Il Coronavirus ci ha reso più attenti all’ambiente o solo più ipocriti?

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiQuando si parla di emergenza oggi si fa riferimento solo a quella sanitaria. Anche se esistono altre tipologie di crisi che da anni tengono banco. Spesso nell’indifferenza generale.
Mentre l’emergenza sanitaria sembra essere sotto gli occhi di tutti e aver innescato una certa consapevolezza nei cittadini di tutto il mondo, altre situazioni non hanno avuto la stessa fortuna. Come la crisi umanitaria in atto a livello globale. O come la crisi climatica.

Il Coronavirus ha spazzato via le preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici? Un recente studio afferma che proprio la pandemia ci avrebbe reso più attenti alle tematiche ambientali. O forse ha svelato un’ipocrisia di fondo che si intravede tra le risposte date dagli intervistati quando si tratta di scegliere le azioni quotidiane da compiere per combattere il climate change.

Covid e crisi climatica, due emergenze a confronto

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha reso noti i dati della seconda pubblicazione che si occupa di raccontare il rapporto tra i cittadini e i cambiamenti climatici, attraverso i loro comportamenti quotidiani. L’ente, proprietà comune dei paesi dell’UE, che si occupa anche di promuovere e diffondere progetti per contrastare il climate change a livello mondiale, insieme all’azienda francese di ricerche di mercato Bva, ha svelato che le persone sono pronte a cambiare per il bene del pianeta. Ma non abbracciando totalmente uno stile di vita green.
Secondo i dati che riguardano il nostro paese, pare che gli italiani siano disponibili a modificare alcune abitudini che non sono sostenibili. Ma non proprio tutte. Soprattutto in questo momento storico, in cui l’emergenza sanitaria fa più paura dell’emergenza climatica.

Il 66% degli italiani, infatti, teme maggiormente di contrarre l’infezione da Covid-19 e meno gli impatti a breve e lungo termine che i cambiamenti climatici avranno sul pianeta. E di riflesso sulle nostre vite. Siamo più attenti a evitare situazioni che ci potrebbero mettere a rischio contagio e meno propensi a cambiare per il bene del pianeta. Ad esempio il 77% preferirebbe non usare i mezzi di trasporto pubblico per paura del contagio. Optando per l’auto. Un comportamento che da un lato potrebbe proteggere la salute dell’individuo durante la pandemia, ma di sicuro non fa bene a quella del pianeta.

Anche a livello internazionale i dati parlano chiaro. Il 79% dei cinesi, il 67% degli americani e il 58% degli europei intervistati confermano di aver più paura del coronavirus rispetto all’impatto che ogni scelta quotidiana può avere sui cambiamenti climatici.

scelte sostenibili
Foto di Brett Jordan su Unsplash

Scelte green, ma solo quando fa più comodo

Dall’indagine emergono anche lati positivi. Che però dimostrano quanto i cittadini siano propensi al cambiamento solo quando ritengono che questo non stravolga troppo le loro abitudini. O non causi troppo impegno da parte loro.
Ad esempio gli italiani potrebbero rinunciare ai viaggi in aereo per il bene del pianeta (33%) e potrebbero rimanere in Italia o nei paesi limitrofi per le prossime vacanze post emergenza, per ridurre le emissioni di carbonio (43%). Complice anche la stessa paura che impedisce loro di salire su una metropolitana o su un tram per timore del contagio. Però non sono disposti a smettere di mangiare carne, a smettere di comprare continuamente nuovi capi di abbigliamento, a lasciare l’auto in garage.

Se il 34% degli italiani, rispetto alla media europea ferma al 19%, dichiara di aver messo in atto “correttivi radicali al proprio stile di vita per contrastare i cambiamenti climatici”, poi nel concreto si fa veramente poco.

coronavirus ambiente
Foto di sebastiaan stam su Unsplash

I giovani rimangono i più attivi

Generazioni a confronto anche di fronte ai temi ambientali. Sia in Europa sia negli Stati Uniti, sono i giovani a portare avanti il cambiamento. Gli anziani sono meno propensi a modificare le loro abitudini per fare la differenza nella lotta al climate change. Mentre in Cina questo gap non è presente.
Le generazioni future hanno più a cuore le sorti del pianeta forse perché spetterà a loro fare i conti con gli effetti a lungo termine che ancora oggi qualcuno nega.

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