Catastrofi naturali. Stiamo per raggiungere il punto di non ritorno. Missione 2020

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Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione“.

Sembra una frase pronunciata pochi giorni fa. E invece appartiene ad Albert Einstein. Che già all’inizio del Novecento invocava un cambiamento di rotta per il bene della Terra.
Secondo te abbiamo ascoltato le sue parole? Una domanda scontata che forse non merita nemmeno una risposta.
Ma a distanza di 63 anni dalla morte del famoso scienziato siamo ancora alle prese con catastrofi naturali e disastri ambientali che sono l’ultimo grido di dolore e di aiuto di una Terra allo stremo delle sue forze.

cambiamenti climatici ghiacci

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Stiamo per raggiungere il punto di non ritorno.

Anzi, i ghiacciai lo hanno già superato, come dimostrato da un recente studio. Che ci ha dato una triste notizia. Lo scioglimento dei grandi ghiacciai è un fenomeno dal quale non si può più tornare indietro. Anche se le emissioni di gas serra venissero azzerate all’improvviso. Ben Marzeion, uno degli autori della ricerca, spiega che anche se non venissero più immessi gas serra nell’atmosfera “almeno il 36% del ghiaccio ancora conservato nei ghiacciai dei nostri giorni si perderà sicuramente entro la fine del secolo: più di un terzo del ghiaccio che oggi si estende sul nostro pianeta non può più essere salvato“.

Il 2020 è la data entro la quale arrestare i cambiamenti climatici

indicata da climatologi ed esperti di sostenibilità. con l’obiettivo di diminuire le emissioni di anidride carbonica (CO2) e controllare l’incremento della temperatura media del Pianeta, con un occhio all’acidificazione degli oceani e il livello dei mari.
Se ci pensi non è poi tanto lontano. Quell’anno è stato indicato da esperti in sostenibilità per spingere i politici di tutto il mondo a riflettere che il tempo è quasi scaduto.
Urgono azioni concrete. Bisogna fare in fretta. La Terra ci spinge a intervenire lanciandoci segnali inequivocabili.
Disastri naturali come alluvioni, bombe d’acqua, come la stampa di oggi ama chiamare gli acquazzoni improvvisi e intensi, terremoti, cambiamenti del clima. Non si può più far finta di niente.

alluvione

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A Parigi gli accordi sul Clima del 2015 hanno rappresentato una promessa forte e chiara per un’inversione di tendenza necessaria. Ma non tutti hanno rispettato quanto stabilito. Donald Trump e gli USA sono usciti dagli accordi. E stiamo parlando di uno dei più grandi paesi al mondo. Altre amministrazioni, invece, hanno mantenuto la parola data.
In India le energie rinnovabili stanno crescendo più rapidamente del previsto, spingendo il governo a modificare gli obiettivi prefissati entro il 2022. La Francia ha annunciato a fine 2017 che è nei piani del paese abbandonare petrolio e gas dal 2040, proibendo le auto a diesel e benzina. E lo stesso hanno fatto altri paesi europei. La Cina ha annunciato il suo primo piano nazionale per il cambiamento climatico.

La volontà c’è. È forse il tempo che manca?

Qualcosa si sta muovendo. Ma non dobbiamo credere di poterci definire già salvi. I dati sulle recenti catastrofi ambientali parlano chiaro. Il 2011 è considerato l’anno record per quello che riguarda i disastri naturali. Catastrofi ambientali e umanitarie che hanno portato alla distruzione di città, alla morte di molte persone, a danni economici che potrebbero ammontare a circa 400 miliardi di dollari, come stimato da Munich Re.
Nel 2011 sono stati registrati più del doppio dei danni rispetto all’anno precedente. I terremoti in Nuova Zelanda (22 febbraio 2011) e in Giappone (11 marzo 2011) sono stati devastanti. E non sono stati gli unici. Enea, Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile in un articolo del 2012 cita uno studio di Fabian Barthel ed Eric Neumayer della “London School of Economics”, in cui si spiega perfettamente come l’aumento della vulnerabilità ambientale e territoriale dipende molto anche dall’eccessiva urbanizzazione e dalla crescita della popolazione. Unite, ovviamente, a uno sviluppo poco sostenibile e poco attento al territorio di riferimento.

cambiamenti climatici

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Nel 2017 non siamo andati molto lontani da 6 anni prima. Swiss Re ha calcolato che i danni economici per catastrofi naturali si aggirano intorno ai 306 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti, da poco usciti dagli accordi del clima, sono stati i più colpiti. Incendi in California, terremoto in Messico, il ciclone Debbie in Australia, gli uragani Harvey, Irma e Maria. È stato uno dei tre anni più catastrofici dagli anni Settanta. Ed è stato anche uno dei tre anni più caldi di sempre. Anche nel 2016 era stata detta la stessa cosa. Questo vuol dire che ogni anno registra temperature più alte di quello che lo ha preceduto.

Nonostante gli appelli degli esperti, c’è ancora chi crede che il cambiamento climatico non sia un problema.

Sulla costa Est potrebbe essere la vigilia dell’anno più freddo mai registrato, potremmo usare un po’ di questo buon, vecchio, riscaldamento globale, per difenderci dal quale il nostro Paese, ma non altri Paesi, stava per pagare trilioni di dollari. Copritevi bene.

Twittava Donald Trump (29 dicembre 2017). Ma il global warming, a fronte di disastri inimmaginabili che sembrano non voler diminuire, non può essere usato per battutine di dubbio gusto. È un problema di stretta attualità.

L’umanità sembra non sembra voler imparare dai propri errori.

Finora abbiamo potuto contare sulla resilienza del pianeta, come sottolineato da Johan Rockström. Ma non potremo continuare a sedere sugli allori. Anche perché l’uomo è una delle cause principali di questo punto di rottura del pianeta.

strada sbagliata

Christiana Figueres

Mission 2020 è la promessa che i governi del mondo fanno al pianeta Terra, una campagna per rallentare le emissioni di CO2 ed eliminarle del tutto. Arrestando così il continuo aumento della temperatura media del pianeta. Secondo recenti calcoli, possiamo arrivare a bruciare solo 150-1050 gigatonnellate di CO2. Oltre quella soglia non si potrà più fare niente.

L’azione sui cambiamenti climatici è assolutamente urgente: stiamo decidendo del destino di 1,3 miliardi di persone in povertà estrema in tutto il mondo. Se non agiamo ora e rapidamente continueranno ad essere in questa situazione per moltissimi anni.
(Christiana Figueres)

In ballo pare ci sia l’esistenza stessa dell’umanità.

E mentre la Nasa scuote il mondo con Mars 2020 per andare alla ricerca di vita su Marte, sulla Terra i cambiamenti climatici dovrebbero dare una scossa alle coscienze per mantenere le promesse che abbiamo fatto al nostro pianeta e che fino a oggi non sono state prese in considerazione.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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