Decreto Rilancio, Costa: Ripartire dall’ambiente. E intanto si rinvia la Plastic Tax

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Il Decreto Rilancio riparte dall’ambiente. Questo sostiene il Ministro Costa, commentando il nuovo decreto emanato dal governo Conte per sostenere l’Italia durante l’emergenza Coronavirus.
E intanto è ormai certo che la Plastic Tax sarà rinviata al 2021.
Mentre in questi giorni si fanno i conti con problemi ambientali derivanti anche dallo smaltimento, non sempre corretto, di mascherine e guanti, indispensabili per affrontare la Fase 2.

Decreto Rilancio, tematiche ambientali.

Nella serata del 13 maggio 2020, dopo il Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, in conferenza stampa, ha illustrato alcune delle novità del Decreto Rilancio.
Tra le tematiche inserite nel testo, anche alcuni provvedimenti volti a favore della difesa dell’ambiente.
Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa sostiene che si ripartirà proprio da qui. Perché abbiamo visto che la terra è tornata a respirare durante la crisi innescata da Covid-19, con smog e inquinamento diminuiti praticamente in tutto il mondo. E che l’impatto dell’uomo sul pianeta ha conseguenze devastanti non solo per Madre Natura.
Nel Decreto Rilancio troviamo le Zea, le zone economiche ambientali, ecobonus e i bonus bici, di cui vi abbiamo già parlato per ripensare la mobilità in ottica sostenibile.

Il ministro Costa parlando di ambiente, come protagonista della ripartenza dopo l’emergenza Coronavirus, si dice assolutamente soddisfatto. “Da domani l’Italia riparte e si cambia marcia rispetto al passato“, aggiunge poi.

Stiamo lavorando concretamente per rendere sostenibile la ripartenza e il dl appena approvato è il segno tangibile di questo cambio di passo già prospettato con il Def.
Sergio Costa

Bonus bici.

Nel dettaglio il Ministro parla di 120 milioni di fondi del suo ministero e di una collaborazione con il Mit per proporre il bonus bici per acquistare biciclette classiche o a pedalata assistita e anche monopattini.

È un sostegno a una filiera virtuosa della nostra industria: l’Italia è secondo produttore di bici al mondo ed è un sostegno alla mobilità green che sarà la più grande alleata delle nostre città nella ripresa post covid per quanto riguarda la mobilità.
Sergio Costa

Il contributo previsto è fino a 500 euro e al 60% del costo della bici.

Cosa sono le Zea, zone economiche ambientali.

Sergio Costa parla anche delle Zea, le zone economiche ambientali. Sono stati stanziati 40 milioni di euro per le imprese che fanno parte di queste zone, “per creare sviluppo sostenibile nei parchi nazionali“.
Le Zea sono nate a fine 2019, sempre per volontà del ministro dell’ambiente. Si tratta del primo progetto simile in Italia, al momento sperimentale, per sostenere i nostri parchi nazionali ed evitare anche lo spopolamento dei piccoli comuni che sorgono all’interno.

Finanziate con 20 milioni di euro nella legge di stabilità, con le Zea i parchi hanno la possibilità di produrre sviluppo senza contrastare con l’ambiente. Inoltre, altri 120 milioni di euro si aggiungeranno per il 2020 alle risorse già stanziate in modo da realizzare su questi territori progetti green, implementando l’imprenditoria e combattendo, oltre che la fuga dei cervelli, il terribile fenomeno dello spopolamento.
Sergio Costa

Gli incentivi serviranno a valorizzare e proteggere le risorse naturali del bel paese.

A cosa serve l’ecobonus.

E poi nel provvedimento è contenuto anche l’ecobonus, fortemente voluto dal sottosegretario Riccardo Fraccaro che lo ha elaborato insieme al ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli.
La volontà è quella di promuovere il settore dell’edilizia, soprattutto per quello che riguarda le nuove costruzioni, con scelte green e sostenibili. Ma anche per quello che riguarda le ristrutturazioni.
Riccardo Fraccaroi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, spiega:

Il superbonus al 110% consentirà di realizzare i lavori di miglioramento della classe energetica e di messa in sicurezza delle abitazioni a costo zero per i cittadini. Una proposta shock per affrontare la situazione economica senza precedenti dal secondo dopoguerra a oggi che il Paese sta attraversando, ma anche la grave crisi climatica del pianeta che deve rappresentare una priorità assoluta.

Il bonus è previsto per interventi di riqualificazione energetica e antisismica e riguarda l’installazione di impianti fotovoltaici, colonnine per la ricarica di auto elettriche, miglioramenti in ambito di efficienza energetica. Le spese dovranno essere sostenute dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

Possiamo senz’altro dire che stiamo lavorando per una ripresa del Paese in chiave green. Un decreto che sicuramente il Parlamento potrà ulteriormente arricchire in chiave green.
Sergio Costa

decreto rilancio

Photo by Layne Harris on Unsplash

Che fine ha fatto la Plastic Tax?

Se nel Decreto Rilancio sono tante le iniziative green, c’è un altro aspetto che deve essere sottolineato. Che fine ha fatto la Plastic Tax?
Pare ormai certo che la tassa contro la plastica sarà rimandata al 2021. Dal primo gennaio del prossimo anno dovrebbero entrare in vigore le disposizioni relative all’imposta sui prodotti in plastica monuso, così come l’imposta sul consumo di bevande zuccherate, la cosiddetta Sugar Tax.
Le due tasse erano già previste dall’ultima Legge di Bilancio. La previsione per l’entrata in vigore era fissata all’estate 2020. Ma con l’emergenza Coronavirus tutto slitta al prossimo anno.

Cos’è la Plastic Tax.

La “tassa sulla plastica” è una norma contenuta nell’ultima Legge di Bilancio che si applica a tutti gli oggetti di materiale plastico progettati e realizzati per un solo utilizzo, quindi tutti i prodotti in plastica monouso, usa e getta (i manufatti con singolo impiego o MACSI).
All’inizio la sanzione era di 1 euro al chilogrammo, ma nell’ultima versione varata nella norma l’imposta è diventata di 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica contenuta in questi oggetti usa e getta.
La tassa deriva dall’introduzione da parte dell’Unione Europea di una limitazione all’uso di questi oggetti altamente inquinanti. Il mondo è pieno di plastica, le isole di plastica negli oceani e nei mari ne sono un esempio. E bisogna in qualche modo correre ai ripari.

Cos’è la Sugar Tax.

La Sugar Tax, come suggerisce il nome stesso, è un’imposta sulle bevande troppo zuccherate. L’imposta colpisce quelle aziende che producono e commercializzano bibite che contengono al loro interno troppe sostanze edulcoranti aggiunte.
La tassa è di 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e di 0,25 euro al chilogrammo per i prodotti che sono in vendita in un formato per cui è richiesta in seguito la diluizione.
Una tassa per colpire le aziende produttrici di bevande che, secondo recenti studi scientifici, possono provocare problemi alla salute delle persone.

Smaltimento di mascherine e guanti, un nodo da sciogliere.

In questo quadro, in cui intervengono bonus e incentivi per difendere l’ambiente e migliorare la salute del pianeta e nel quale si rimandono importanti provvedimenti volti proprio alla salvaguardia della nostra casa comune, c’è un altro fattore da mettere sulla bilancia degli interventi per l’emergenza Coronavirus.
Lo smaltimento di mascherine, guanti e anche camici usati, tutti prodotti usa e getta, potrebbe dare vita a una nuova emergenza, questa volta ambientale.
Questi dispositivi monouso sono fondamentali per proteggere gli operatori sanitari e anche i cittadini dal Coronavirus. Centinaia di milioni di mascherine chirurgiche o di altro tipo e di guanti monouso, milioni di camici, cuffie, tute, calzari usati negli ospedali vanno a incrementare la mole di rifiuti non riciclabili.
Sin dall’inizio dell’epidemia ci è stato correttamente suggerito di gettare tutto questo materiale nel bidone dell’indifferenziato, sigillando tutto con cura per evitare contaminazioni.

Purtroppo c’è chi getta tali dispositivi per terra, per le strade della città, nei parchi, nei giardini. Mascherine e guanti possono diventare una nuova forma di inquinamento, al quale però in questo momento di epidemia non possiamo rinunciare.
Un problema da non sottovalutare. Per non ritrovarci a dover raccogliere in mare non solo bottiglie e sacchetti di plastica, ma anche guanti e mascherine.

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