Green diesel e pubblicità ingannevole. Pratiche di greenwashing smascherate (anche a scuola)

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Non è tutto ecologico quello che è accompagnato dal termine Green.
L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) condanna a una maxi multa Eni, colpevole di aver promosso negli spot pubblicitari il suo green diesel come non inquinante. Quando invece inquina.

Operazioni di greenwashing che non sono più tollerabili.
E che arrivano anche tra i banchi di scuola. Con la stessa azienda accusata di essere tra le più grandi produttrici di combustili fossili che dà lezioni ai docenti su tematiche sostenibili e ambientali.

Green diesel

Photo by Florian Rieder on Unsplash

Il Green Diesel che inquina. Ma è narrato come non inquinante.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha multato Eni S.p.A. con una sanzione di 5 milioni di euro, per aver diffuso messaggi pubblicitari ingannevoli per la promozione del carburante Eni Diesel+. Dopo un reclamo di Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino e Transport & Environment (T&E) per violazione del Codice del Consumo, la sentenza non fa sconti.
Da quello che si legge nella nota del Garante,

l’ingannevolezza dei messaggi derivava in primo luogo dalla confusione fra il prodotto pubblicizzato EniDiesel+ e la sua componente biodiesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), chiamata da Eni “Green Diesel”, attribuendo al prodotto nel suo complesso vanti ambientali che non sono risultati fondati.

Un Green Diesel che non è green.

L’AGCM sottolinea che Eni ha usato termini legati all’ecologia e alla sostenibilità pur parlando di un prodotto che è inquinante. E non può essere “narrato” al pubblico come green.
Anche alcune caratteristiche del prodotto illustrate negli spot non sono state confermate, come la riduzione di emissioni gassose fino al 40%, di emissioni di CO2 del 5% in media e dei consumi fino al 4%. O non sono state contestualizzate.

Il gasolio in questione è prodotto nelle raffinerie di Venezia e Gela, con una componente del 15% di HVO (Hydrotreated Vegetable Oil). Questo componente deriva da olio di palma grezzo e da suoi derivati.
È ingannevole utilizzare il termine green e rinnovabile, in riferimento alla componente HVO del prodotto, soprattutto per le emissioni associate all’utilizzo di questo olio. E non ci sono calcoli o giustificazioni che possano portare a parlare di una riduzione del 5% delle emissioni di gas serra.
Veronica Aneris, responsabile Transport & Environment (T&E) in Italia, sottolinea che non si può parlare di diesel green se è prodotto con olio di palma o altre colture alimentari, perché bisogna considerare la deforestazione e le emissioni associate.
Esiste anche una petizione contro l’uso dell’olio di palma nel diesel.

La risposta dell’Eni.

Dal canto suo l’azienda ha interrotto la campagna promozionale impegnandosi a non usare più la parola green in riferimento ai suoi carburanti per autotrazione.
Il gruppo si dice comunque sorpreso della decisione presa. E annuncia che si rivolgerà al Tar del Lazio.

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Photo by sue hughes on Unsplash

Prima multa contro il greenwashing?

Il neologismo “greenwashing” è stato coniato per indicare tutte quelle strategie di comunicazione messe in atto da imprese, istituzioni, organizzazioni per costruire un’immagine di sé ingannevole, non conforme al reale, nell’ottica di dimostrare attenzione alle tematiche ambientali e di impegnarsi a ridurre l’impatto sulla Terra. Distogliendo di fatto l’attenzione da altre attività o prodotti che vanno in senso opposto.
Valentina Fulanetto ne L’industria della carità definisce il greenwashing come:

Una forma di appropriazione indebita di virtù e di qualità ecosensibili per conquistare il favore dei consumatori o, peggio, per far dimenticare la propria cattiva reputazione di azienda le cui attività compromettono l’ambiente.

Il marketing oggi ne fa ampio uso. Creando però un’immagine distorta dell’azienda, dei servizi e dei prodotti. Ingannando di fatto il consumatore finale. Anche sfruttando termini “green” a sproposito.

C’è oggi chi vede nella maxi multa inflitta dall’Authority la prima vera sanzione contro una pratica di greenwashing.
Secondo i promotori del reclamo accolto da AGCM, si tratta di una decisione storica, soprattutto in Italia. Perché si parla per la prima volta di greenwashing. E viene smascherata una consuetudine comunicativa che rappresenta un danno per i cittadini.

greenwashing

Photo by Tobias Tullius on Unsplash

Eni insegna ai docenti pratiche di sostenibilità ambientale.

Fa discutere la scelta dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp) di stringere un accordo con Eni, per un programma di incontri sui temi della sostenibilità ambientale dedicato alle scuole italiane, dal titolo “Il futuro non aspetta. Sostenibilità e ambiente all’interno dell’educazione civica“. Soprattutto dopo la maxi multa inflitta.
Teachers for Future Italia, in un comunicato inviato alla stampa, annuncia che Eni e Anp organizzeranno insieme “in tutta Italia dei seminari sulle tematiche ambientali, per affiancare le scuole e formare i docenti supportandone la capacità progettuale“.
Un paradosso secondo i docenti attivisti per il clima:

Insomma anziché rilanciare la scuola, come modello di organizzazione che si basa sull’applicazione di un nuovo paradigma ecologico, ci sono Dirigenti Scolastici che consentono ad Eni addirittura di formare i docenti sulle tematiche ambientali.

Teachers for Future Italia e i docenti che ne fanno parte hanno deciso di

prendere le distanze da questa iniziativa che coinvolge una delle grandi aziende mondiali che causano cambiamenti climatici e contaminazione del pianeta attraverso l’estrazione senza limiti dei combustibili fossili, che è già stata riconosciuta responsabile di immani disastri ambientali, corruzione, sfruttamento dei paesi poveri e tenta di dipingere di verde la sua sua anima nera attraverso costante e pressante attività di greenwashing, non possiamo che invitare i docenti a boicottare l’iniziativa perché Eni è e resta il simbolo assoluto del sistema che il nostro movimento vuole cambiare per ottenere giustizia climatica e ambientale e per combattere l’ecocidio.

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