La buona scuola che insegna agli studenti a lottare per il proprio futuro. Dall’aula alla piazza

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Gli insegnanti scendono in piazza. E lo fanno per il futuro dei loro studenti. Oltre che del pianeta stesso.
La buona scuola oggi è quella raccontata da tre insegnanti. Non è quella che ti fa venire l’orticaria pensando alle manovre del Governo Renzi per un’istruzione degna in Italia. E che con il Governo Di Maio-Salvini è ancora un capitolo dolente.
È fatta anche di tre storie di maestri che non si limitano a stare dietro a una cattedra a impartire lezioni. Ma agiscono. Insieme ai loro alunni. Interagiscono con loro, con azioni concrete ed esempi che possono aiutare anche i più piccoli a comprendere il mondo che li circonda. E a cambiarlo, se necessario.

Greta Thunberg, 16enne attivista svedese, ha dato vita a un movimento che ogni venerdì scende in piazza per chiedere che qualcosa venga fatto per salvare la Terra. Marianna Bertotti ci ha raccontato i Fridays For Future di una studentessa di 17 anni che agisce per cambiare le cose: “Se gli adulti ci assicurassero un mondo vivibile io sarei felicissima di studiare Tasso, Lucrezio, la guerra dei trent’anni e cose varie. Ma francamente non ne vedo l’utilità a lungo termine“.
Una professoressa le ha chiesto perché lo facesse.
Eppure proprio gli insegnanti dovrebbero spingere i ragazzi a lottare per il loro futuro. A crearsi un’identità. Contribuire a far crescere dei cittadini consapevoli. Anche dal punto di vista della sostenibilità.

Il tempo sta per scadere. E per fortuna anche a scuola qualcosa si sta muovendo. Su Facebook è nato un gruppo collegato ai Fridays for Future dedicato ai docenti. Per chiamare a raccolta chi vuole fare la differenza.
La grande incertezza. Insegnanti alla ricerca di valori tra competenze globali e identità nazionali” è un seminario che si svolge a Bologna il 22 e 23 febbraio 2019. Di un’attualità disarmante.
La sfida è ardua e c’è chi non lascia la nave nel momento del pericolo.

Insegnanti in piazza con gli studenti contro cambiamenti climatici

Photo by Alex Plesovskich on Unsplash

Monica Capo è maestra di scuola primaria.

Da più di 10 anni attiva come ambientalista, ma stanca e disillusa perché ai tavoli di dibattito i volti erano sempre gli stessi. Ed erano quelli di persone non in grado di cambiare le cose. C’era bisogno di un urgente passaggio di testimone. Ed è quello che è avvenuto con Greta.
L’incontro casuale sui social con Vincenzo Mautone, studente universitario, mentre entrambi cercavano di creare il gruppo Fridays for Future Napoli. Monica non capiva perché non ci fosse mobilitazione nella sua Campania, che vanta una tradizione ambientalista di tutto rispetto. Hanno cominciato venerdì 15 febbraio. Da pochissimo. Ma le idee sono chiare. E le proposte tante.
Stiamo lavorando con le scuole. In programma un’assemblea con gli universitari per discutere sul tema e, ovviamente, presidi degli studenti e volantinaggi in piazza a Napoli. C’è anche l’intenzione di incontrare l’Unione degli Studenti Medi per confrontarsi sulla possibilità di organizzare giornate a tema e incontri nelle scuole superiori“.
Sono partiti da ragazzi che già hanno a cuore il tema. “Se parte uno, partono tutti“. Perché se si dà il buon esempio e se le motivazioni sono forti, si crea interesse e voglia di fare, di agire, di cambiare. In collaborazione magari con le associazioni ambientaliste che la docente già conosce bene. Perché tutti devono interessarsi alla questione. Ma senza bandiere. “Il movimento è dei ragazzi. È partito da loro. Hanno bisogno di supporto, ma non devono essere prevaricati“. O strumentalizzati. In vista delle prossime Elezioni Europee 2019 il rischio è grande.

Da Napoli a Brescia. Cristina Carasi, maestra di scuola primaria.

In classe parla di sostenibilità e di comportamenti quotidiani che possono fare la differenza.
Cerco di condividere ogni giorno delle buone pratiche. L’atteggiamento verso l’ambiente in Italia è carente e molte volte viene vissuto con insofferenza. Greta ha dimostrato di avere una certa sensibilità verso questi temi, ne percepisce i rischi. È una sua caratteristica personale, ma senza un retroterra culturale, che noi non abbiamo, non si va da nessuna parte“.
In classe ha ideato un premio, la coppa settimanale, che si conquista con il lavoro scolastico, la collaborazione e la cooperazione tra compagni, fondamentale per far crescere adulti proattivi, senza barriere: “Siamo noi a passargli queste barriere, loro per natura non le hanno“. E con comportamenti sostenibili. Non portare a scuola merende piene di plastica, usare consapevolmente acqua e luci. Bonus anche per lo zaino sostenibile: chi lo usa fino alla quinta vince una medaglia!
Il tempo stringe, vorrei che imparassero e portassero a casa quello che possiamo fare per cambiare le cose“.

I bambini in questo sono bravi. Basta spiegare loro perché una cosa è pericolosa e recepiscono al volo. Gli adulti non ne sono capaci, non riescono a cambiare la loro forma mentis, perché disillusi o pigri.
I bambini sono più reattivi. Mentre spesso famiglie, docenti e dirigenti chiudono gli occhi. Il fatto è che le tematiche ambientali non sono viste come un’urgenza. Le scuole sono state investite di molti compiti, per affrontare “disastri sociali che si sono verificati negli ultimi anni“. Come il bullismo. “Forse l’ambiente non è ancora visto come vera e propria emergenza ed è per questo che spesso la tematica viene delegata alla sensibilità dei singoli soggetti. Non c’è una legge che vincoli tutti gli insegnanti a seguire dei corsi“. Come invece ci sono indicazioni per il bullismo.

Lei ha dato il via ai FFF di Brescia. I suoi alunni sono ancora piccoli. Ma a un incontro in piazza, un’allieva è arrivata insieme ai genitori. E con la figlia ha aiutato nel volantinaggio. Perché i bambini capiscono che per fare la differenza bisogna agire. A differenza degli adulti chiusi nelle loro gabbie mentali.

Lavora, invece, a Salsomaggiore Massimo Mainardi.

Insegnante di lettere alla scuola media Carozza, da anni lavora su tematiche ambientali. “Non sono dotato di nessuna particolare sensibilità, semplicemente sono ormai molti anni che la comunità scientifica ci mette in guardia, ci spiega cosa sta succedendo e perché, prefigurando scenari sempre più precisi e drammatici per un futuro sempre più immediato“.
Grazie a Greta i suoi ragazzi si sono accorti che non erano soli a preoccuparsi per il futuro del pianeta. In classe hanno letto i rapporti dell’IPCC, visto video, film e documentari, realizzato grafici, elaborando tutti i dati che si possono facilmente trovare in rete.

Portarli a manifestare è stato bellissimo“.

Non solo cartelloni, slogan, striscioni, canzoni. I ragazzi hanno anche incontrato i sindaci di Salsomaggiore e Fidenza per chiedere loro perché non stessero facendo niente. Hanno scritto a Juncker e al Ministro Costa. Non hanno ricevuto risposta.
Hanno capito che stavano facendo la cosa giusta, si sono sentiti importanti e valorizzati nel loro impegno. Giovedì prossimo saranno ospiti del Consiglio Comunale di Salsomaggiore, dove leggeranno un intervento e risponderanno alle domande dei Consiglieri: non è fantastico?“.

Molte colleghe lo stanno seguendo e collaborano ogni giorno progettando attività e conducendo a staffetta i Fridays for Future, per evitare che siano sempre le stesse classi a scioperare. Altre, invece, non digeriscono termini come “sciopero” o “protesta“. “Preferirebbero realizzare un bel cartellone e starsene in classe: ma chi lo verrebbe mai a sapere?“.
Anche come scuola stanno lavorando per insegnare comportamenti semplici che ogni giorno possono fare la differenza. Molti docenti prendono il caffè dalla macchinetta dalla loro tazzina in ceramica. Perché hanno ben capito quanto la plastica usa e getta sia il male.  Merito dei professori, ma anche del dirigente scolastico, intelligente e aperto, che apprezza il suo modo di lavorare e anche di “fare politica“, senza strumentalizzare o manipolare i ragazzi. “Sto cercando di sviluppare il loro senso civico“. Anche i genitori lo seguono con fiducia.

Il 15 marzo tutti loro saranno  in piazza per lo Sciopero Globale per il Clima. E con loro tanti ragazzi, molti altri insegnanti, tanta gente comune. L’unione fa la forza. Ed è vero che non si è mai troppo piccoli per fare la differenza.

 

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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