Centrali elettriche a carbone in Italia: quante sono, dove sono e fin quando le useremo

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

centrali a carbone in Italia
Photo by Robert Linder on Unsplash

Entro il 2025 le centrali elettriche a carbone in Italia dovrebbero chiudere. Almeno sulla carta e secondo quanto previsto dal Piano nazionale per l’energia e clima (Pniec).
Secondo ultime informazioni, però, nonostante l’accelerazione del governo Draghi sulla transizione ecologica, queste chiusure potrebbero essere rimandate. A data da destinarsi. Per tutta una serie di ragioni.
Scopriamo quante sono le centrali a carbone in Italia ancora attive e qual è il consumo di questa materia prima in Italia.

Le centrali elettriche a carbone in Italia ancora attive

Ridurre la produzione di energia elettrica ricorrendo al carbone è uno dei punti della COP26 di Glasgow che si è appena conclusa. Il carbone è un potente inquinante, il peggiore tra i combustibili fossili. Provoca ingenti emissioni di anidride carbonica (CO2) e anche di altre sostanze che sono potenzialmente nocive per la salute.
Anche in Italia, paese che ha aderito all’accordo per ridurre l’uso di questa materia prima, esistono ancora delle centrali elettriche a carbone. Sono 7 quelle ancora funzionanti nel nostro paese. Si trovano in Liguria, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, nel Lazio, in Sardegna, che ne conta ben 2, e in Puglia.
Cinque di queste centrali sono gestiti direttamente dall’Enel, l’azienda che fornisce e produce la maggior parte dell’energia consumata in Italia. Nel dettaglio l’ente ha la gestione di questi siti:

  • La Spezia, Centrale Eugenio Montale di Vallegrande
  • Venezia, Centrale Andrea Palladio di Fusina
  • Civitavecchia, Centrale di Torrevaldaliga Nord
  • Brindisi, Centrale Federico II
  • Provincia del Sulcis Iglesiente in Sardegna, Centrale Grazia Deledda di Portoscuso

Le altre due centrali appartengono ad altri enti: quella di di Monfalcone, in provincia di Gorizia al gruppo A2A con sede a Milano, mentre quella di Fiume Santo, vicino a Porto Torres, in provincia di Sassari appartiene alla Ep Produzione, che a sua volta fa parte del Gruppo energetico ceco EPH, quinto produttore di energia nel nostro paese.

dismettere le centrali a carbone
Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay

Entro il 2025 le centrali elettriche a carbone chiuderanno in Italia?

L’intento, in teoria, era quello. Le centrali ancora presenti e attive, da qui a 4 anni, andrebbero non solo chiuse, ma eventualmente anche riconvertite. Esistono già progetti volti a rendere questi luoghi diversi da come sono stati concepiti finora, per produrre energia con altre fonti, magari rinnovabili, integrandosi con l’ambiente circostante.
Il Piano nazionale per l’energia e clima (Pniec) prevedeva la chiusura di questi siti, ma le cose potrebbero andare alla lunga. Enel ha già iniziato da un paio di anni a lavorare su progetti di chiusura e di riconversione delle centrali a carbone: entro il 2023 toccherebbe alla centrale di Fusina e La Spezia, entro il 2025 a quelle di Civitavecchia e Brindisi, oltre che quella in Sardegna.

Ma al momento si naviga a vista, visto che Enel non ha ricevuto tutte le autorizzazioni dalle istituzioni nazionali e locali per riconvertire le centrali a gas e per iniziare a dismettere alcune di quelle ancora in uso. Talvolta mancano anche progetti definiti per la riconversione: un fatto che rende tutto ancora più nebuloso.

centrali elettriche
Foto di Alexander Droeger da Pixabay

Il consumo di carbone in Italia

Dismettere le centrali a carbone in Italia potrebbe essere molto difficile. Dati incoraggianti arrivano da un crollo dell’uso del carbone del 46,9% con una forte tenuta delle rinnovabili nel 2019, come spiegato dai dati dell’Autorità di regolazione per l’energia e l’ambiente (Arera).
Il nostro paese non è produttore di questo combustibile fossile: lo acquistiamo da Stati Uniti, Canada, Cina, Venezuela, Russia, Indonesia, Australia e Colombia.
Secondo il WWF il nostro paese con le centrali a carbone produce meno del 10% del consumo interno lordo di energia elettrica. Un dato che comunque preoccupa l’associazione, perché il carbone rappresenta pur sempre un rischio per la salute delle persone e di tutti gli altri esseri viventi, oltre che per gli ecosistemi e per il clima.

Oggi il carbone non è più una fonte di energia economica, perché in molti paesi il costo dell’energia rinnovabile è molto più conveniente. Il problema è riuscire a riconvertire strutture già presenti, soprattutto riuscendo a seguire le linee guida e la road map stilata. Cosa non facile alla luce delle ultime notizie che arrivano dal nostro paese e alla luce delle difficoltà incontrate dagli enti interessati alla riconversione.

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