Filippo, il principe reso immortale dal suo amore per la natura

In evidenza

Redazione i404
i404 racconta com'è cambiato il mondo e dove sta andando. Quello che raccontiamo è un’opportunità.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiSu Filippo duca di Edimburgo, principe consorte della regina Elisabetta d’Inghilterra scomparso il 9 aprile scorso all’età di 99 anni, si è detto e scritto di tutto. E molto altro si racconterà anche nei giorni successivi ai funerali, avvenuti oggi alle porte di Londra.

L’infanzia tormentata in Grecia, l’adolescenza con la nonna e gli studi in Scozia, l’amore per lo sport e la natura, il servizio alla Royal Navy durante la Seconda Guerra Mondiale, il matrimonio con la principessa Elisabetta nel 1947 (insieme alla quale ha vissuto per 73 anni), la presenza discreta e devota accanto alla moglie diventata regina nel 1952 (incoronata dopo la morte di Re Giorgio VI), l’amore per le automobili, il suo umorismo, le sue stravaganze, le sue volontà oggi rispettate alla lettera, fino alla deposizione del feretro nella cripta della cappella di San Giorgio, accanto al castello di Windsor.

L’omaggio della manifestante in topless

Davanti ai cancelli del castello di Windsor, da dove alle 15,50 era partito il corteo funebre, è una attivista ambientalista a ricordare a modo suo l’amore del principe Filippo per la natura. Durante il minuto di silenzio, si è denudata e ha gridato: «Salviamo il pianeta!». Non è riuscita a dire altro la donna in topless, in quanto è stata fermata dalla polizia.

Un omaggio stravagante, ma in armonia con il personaggio. Il principe Filippo può essere infatti considerato un pioniere dell’ambientalismo. Già dalla fine degli anni ’50, quando si era ritagliato un ruolo come first-man e “ambasciatore” della Corona, sostenne le cause ambientali, incoraggiando con il suo stile unico (e prima che diventasse di moda) la conservazione di quella che decenni dopo sarebbe stata definita biodiversità. Fino a quando ha potuto, il defunto consorte della Regina ha girato il mondo per attirare l’attenzione sulla difficile situazione della fauna selvatica minacciata dal bracconaggio, dalla deforestazione e dall’inquinamento, fotografando foche in Antartide, nutrendo elefanti in Africa e posando con i panda in Cina.

Foto di Wonita & Troy Janzen da Pixabay

Presidente emerito del WWF Internazionale

Questa sua vicinanza ai temi della salvaguardia dell’ambiente e delle specie selvatiche lo portò a diventare presidente del World Wildlife Fund internazionale, dal 1981 al 1996. Tuttora ne era presidente emerito. «Nel corso di più di mezzo secolo», ha dichiarato Pavan Sukhdev, attuale presidente del Wwf internazionale, «gli sforzi di Sua Altezza Reale, il Principe Filippo per conto del WWF sono stati inestimabili: ha visitato i progetti WWF in oltre cinquanta paesi nei cinque continenti, promuovendo le questioni di conservazione ai più alti livelli governativi e aziendali, sostenendo la raccolta  fondi e contribuendo alla crescita della consapevolezza sulle tematiche ambientali».

Il ricordo di Fulco Pratesi

Il fondatore e presidente emerito del WWF Italia, Fulco Pratesi, è stato anche presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, e ha incontrato più volte il Duca di Edimburgo. «Col primo Presidente del WWF Internazionale ho avuto modo di avere spesso incontri e di ammirare la sua semplicità, il suo humour. Il nostro comune passato di “cacciatori pentiti” e l’amore per la natura mi consentirono di frequentarlo spesso. Ricordo negli anni ’70 un’escursione al Parco Nazionale d’Abruzzo dove arrivò con un solo collaboratore e abitò con noi in un Motel Agip, che preferì al Grand Hotel dove abitavano i turisti ricchi. Poi in una lunga salita in montagna, riuscimmo a osservare due orsi marsicani, che il marito della Regina riprese con una minuscola macchina fotografica. Durante un viaggio all’Oasi WWF di Palo Laziale, invitati dalla principessa Nicoletta Odescalchi, nell’auto dell’Ambasciata britannica mi chiese cosa significassero le schioppettate dei cacciatori che risuonavano lungo la via Aurelia. Ne fu indignato. In un volo nel suo aereo da Roma a Londra, nel quale si metteva sempre alla cloche ai decolli e agli atterraggi, parlavamo di natura e di animali da salvare. In una delle visite al WWF di Roma (nel 1995 incontrò tutto lo staff) ci disse che se fosse stato distrutto il Colosseo, disponendo di disegni e rilievi, si sarebbe potuto in qualche modo ricostruirlo. Se si fosse estinto il rinoceronte indiano (allora in grave pericolo) nemmeno Dio avrebbe potuto rifarlo».

Crescere nella natura: il premio voluto da Filippo

Si chiama Premio internazionale del Duca di Edimburgo (DofE) ed è nato per fornire ai giovani gli strumenti essenziali per affrontare la vita. Il Premio è indirizzato a tutti i giovani dai 14 ai 24 anni, indipendentemente dal loro background, cultura, capacità fisiche, abilità e interessi. Si tratta di vivere per un periodo di tempo completamente immersi nella natura, con prove del saper vivere a cui molti sudditi per anni hanno aspirato.

Il Duca di Edimburgo lanciò il programma nel 1956, descrivendolo una volta come un “kit per la crescita fai-da-te”. Da quando è stato istituito, il programma DofE «ha aiutato innumerevoli giovani nel loro percorso a volte difficile verso l’età adulta». Secondo il principe Filippo, il DofE ha svolto un ruolo cruciale nel supportare i giovani a sopravvivere e prosperare nonostante le sfide senza precedenti della pandemia. Un impegno, quello verso la cultura e l’amore dell’ambiente, che la morte non ha certo fermato.

- Pubblicità -spot_imgspot_img

Commenta

Perfavore inserisci un commento!
Nome

- Pubblicità -spot_img

Correlati