Le cannucce di plastica sono indispensabili. Un altro punto di vista

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Ciao!
Sono una cannuccia. Una di quelle di plastica pieghevoli. Sono liscia, leggera e sottile.
Ultimamente c’è un gran vociare sul mio impatto ambientale, tanto che in alcune città è iniziato il cosiddetto straw ban, per cui le cannucce sono vietate in bar e ristoranti. Oppure ci sono, ma di altri materiali.
Ma sì, togliamo questa velleità superflua, questo sfizio colorato, e diamoci tutti una pacca sulla spalla perché siamo così attenti all’ambiente.
Ehm… No.

Adesso, non per darmi delle arie, però lo sapete che oltre che una decorazione per il cocktail sono soprattutto uno strumento di accessibilità? Un sacco di persone disabili mi usano per fare una cosa che è alla base della piramide dei bisogni: bere.
Bere, cazzo!
Scusate i modi, è che vorrei esternare quanto sia importante il mio ruolo nella società.
E adesso già sento qualcuno dire:
– Eh ma ci sono le cannucce di metallo
– Eh ma usa quelle di silicone
– Di carta
– Di pasta
– Ci sarà un’alternativa alla plastica!!

Foto di Osha Key su Unsplash

Il metallo scotta con le temperature alte, la carta si scioglie, la pasta può andare di traverso, il silicone costa. Nessuna di queste opzioni è pieghevole e quindi regolabile (e di una cannuccia non regolabile molte persone disabili non se ne fanno nulla). Trovate millemila informazioni su internet sul perché la plastica è spesso l’unica opzione.

Qua c’è in gioco la facoltà di bere, mica caramelle.

Le cannucce resistenti fatte per essere riutilizzate molte volte, se non lavate bene, fanno una bellissima muffa. E dato che chi usa le cannucce spesso non ha l’abilità fisica di lavarsele da solo, entrano in gioco anche gli assistenti personali, già non sufficienti per i bisogni vitali nella maggior parte dei paesi.

È un po’ lo stesso discorso della frutta sbucciata e impacchettata in certi supermercati: per alcune persone è questione di accessibilità, perché aprire una busta è più facile che sbucciare un’arancia.

Poi c’è chi tira fuori la perla: le persone che hanno bisogno delle cannucce si portino le proprie con sé in borsa ovunque vadano. Tutto risolto. Ma sì, tanto le persone disabili non hanno un cazzo da fare oltre a:
Capire se il luogo è accessibile
Capire se il bagno è accessibile (per capire quanto poter bere)
Non farsi buttare fuori dai locali da personale che cerca di convincerti che la musica alta non fa per te
Assicurarsi il trasporto accessibile
Et alia. (sono una cannuccia istruita e so il latino)

Insomma, ancora lavoro sulle spalle di una categoria sociale già oppressa. Il modo migliore per portare avanti un attivismo per l’ambiente inclusivo e intersezionale… complimerda!

Ah, ho dimenticato un punto abbastanza rilevante: le cannucce equivalgono circa allo 0.03% dell’inquinamento di plastica totale.

Dobbiamo trovare in generale alternative alla plastica, ma finché non ci sono non si può far ricadere il problema su chi affronta varie discriminazioni. Quanto casino per qualcosa che non è una causa strutturale di inquinamento. Quanto rumore.

Possiamo per favore concentrarci sulle cause strutturali, ché se no tra un po’ voi umani sarete tutti morti per la crisi del clima? Grazie assai

[Elena la cannuccia]

In foto: io che faccio una mossa secsi per permettere a una persona di bere.

Contenuto pubblicato sulla pagina Facebook delle Witty Wheels.

 

Per approfondire, anche un video: “Should We Ban Plastic Straws? / Dovremmo vietare le cannucce di plastica?
Nella caffetteria di un college americano “di recente sono stati pubblicati poster con una linea che ricorda agli studenti che “è molto breve dalla bocca alla tazza”. Beh, per le persone che vivono con una varietà di disabilità fisiche, non lo è“.

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Redazione i404

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