO2, il Diossido di Azoto. Ma anche il particolato e le sue emissioni da traffico automobilistico si sono ridotti draticamente (fattore reso possibile anche da particolari condizioni atmosferiche).
In Pianura Padana questo era molto evidente. E ci sono anche degli studi scientifici che cercano di dimostrare un’ipotetica correlazione tra diffusione della Covid-19 e inquinamento, visto che le zone più colpite dal Coronavirus nel nostro paese sono anche quelle con la maggiore concentrazione di sostanze inquinanti nell’aria.
Lo smog in Italia è diminuito. Ma non solo: le acque dei nostri mari e dei nostri fiumi sono apparse fin da subito più chiare, limpide, finalmente ripulite da tutti gli sversamenti potenzialmente pericolosi per l’ambiente. E per la nostra salute.

Nella Fase 1 dell’emergenza Coronavirs, l’umanità è rimasta bloccata, ferma, immobile. Mentre il pianeta tornava di fatto a respirare. E la correlazione diventa ancora più evidente se comparata con i dati e le immagini che ci arrivano dalla Fase 2 dell’emergenza Coronavirus, quella di una graduale riapertura delle attività e di un graduale ritorno alla “normalità”. E le notizie che arrivano non sono per niente belle.

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Photo by Dex Ezekiel on Unsplash

Fase 2 emergenza Coronavirus: si torna a inquinare come prima.

Se nella prima fase di lockdown diffuso il mantra era accompagnato da slogan del tipo “Andrà tutto bene” e “Ne usciremo migliori di prima“, nella seconda fase di questa emergenza è chiaro che non andrà tutto bene. E che forse ne stiamo uscendo se non peggio, esattamente uguale a prima. Almeno per quello che riguarda l’impatto ambientale.

Stanno girando sui social le immagini del fiume Sarno, di nuovo inquinato dopo le prime timide riaperture di questi giorni.
Sergio Costa Ministro dell’Ambiente, sui social scrive:

Al primo giorno di allentamento dei divieti e di riapertura delle aziende sono ricominciati gli sversamenti. In tantissimi mi avete mandato queste foto e video, e vi ringrazio: l’ho sempre detto che sono i cittadini le sentinelle del territorio. Per questo, anche grazie alle vostre segnalazioni, subito ho attivato i Carabinieri del Noe per controlli e indagini in zona, indagini prontamente partite. Confermo quindi che tutti gli enti predisposti sono sul posto per controllare e per individuare il colpevole.

Questo il fiume Sarno nel primo giorno della Fase 2. Mentre a 48 ore dalle prime riaperture ecco come appariva il canale Agnena, vicino al Litorale Domitio a Varcaturo, in provincia di Napoli. La foto del Consigliere Regionale Francesco Emilio Borrelli parla da sola.
L’umanità torna in attività. E il pianeta torna a soffrire.

No, non ne usciremo meglio di prima. Se non capiremo che ogni nostra azione ha una ripercussione pesante sulla Terra. E di riflesso sulla salute di tutti gli esseri viventi, esseri umani compresi.

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Photo by Riley on Unsplash

Fase 2, rischio di impennata dell’inquinamento nelle città italiane.

L’allarme è stato lanciato da Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.
Nello studio dedicato allo smart working nella Pubblica Amministrazione, dal titolo Il tempo dello Smart Working. La Pa tra conciliazione, valorizzazione del lavoro e dell’ambiente, Enea analizza l’impatto che il lavoro da casa ha non solo sull’organizzazione di enti pubblici e, di riflesso, delle aziende italiane, ma anche l’impatto che può avere sull’ambiente, in un’ottica di sostenibilità ambientale di cui abbiamo sempre più bisogno. Anche guardando alle immagini che ci arrivano dalla Campania.
Lo studio sottolinea che si possono cambiare comportamenti e abitudini tali da ridurre l’inquinamento. Lo smart working riduce la mobilità quotidiana, provocando un taglio di emissioni e sostante inquinanti che Enea ha stimato in 8 mila tonnellate di Co2, 1,75 tonnellate di Pm10 e 17,9 tonnellate di ossidi di azoto.

Adesso, però, corriamo il rischio di azzerare gli ottimi risultati fin qui ottenuti con il ritorno graduale delle persone al lavoro. Molti lavoratori riprenderanno l’auto, per paura di non poter salire sui mezzi pubblici e viaggiare in sicurezza. E tutto questo si rifletterebbe in un aumento dell’inquinamento dell’aria delle nostre città.

Città che, come la Terra, sono tornate a respirare.

Dal 3 aprile al 3 maggio, complici il lockdown e lo spegnimento dei sistemi di riscaldamento, i valori sono scesi notevolmente.
A Milano, secondo Arpa Lombardia, le Pm10 sono rimaste quasi sempre sotto i 20 µg/m³, mentre i livelli di NO2 sono quasi sempre rimasti sotto i 35 µg/m³.
A Roma, invece, i livelli di biossidi di azoto continuano a essere piuttosto elevati. Arpa Lazio parla anche di valori che hanno raggiunto i 104 µg/m³, anche se la media rimane tra i 64 e i 97 µg/m³. Le Pm10, invece, rimangono sotto 35 µg/m³.
Situazione migliore a Bari. Arpa Publia spiega che le polveri sottili sono sempre rimaste sotto i 30 µg/m³, mentre i biossidi di azoto sotto i 40 µg/m³.
Intanto le grandi città pensano a nuove modalità per la mobilità delle persone in questa fase 2. Ovviamente modalità di mobilità green: mezzi pubblici dove è garantito il distanziamento tra le persone, incentivo all’uso della bici con nuove piste ciclabili o all’uso di monopattini.

Perché solo ripensando le nostre abitudini e modalità di lavoro potremmo davvero uscire migliori dalla pandemia. La lezione non è ancora stata imparata. Ma come ci ha sempre ricordato Greta Thunberg, il momento di agire è ora.

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