In Italia funziona la gestione circolare dei rifiuti?

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Come funziona la gestione dei rifiuti urbani in Italia?
L’economia circolare, la raccolta differenziata e il riciclo sono pratiche in uso? Oppure c’è ancora molto da lavorare per poter evitare di essere intasati di immondizia che potrebbe essere recuperata?

Economia circolare, cosa chiede l’Unione Europea

Il 4 luglio 2018 sono entrate in vigore quattro direttive europee dedicate alla gestione dei rifiuti. Il pacchetto normativo Ue sull’economia circolare è stato recepito ad agosto 2020, approvando i quattro decreti legislativi di recepimento previsti.
Le principali linee guida, che vanno a modificare sei precedenti direttive sui rifiuti, riguardano proprio la gestione circolare degli scarti urbani.

  • Entro il 2025 previsto il riciclo per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035).
  • Diminuzione dell’uso delle discariche: entro il 2035 dovrà essere conferito solo il 10% dei rifiuti urbani prodotti.
  • Entro il 2025 si prevede il riciclo del 65% degli imballaggi (che diventa il 70% entro il 2030).
  • Rifiuti tessili e rifiuti pericolosi delle famiglie, come i solventi, i pesticidi, gli oli, le vernici, dal 2025 andranno raccolti separatamente.
  • Dal 2025 prevista anche la raccolta separata dei rifiuti biodegradabili o il riciclo attraverso compostaggio.

L’obiettivo è quello di non generare più scarti, invitando le aziende a realizzare prodotti interamente riutilizzabili e spingendo i cittadini a una raccolta consapevole e responsabile dei rifiuti, incentivando riutilizzo e riciclo. Così da proteggere l’ambiente, con una riduzione media annua delle emissioni di 617 milioni di tonnellate di Co2 equivalente. L’impatto potrebbe anche rappresentare un’opportunità in termini di occupazione, con almeno 500mila posti di lavoro in più, dal momento che l’economia circolare è un ottimo volano per tutti i paesi membri dell’UE (secondo le stime del Parlamento Europeo si parla di una crescita del Pil fino al 7% in più entro il 2035).

L’Italia ha compiuto molti passi in avanti

È quello che emerge dai “Rapporti sui rifiuti urbani e l’economia circolare” stilati da Green City Network e Conai, Consorzio nazionale imballaggi, per valutare lo stato di salute della gestione dei rifiuti nel nostro paese.
Esistono inevitabilmente delle differenze e non tutte le regioni sono ancora riuscite a raggiungere i parametri richiesti dall’Unione Europea per quanto riguarda un tema così delicato e di difficile soluzione come la raccolta dell’immondizia.
Le città italiane hanno però accolto la sfida per abbracciare quell’economia circolare che è chiesta a gran voce da più parti. Rispetto ai decenni passati il settore si è sviluppato, con programmi di raccolta differenziata, di riciclo e di riutilizzo di risorse che un tempo venivano semplicemente incenerite. Anche con campagne di sensibilizzazioni forti, per parlare di una tematica fondamentale per il futuro.
La strada da percorrere è ancora lunga per rientrare nei parametri previsti dall’UE. Ma qualche barlume di speranza comincia a vedersi.

raccolta differenziata

Photo by Ben Neale on Unsplash

La gestione dei rifiuti al Nord, al Centro e al Sud

Analizziamo nel dettaglio la situazione nelle tre aree (Nord, Centro, Sud) prese in esame dai rapporti. Per comprendere a che punto siamo e cosa bisogna ancora fare per non rimanere indietro in Europa.

Al Nord in 9 città delle 38 prese a campione (Treviso, Pordenone, Mantova, Belluno, Trento, Biella, Verbania, Vicenza e Cremona) la raccolta differenziata ha superato il 75% (capofila Treviso all’87%). Mentre in 6 città è al di sotto del 50% (Genova è la peggiore con il 33%).
Il trend è in crescita. E gli obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani che l’UE ha fissato sono molto vicini (Veneto, Trentino e Lombardia hanno già raggiunto il primo traguardo del 2025).
L’unica regione in affanno è la Liguria.
Il Nord si differenzia anche per quello che riguarda l’economia circolare e il riciclo degli imballaggi. Entro il 2025 il tasso previsto è del 65% e nel 2019 nel settentrione è stato raggiunto il 70%.

Il Centro è stabile nella produzione di rifiuti urbani. Ma la raccolta differenziata cresce, soprattutto nelle Marche, in Emilia Romagna e in Umbria, dove la media nazionale è stata superata rispettivamente con il 69%, 67% e 63%. Lazio e Toscana ancora al di sotto della media nazionale con il 58%. Tra le città migliori Ferrara, Parma e Lucca.
Nel Centro Italia solo le Marche hanno raggiunto l’obiettivo del 55% della raccolta differenziata previsto dall’UE entro il 2025. Indietro il Lazio fermo al 34%.

Al Sud Puglia, Basilicata, Molise, Calabria e Campania sono al di sotto della media nazionale per la raccolta differenziata. Bene Abruzzo e Sardegna che la superano rispettivamente con il 60% e il 67%. Le città più virtuose sono Oristano (75%), Cagliari (74%), Avellino (72%). Fanalino di coda per Crotone (8%).
Il tasso di riciclo al sud è inferiore al 40%, al di sotto di 5 punti dalla media nazionale. E nessuna regione ha raggiunto ancora l’obiettivo del 2025, anche se la Sardegna è quasi arrivata con il 54%.
Trend in crescita in Sicilia, anche se la raccolta differenziata è ancora molto indietro. Ma i dati fanno ben sperare per il futuro.

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