Cosa sarai dopo la morte? Inaugurato il primo centro di compostaggio umano

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minuti«Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai».
Se ne parla nella Genesi della Bibbia. Ritornare alla terra una volta morti. Tema che torna oggi di forte attualità.
A Seattle è attivo Recompose, il primo sistema di riduzione dei corpi umani in terreno fertile. Una sorta di compostaggio umano.
Dopo la nostra morte non è male pensare di aver contribuito a creare un prato o una foresta da lasciare come eredità green alle generazioni future.

Cos’è Recompose, il primo centro di compostaggio umano

Scegliere cosa essere dopo la morte. Recompose ha iniziato la sua attività l’8 febbraio 2021: la prima sede del progetto si trova a sud di Seattle. Alcune persone hanno scelto di diventare terreno fertile per aiutare la natura, in quella che è considerata una rivoluzione sostenibile della sepoltura.
Dieci persone hanno scelto di far parte del progetto e i loro resti umani sono ospitati al momento nella Greenhouse.
I corpi, dopo un particolare procedimento, sono messi a riposare un mese in un vaso pieno di trucioli di legno, di paglia e di erba medica. Durante questi 30 giorni i vasi vengono costantemente monitorati e, trascorso il tempo necessario, il terreno viene posizionato in un contenitore di finitura per altre 2-4 settimane. Per poi tornare alla terra, trasformandosi in prato o boschi.

 

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Come funziona Recompose

Il team di Recompose spiega che gran parte del lavoro viene svolto da microbi naturalmente presenti in natura, anche dopo la nostra morte. I vasi vengono collocati in quella che sembra un’alveare delle api, impilati l’uno sull’altro, a creare un collettivo di anime che, dopo aver lasciato questo mondo, hanno deciso di mettere a disposizione i resti mortali per un progetto green che di fatto regala loro l’immortalità. Ritornando a far parte di un ciclo naturale ed entrando in un ecosistema più ampio, diventiamo noi stessi parte del pianeta.

compost
Foto di Nareeta Martin su Unsplash

Un procedimento rispettoso per la persona e anche per l’ambiente, assicura il team. L’impatto ambientale della sepoltura e della cremazione è altissimo. Negli USA i cimiteri occupano 1 milione di acri di terra, mentre gli scrigni usano 4 milioni di acri di foresta ogni anno. Il quantitativo di combustile fossile necessario per un anno di cremazioni solo nel Nord America sarebbe in grado di condurre un’automobile a metà strada verso il sole.

Compostaggio umano, un sistema utile nella lotta al cambiamento climatico

Green in vita, green anche nella morte. Grazie al compostaggio umano si risparmia una tonnellata metrica di anidride carbonica per corpo rispetto ad altri tipi di sepoltura o cremazione.

vita dopo la morte
Foto di Camila Jacques su Unsplash

Il compostaggio umano rappresenterebbe davvero la vita dopo la morte. Un altro tipo di esistenza, ovviamente, che consente a ogni individuo di scegliere cosa diventare quando si passa a miglior vita. In Svezia dal 2005 è già legale un processo di congelamento del corpo che consente di disperdere i resti umani in natura. Senza dimenticare Capsula Mundi, la capsule biodegradabile da sotterrare come base di un albero.
Il compost umano potrebbe essere un ulteriore passo avanti in una nuova modalità di concepire la morte. Katrina Spade, amministratore delegato e fondatrice della Recompose, ha raccontato che più di 15mila persone sono interessate al progetto che potrebbe dare il via a una rivoluzione green.

Quando morirò vorrei poter restituire ciò che resterà di me a questo pianeta, che mi ha protetta e sostenuta per tutta la vita.
Katrina Spade

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