Il buco dell’ozono sta guarendo. Ecco perchè è una bella notizia

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In questi giorni in cui l’isolamento sociale a causa dell’epidemia di Coronavirus ci costringe a casa, il Pianeta respira.
Una bella notizia in mezzo a un mare in tempesta di dati che riportano una situazione drammatica, tra nuovi casi positivi che aumentano ogni giorno, in Italia e nel mondo, e persone che non sopravvivono a questo nemico invisibile e subdolo.
Dal fronte della salute del pianeta Terra, però, ci arriva un’altra bella notizia. Che ci porta ancora di più a credere che bisogna assolutamente cambiare marcia quando tutto questo sarà finito.
Il buco dell’ozono sta guarendo. Merito dell’epidemia di Coronavirus che ha mandato in lockdown il mondo? O c’è dell’altro dietro?

Photo by Gerd Altmann on Pixabay

Cos’è il buco dell’ozono

Con il termine buco nell’ozono o dell’ozono (anche se sarebbe più corretto dire “buco nello strato di ozono“) si intende una riduzione dello spessore dello strato di ozono presente nell’atmosfera terrestre.
Lo strato di ozono protegge la Terra e i suoi abitanti dai raggi nocivi del sole.
A causa di sostanze inquinanti immesse nell’aria dalle attività umane, lo strato perde man mano la sua capacità di proteggerci. In particolare il dito è puntato contro i gas clorofluorocarburo (CFC).

Il buco nell’ozono oggi colpisce principalmente quella parte di atmosfera che si trova sopra il Polo Sud, sopra l’Antartide. L’espansione è impressionante: 5% ogni 10 anni.
Un problema ambientale con cui l’uomo combatte ormai da decenni. E che gli scienziati seguono sempre con massimo interesse, cercando soluzioni per proteggere il nostro ecosistema messo a dura prova anche dal riscaldamento globale.

Photo on Pixabay

Buco dell’ozono sempre più piccolo.

A ottobre 2019 gli scienziati dell’Ente americano per le ricerche su atmosfera e oceani, il Noaa, avevano annunciato al mondo intero una notizia che tutti aspettavano da decenni. Il buco dell’ozono aveva raggiunto dimensioni piccolissime. Dimensioni che non si vedevano dal lontano 1982.
Gli ultimi dati parlavano del più piccolo buco dell’ozono osservato negli ultimi 37 anni. Le temperature calde nella stratosfera sopra l’Antartide hanno limitato le emissioni di ozono tra i mesi di settembre e di ottobre dello scorso anno. E questo ha permesso un rimpiccolimento del “buco”.
Secondo gli esperti questa notizia, però, non era proprio bellissima. Perché con le temperature più alte registrate in Antartide si è assistito a una riduzione delle reazioni che intercorrono tra ozono e cloro e bromo, composti in grado di distruggerlo ed emessi nell’atmosfera principalmente dall’uomo.

In 40 anni questo è accaduto solo tre volte di assistere a riduzioni del buco dell’ozono considerati “atipici”. Nel 1988, nel 2002 e nel 2009, appunto.
Paul Newman, capo scienziato di Scienze della Terra presso il Goddard Space Flight Center della Nasa, ribadisce che quello a cui abbiamo assistito è dovuto a temperature stratosferiche più alte.

“Non è un segno che l’ozono atmosferico è improvvisamente sulla buona strada per il recupero”.

Ma in questo 2020 iniziato con una sfida che l’umanità si trova a fronteggiare per la prima volta (si spera) unica, il Coronavirus, dal buco dell’ozono arriva un’altra notizia che potrebbe essere, questa volta, davvero positiva.

Photo by Josh Hild on Unsplash

Il buco dell’ozono guarisce e cambia i venti.

In questi giorni una ricerca pubblicata su Nature ci dà ottime notizie. Lo strato di ozono che si trova sopra l’Antartide sta guarendo. E tutto questo potrebbe cambiare molte cose sul nostro pianeta. Con effetti su venti e correnti d’aria che attraversano la Terra.
Dopo aver raggiunto i minimi storici a fine 2019 (con estensione pari a 16,3 milioni di chilometri quadrati), i ricercatori dell’Università del Colorado Boulder hanno deciso di vederci più chiaro. Scoprendo che questa riduzione avrebbe contribuito a frenare e invertire alcuni cambiamenti nelle correnti d’aria dell’emisfero australe. Contribuendo a migliorare la situazione.
Secondo i ricercatori, il protocollo di Montreal, trattato internazionale del 1987 che ha eliminato in modo graduale la produzione di sostanze che distruggono l’ozono, comincerebbe a dare i suoi frutti.
I ricercatori hanno deciso di indagare se i cambiamenti avvenuti sono da ricollegarsi a eventi naturali oppure se si tratta proprio di eventi collegati alla riduzione del buco nello strato di ozono.
Già studi precedenti hanno collegato lo spostamento dei flussi del vento ai cambiamenti climatici.

I ricercatori, oggi, tramite simulazioni al computer, hanno scoperto che il cambiamento affrontato dallo strato dell’ozono ha permesso un cambiamento radicale dei flussi del vento. Antara Banerjee dell’Università del Colorado Boulder, uno dei principali autori, spiega:

“Questo studio si aggiunge alle crescenti prove che dimostrano la profonda efficacia del protocollo di Montreal. Non solo il trattato ha stimolato la guarigione dello strato di ozono, ma sta anche guidando i recenti cambiamenti nei modelli di circolazione dell’aria nell’emisfero meridionale”.

Bisogna aspettare prima di cantar vittoria. Il Protocollo di Montreal pare abbia messo in pausa il cambiamento dei venti. E questa è una buona notizia. Ma non bisogna abbassare la guardia.

“La definiamo una pausa perché le tendenze della circolazione al rialzo potrebbero riprendere, rimanere così o invertirsi. È il tiro alla fune tra gli effetti opposti del recupero dell’ozono e l’aumento dei gas a effetto serra che determineranno le tendenze future”.

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Redazione i404

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