Come misurare la febbre del mare: il progetto per monitorare le acque del Tirreno

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Redazione i404
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Come misurare la febbre del mare
Foto di alex baganets da Pixabay

Nel corpo umano la febbre è un sintomo, non una malattia. Indica qualcosa che non va: è la risposta immunitaria del nostro organismo di fronte a un’aggressione di agenti esterni non desiderati. La febbre si può misurare, con questa concezione, anche alle acque dei nostri mari. Come dimostra un interessante progetto che è stato reso possibile grazie all’intervento di molti subacquei volontari nello splendido scenario del Mar Tirreno. Se ti stai chiedendo come si può misurare la febbre al mare, ti spieghiamo nel dettaglio cosa si intende.

Il progetto MedFever per misurare la febbre del Mar Tirreno

MedFever è un’operazione coordinata da MedSharks (associazione che si occupa di studiare e conservare l’ambiente mediterraneo, con una particolare attenzione a gli squali), con la partecipazione di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) , come partner scientifico, e dell’azienda Lush (azienda britannica fondata nel 1995 che vende cosmetici fatti con ingredienti eco friendly, cruelty free, naturali frutto del commercio equo solidale).

Come funziona e a cosa serve il progetto

Stiamo parlando di un progetto che vuole monitorare qual è l’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini. E per farlo si avvale dell’utilizzo di sensori grandi come una scatola di fiammiferi, che possono raggiungere una precisione pari a 0,1 gradi centigradi.
I sensori scandagliano le acque del mare per rilevare la temperatura ogni 15 minuti.

I sensori sono stati posizionati nel 2021 da un gruppo di subacquei volontari. Questi piccoli termometri si trovano ora nel Mar Tirreno, a una profondità che va dai 5 ai 60 metri. Ogni 15 minuti inviano dati sulla temperatura delle acque della zona dove si trovano. E a un anno dall’inserimento dei sensori-termometro in fondo al mare, l’11 aprile scorso, in occasione della Giornata nazionale del mare e della cultura marinara, il gruppo di studio ha pubblicato i primi dati derivanti dalla rilevazione.

impatto dei cambiamenti climatici sull'ecosistema marino
Foto di Solfaroli Renzo da Pixabay

Come capire il reale impatto dei cambiamenti climatici sull’ecosistema marino

Tramite questi sensori-termometro posizionati nelle profondità del mar Tirreno gli studiosi possono ricevere dati interessanti da analizzare per capire gli effetti dei cambiamenti climatici nei nostri mari.

Tutti i dati sono disponibili sulla piattaforma open source SeaNoe, così da poter essere studiati da ogni ricercatore che voglia accedere a una banca dati molto interessante per chi analizza i cambiamenti del clima sulla terra, come spiegano i responsabili di Enea: «I dati e le osservazioni raccolte dai subacquei di MedFever consentiranno ai ricercatori di comprendere meglio i meccanismi alla base della sofferenza degli ecosistemi sommersi – in particolare di gorgonie, alghe coralline e madrepore arancioni – legata al surriscaldamento delle acque e alle onde di calore in mare, un fenomeno che gli scenari climatici indicano come sempre più frequente in futuro e che può influenzare in modo determinante gli ecosistemi costieri».

mar tirreno
Foto di alex baganets da Pixabay

Dove si trovano i sensori-termometro nel Mar Tirreno

Il Mar Tirreno è stato scelto per questo primo progetto e i sensori posizionati nelle sue acque sono 67. Ognuno si trova in punti strategici per l’analisi dei cambiamenti delle acque marine e del relativo habitat in seguito all’aumento delle temperature terrestri. Eleonora de Sabata, presidente di MedSharks e coordinatrice del progetto, spiega: «Prima di MedFever esistevano solo due stazioni di monitoraggio delle temperature». Mentre oggi i punti di analisi sono diversi e sparsi in zone differenti.

Si trovano nell’Isola del Giglio a largo delle coste della Toscana (dove si trova anche una grandissima isola di plastica di cui ti abbiamo parlato), nel Golfo di Napoli, a Capri e Palinuro in Campania. Ma anche in Calabria e Sicilia, nello stretto di Messina, a Palermo e San Vito Lo Capo. Non mancano sensori posizionati in Sardegna (Golfo di Cagliarir, Capo Figari, Santa Teresa di Gallura, Isola Mortoriotto) e nel Lazio (Nettuno, Ponza).

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