Le Chernobyl d’Italia

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Chernobyl è stato uno dei più grandi disastri dei nostri tempi. La notte del 26 aprile 1986, all’1.23, per una serie di errori umani e difetti, la fusione del nocciolo del reattore 4 e due scoppi successivi hanno causato l’immissione nell’aria di vapori radioattivi. Che hanno avuto conseguenze fatali non solo nell’area circostante. Ma in tutta Europa.

Purtroppo anche l’Italia ha avuto le sue Chernobyl.

Chernobyl

Photo by Mark de Jong on Unsplash

I numeri delle vittime di Chernobyl.

Non si conoscono i numeri certi del disastro di Chernobyl, tornato di attualità per la miniserie HBO in onda su Sky Atlantic (presto anche in chiaro su La7 ).
Le vittime accertate sono due addetti della centrale morti per l’esplosione e un collega deceduto per trombosi coronarica. 134 persone tra addetti e soccorritori furono ricoverate, 28 morirono subito, 19 successivamente. 4mila persone tra i civili si sono ammalate di cancro alla tiroide. 15 sono morte. Ancora oggi le persone si ammalano.
Le morti certe sono 65, ma non si considerano gli effetti a lungo termine. Uno studio dell’Onu parla di 4mila morti. Greenpeace di 93mila. 33 anni dopo in Europa 5 milioni di persone sono a rischio.
In Italia gli effetti di Chernobyl sono stati ben evidenti, soprattutto in bambini e adolescenti.
Come sono evidenti i danni dei disastri di casa nostra.

inquinamento industriale

Photo by veeterzy on Unsplash 

Le Chernobyl d’Italia.

Ilva di Taranto.

L’Ilva di Taranto è stata costruita nel 1960 e inaugurata nel 1964. Il quarto polo siderurgico italiano contava 5 altiforni alti 40 metri con diametro da 10 a 15 metri.
Venne costruita nella città pugliese per spingere lo sviluppo economico e perché si credeva fosse una posizione strategica. Costruendo la fabbrica troppo vicino al centro abitato, mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini.

Nel 2012 la Procura ha disposto la chiusura del sito e l’arresto dei dirigenti per violazioni ambientali che hanno causato la morte di centinaia di persone. Nella zona sin dagli anni Novanta sono aumentate malattie tumorali, leucemie, malattie della tiroide. Spesso le vittime sono bambini. Nel 2019 a Taranto si muore ancora. E cresce il numero di neonati nati con malformazioni.

A contribuire al numero di vittime non aiutano neanche le condizioni meteo. Nei giorni del grande maltempo che ha devastato Marche e Abruzzo, ma anche Romagna e Puglia, la forte tempesta di vento ha causato il cedimento di tre gru sulla banchina all’Ilva. Un gruista risulta disperso in mare.
Nella stessa area il 27 novembre 2012, un tornado con venti fino a 200 km/h causò la morte del 29enne Francesco Zaccaria.

maschera anti gas

Photo by Yves Alarie on Unsplash

Disastro di Seveso.

Il 10 luglio 1976 alle 12.37 un incidente nell’azienda Icmesa di Meda disperse nell’aria una sostanza tossica tra le più pericolose, la diossina Tcdd, a causa di un problema al sistema di controllo. La nube tossica arrivò a contaminare i comuni vicini della Brianza, anche Seveso.
Dopo il disastro di Seveso venne adottata la direttiva 82/501/CEE a tutela della salute pubblica. Secondo una classifica di Time del 2010, l’incidente è all’8° posto tra i peggiori disastri ambientali della storia. Per la CBS è tra le peggiori 12 catastrofi.

Nessun morto. 676 gli sfollati, la maggior parte rientrata nella loro casa a fine 1977, dopo un’opera di bonifica. 41 famiglie non hanno potuto più farvi ritorno. 240 persone si sono ammalate di dermatosi da esposizione al cloro e ai derivati. Ancora oggi si studiano gli effetti sulla salute del disastro.

Da allora Seveso viene chiamata la città della diossina. Sostanza che oggi è ancora presente in profondità.

Spiagge bianche

Photo by Sumner Mahaffey on Unsplash

Le spiagge bianche di Solvay.

In Toscana ci sono delle spiagge bianche che potrebbero far pensare ai Caraibi, ma che in realtà sono così a causa dell’inquinamento.
4 chilometri di litorale tra le frazioni di Rosignano Solvay e Vada sul Mar Ligure. Il colore bianco della spiaggia è dovuto agli scarichi di carbonato di calcio dell’impianto Solvay presente in zona.
La sodiera più grande d’Europa venne fabbricata vicino alla spiaggia nel 1912, iniziando due anni dopo a produrre carbonato di sodio, acqua ossigenata, polietilene, cloruro di calcio, bicarbonato di sodio e acido cloridrico. Fino al 1983 la spiaggia era una discarica di scarti di produzione e rifiuti. Anche il mercurio era tra le sostanze riversate.

Le spiagge bianche di Rosignano Solvay sono una delle zone più inquinate d’Italia. L’United Nations Environment Programme le ha inserite tra i 15 siti di costa più inquinati del Mediterraneo.
Nonostante dagli anni Duemila si sia ridotta l’emissione di scarichi, vengono comunque versate in mare 100mila tonnellate di rifiuti ogni anno.
Nel 2017 la Solvay ha scaricato in mare 3,88 tonnellate di arsenico e derivati, 141 kg di cadmio, 3,70 t di cromo e 59,4 kg di mercurio (dati contenuti nella dichiarazione raccolta nell’E-Prtr, l’European Pollutant Release and Transfer Register, un registro che contiene le informazioni su inquinanti in aria, terra e acqua di tutti gli stabilimenti presenti sul territorio europeo).
Le spiagge sono comunque frequentate.

Raffineria di petrolio

Foto di C Morrison da Pixabay

Raffineria Api a Falconara.

La api raffineria di Ancona è un impianto petrolchimico, situato a Falconara Marittima.
Il 25 agosto 1999 alle 5.35 un’esplosione e il rogo seguente hanno causato due morti e la paralisi della linea ferroviaria, della statale Adriatica e dell’aeroporto internazionale.
L’8 settembre 2004 alle 7.15 un camionista è morto nell’esplosione dell’area deposito bitumi.

La raffineria, che vanta certificazioni per la tutela ambientale, per la sicurezza e per la qualità, inquina. Come dimostra un documento del 2019 presentato dal sindaco di Falconara e dalle associazioni locali che si battono per la salvaguardia della salute pubblica.
Le indagini hanno portato l’amministratore delegato, il responsabile dell’ufficio ambiente e la società a essere indagate oggi per reati ambientali per esalazioni e cattivi odori respirati da cittadini e turisti.

E l’elenco dei siti più inquinati d’Italia potrebbe continuare.
Sono 12.482 i siti potenzialmente contaminati in attesa di bonifica in Italia. Di questi, 58 sono definiti come gravemente inquinati e a elevato rischio sanitario.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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