Earth Day: basta contare i danni, ora bisogna ripararli. Wwf: no ai cibi provenienti da deforestazione

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 4 minutiRiparare il danno. Restore our Earth. Questo il tema della 51^ edizione della Giornata mondiale della Terra che verrà celebrata giovedì 22 aprile 2021. Nata nel 1970 per sensibilizzare il mondo all’importanza della conservazione delle risorse naturali della Terra, negli ultimi anni la manifestazione è riuscita a mobilitare oltre un miliardo di persone nei 193 Paesi dell’Onu coinvolti. Dagli anni Settanta ad oggi la salute dell’unico pianeta a disposizione degli esseri viventi è precipitata. Scioglimento dei ghiacciai, deforestazione, desertificazione, inquinamento degli oceani, gas serra… L’allarme lanciato 51 anni fa è semplicemente caduto nel vuoto. E come accade per tutte le cose umane, la sveglia arriva quando il danno è ormai fatto. Ma adesso il danno va riparato. Subito.

L’intento di questa edizione, quindi, non è solo quello di sensibilizzare l’umanità sulla necessità di ridurre l’impatto ambientale attraverso l’utilizzo di processi naturali, l’impiego di tecnologia verde e tecniche innovative. Ma anche quello di cercare di rimediare al danno già fatto. Perché salvare la Terra non è più soltanto un’opzione. Salvare la Terra vuol dire salvare l’umanità.

Foto di Anastasiia Orlova da Pixabay

La sostenibilità nella Costituzione Italiana

La proposta è stata presentata dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis): «L’inserimento dello Sviluppo Sostenibile nella Costituzione sarà la migliore risposta che l’Italia potrà dare alla sfida di realizzare un Patto Educativo Globale, come auspicato da Papa Francesco, per imprimere una svolta alla storia dell’umanità verso orizzonti di fratellanza». Queste le parole del presidente dell’Asvis Pierluigi Stefanini, intervenuto nel dibattito sul Patto Educativo Globale in occasione della maratona multimediale dal titolo “One People One Planet” organizzato da Rai Play e Earth Day Italia  per la Giornata mondiale della Terra. L’intervento andrà in onda domani, giovedì 22 aprile, a partire dalle ore 19,10  sul sito e sull’app di Ray Play oltre che su onepeopleoneplanet.it.

«È una proposta dell’ASviS, fatta propria anche dal Governo Draghi», ha proseguito Stefanini, «che vuole garantire dignità costituzionale al principio di giustizia intergenerazionale e intragenerazionale. Un obiettivo ambizioso affinché in ogni luogo e nel più breve tempo possibile ogni bambino possa crescere lontano da violenza e sfruttamento e in cui ogni donna possa godere di una totale uguaglianza di genere. Insomma un passo importante verso un mondo giusto, equo, tollerante, aperto e socialmente inclusivo che soddisfi anche i bisogni dei più vulnerabili».

La copertina della campagna del WWF “Do eat better”

Stop agli alimenti derivanti da deforestazione

In concomitanza con la Giornata mondiale della Terra, il World Wildlife Fund ha lanciato il manifesto Food4Future e la campagna di sensibilizzazione “Do eat better”, mangia meglio. Due gli obiettivi: promuovere l’adozione di una dieta prevalentemente a base vegetale; approvare una norma vincolante che impedisca l’importazione – nei paesi dell’Unione Europea – di prodotti causa di deforestazione, come carni bovine e olio di palma. «Noi del Wwf», recita un passo del manifesto «vogliamo ridurre l’impronta dei consumi della UE sulle foreste attraverso l’approvazione una norma vincolante che impedisca a qualsiasi alimento (materia prima o trasformata) prodotto in modo legale o illegale, collegabile alla deforestazione o al degrado di altri ecosistemi naturali, di entrare nei mercati della UE. Nessuna violazione dei diritti umani deve inoltre essere legata alla raccolta o produzione di materie prime immesse nel mercato della UE».

Inoltre il WWF intende ridurre, fino all’eliminazione, le perdite di alimenti che avvengono lungo le filiere di agricoltura, acquacoltura, nella pesca o in altre attività della produzione primaria. Si calcola ad esempio che gli agricoltori scartino dal 20 al 40% dei loro prodotti in quanto non rispondono ai caratteri “estetici” richiesti da venditori e consumatori.

Herd of cattle on highway, Pantanal, Brazil (Photo by Andre Dib)

Mangia meglio: il WWF mette tutti a dieta

Ma sostenibilità e fine degli sprechi devono cominciare prima di tutto dalla cucina di casa. «I sistemi alimentari provocano l’80% di perdita di biodiversità. Per questo il WWF lancia la campagna Food4Future per nutrire 8 miliardi di persone e salvare il capitale naturale globale. Cambiare i metodi di produzione e le abitudini di consumo del cibo, avviare regolamentazioni coerenti e trasformare il mercato alimentare. A cominciare da domani», recita il manifesto dell’associazione. Per il WWF non c’è più tempo per aspettare l’avvio della transizione ecologica dei sistemi alimentari, e alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra lancia la sua Campagna Food4Future per promuovere modelli di produzione e consumo alimentari che, a cominciare dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il Governo Draghi sta reimpostando, «proteggano e conservino la natura, garantendo al tempo stesso cibo sufficiente, equo, pulito, sano e nutriente, per le generazioni attuali e future».

Sustainable Earth Hour dinner in Helsinki (Photo by Lisa Takala)

Verso i 10 miliardi di abitanti: la Terra ci sfamerà ancora?

Entro il 2050 la Terra sarà abitata da circa 10 miliardi di persone, mentre già oggi (ne siamo quasi 8 miliardi) circa un miliardo di persone soffre di fame cronica. L’agricoltura intensiva, la pesca intensiva e gli allevamenti intensivi non sono quindi le risposte per contrastare la fame nel mondo, ma sono sicuramente la causa degli ecosistemi e della biodiversità. Secondo il WWF, sono quattro le aree d’azione urgenti che, se messe in pratica subito a livello globale, consentirebbero di rendere i sistemi alimentari più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta: agire in campo (grow better), in mare (fish better), a tavola (eat better), riducendo perdite e sprechi alimentari (use better).

Cambiare rotta, già dalla spesa di oggi

Cambiare le proprie abitudini alimentari è la prima cosa da fare. Subito. I cibi non sostenibili sono quelli che derivano dalla pesca industriale, dagli allevamenti e dall’agricoltura intensiva. La carne? Bisognerebbe tornare ai primi anni Settanta, quelli dell’austerity, quando dopo sei giorni di zuppe, minestroni, paste, baccalà e frittate, la domenica aveva la forma di un bel polpettone, o di un pollo cucinato al forno. Bisogna tornare al mercato, e consumare soprattutto frutta e ortaggi a chilometro zero. E acquistare sempre lo stretto necessario. Tornare a fare il pane, la pasta e il ciambellone per la colazione in casa, in base ai consumi settimanali. Consumare meglio e di meno si può. Fa bene anche al portafoglio.

«Il Pianeta ha mostrato la finitezza delle proprie risorse e la fragilità dei propri meccanismi di funzionamento. Dobbiamo correre ai ripari a cominciare da oggi, dalla prossima spesa che faremo», afferma Eva Alessi, responsabile consumi sostenibili e risorse naturali di WWF Italia. «È fondamentale modificare i sistemi alimentari, dalla produzione al consumo, per renderli più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta».

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