Cos’è il ministero della Transizione Ecologica? Il M5S “copia” dalla Francia

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Luigi Di Fonzo
Direttore responsabile. Giornalista professionista, poeta, saggista, esperto di musica pop-rock, ama leggere e viaggiare. Due azioni complementari: spesso grazie alla lettura viaggia anche se è a letto e spesso legge mentre è in viaggio. Colleziona fumetti, in primis quelli di Andrea Pazienza e Hugo Pratt.

Tempo di lettura stimato: 3 minutiMinistero della Transizione Ecologica: cos’è? Il presidente del consiglio incaricato Mario Draghi non conferma e non smentisce: dopo le dichiarazioni dei rappresentanti di Leu, Wwf, Legambiente e Cinque Stelle, l’evoluzione linguistica e funzionale del ministero dell’Ambiente sembra proprio una delle novità del futuro governo italiano.

Draghi si appresta a preparare la squadra di ministri e sottosegretari che lo affiancherà nel difficile lavoro di velocizzare il piano vaccinale, superare l’emergenza sanitaria e portare al più presto a casa i 210 miliardi del Recovery Fund. La richiesta di Beppe Grillo di creare un super ministero che riunisca le competenze di ambiente, energia e sviluppo economico si ispira ad altri modelli esistenti, in particolare in Francia e in Spagna. Con un portafoglio di circa 80 miliardi di euro, il nuovo ministero dovrà garantire la “transizione” delle industrie, dei trasporti e delle città in una dimensione green e rispettosa dell’ambiente.

Il ministero della Transizione Ecologica in Francia

In Francia il ministero della Transizione Ecologica è uno dei più importanti e con un portafoglio sostanzioso: oltre a occuparsi di politiche ambientali, ha competenza sui trasporti e sull’energia. Inoltre attua le politiche del governo in materia di sviluppo sostenibile, difesa della biodiversità, transizione energetica, clima, prevenzione dei rischi naturali e tecnologici, sicurezza delle industrie e delle infrastrutture, politiche abitative.

Il ministero della Transizione Ecologica in Spagna

In Spagna, il vecchio ministero dell’Ambiente si chiama da tempo “Ministerio para la Transición Ecológica y el Reto Demogràfico” (ministero per la Transizione ecologica e la Sfida demografica, Miteco). Anche in questo caso, come accade in Francia, le attività ricadono sia in materia strettamente ambientale che economica. Ha competenze nella lotta al cambiamento climatico, prevenzione delle contaminazioni, protezione del patrimonio naturale, della biodiversità, dei boschi, del mare, dell’acqua e della transizione energetica a un modello produttivo e sociale più ecologico, ma anche di demografia e spopolamento dei
territori. Sia in Francia che in Spagna il ministero è retto da donne.

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Foto di Matthew Smith su Unsplash

Ministero dell’Ambiente in Italia

In Italia in realtà anche il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare guidato oggi da Sergio Costa ha molte competenze: «svolge funzioni in materia di: tutela della biodiversità, degli ecosistemi e del patrimonio marino-costiero, salvaguardia del territorio e delle acque, politiche di contrasto al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale, sviluppo sostenibile, efficienza energetica ed economia circolare, gestione integrata del ciclo dei rifiuti, bonifica dei Siti d’interesse nazionale (SIN), valutazione ambientale delle opere strategiche, contrasto all’inquinamento atmosferico-acustico-elettromagnetico e dei rischi che derivano da prodotti chimici e organismi geneticamente modificati».

Green Deal e transizione ecologica

L’importanza di un ministero della Transizione Ecologica è da legare anche all’ambizioso progetto europeo denominato “Green Deal”, una strategia fatta di nuove leggi e investimenti da realizzare nei prossimi trent’anni. Nel frattempo la Commissione Europea ha pianificato i primi anni di intervento, che serviranno a strutturare le azioni principali per limitare l’aumento del riscaldamento globale. L’Unione Europea si è impegnata ad azzerare le proprie emissioni inquinanti nette entro il 2050 e a rispettare obiettivi intermedi per il 2030 e il 2040.

Da questo obiettivo principale, a cascata, ne derivano altri più specifici. Il più importante sarà quello di rendere più pulita la produzione di energia elettrica, che al momento è responsabile del 75 per cento dell’emissione dei gas serra all’intero dell’Unione Europea. Si prevedono insomma importanti investimenti sul fronte delle rinnovabili e sul progressivo abbandono dei combustibili fossili. Altro passo importante per l’Europa sarà quello di dotarsi di una legge comune sul clima.

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Foto di JOSHUA RASULA su Unsplash

Anche il secondo governo a guida Giuseppe Conte aveva abbozzato un suo “Green Deal italiano” attraverso il Decreto Rilancio, con tanto di ecobonus e incentivi per le aziende che scelgono il green. Nel decreto era anche prevista, a partire dal 2021, l’adozione della plastic tax, ma su questo punto sarà il nuovo governo a decidere.

In attesa di conoscere il nome del ministro (o probabilmente della ministra) che sarà chiamato a guidare il nuovo dicastero, l’importante è che si mantenga, forte e condivisa, la volontà di aprire un nuovo capitolo sulla gestione delle politiche ambientali. Come ha dichiarato Ivan Novelli di Greenpeace Italia dopo le consultazioni, «in Italia la
politica non ha mai considerato l’emergenza climatica come una priorità. L’approccio del
presidente Draghi va in tutt’altra direzione».
Bene. Attendiamo la prova.

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