Cambiamenti climatici tra le attività didattiche: Italia prima al mondo

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

I cambiamenti climatici insegnati alla scuola primaria. E anche nei successivi gradi di istruzione della scuola italiana.
È la promessa del ministro per l’istruzione per spiegare cause e conseguenze dei cambiamenti climatici ai ragazzi, già impegnati dal primo sciopero per il clima a protestare in piazza per chiedere un futuro (il 29 novembre il quarto sciopero globale per il clima).

Basterà un’ora alla settimana per salvare il pianeta? È un buon inizio, ma si deve e si può fare molto di più. Perché tutto non si riduca a un solito pasticciaccio all’italiana. Come la storia dell’educazione civica a scuola.

Cartello Fridays for Future

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Cambiamenti climatici a scuola: l’Italia prima al mondo.

In un’intervista alla Reuters, il Ministro dell’istruzione italiano Lorenzo Fioramonti, sostenitore delle politiche ecologiche del governo, ha dichiarato che dal prossimo anno tutte le scuole statali dedicheranno 33 ore annuali (un’ora alla settimana, più o meno) per parlare di cambiamenti climatici.
Già a settembre 2019, in occasione del terzo sciopero globale per il clima, il ministro aveva preso le difese degli studenti che sarebbero scesi in piazza. Incoraggiandoli non solo a partecipare, saltando di fatto la scuola, ma anche chiedendo agli istituti di non considerare le assenze per chi, nelle giustificazioni, dimostrava di aver partecipato al Global Strike.

Nell’intervista nel suo ufficio di Roma, il ministro ha sottolineato che tutte le materie tradizionali dovrebbero essere ristudiate per parlare di sviluppo sostenibile.

Voglio fare del sistema educativo italiano il primo che pone ambiente e società al centro di quello che impariamo a scuola. Il Ministero deve cambiare per rendere la sostenibilità e il clima al centro del modello educativo.
Lorenzo Fioramonti nell’intervista alla Reuters

Cambiamenti climatici a scuola

Photo by Mika Baumeister on Unsplash

Spiegare i cambiamenti climatici ai bambini.

Spiegare i cambiamenti climatici ai bambini è fondamentale. Si è visto come proprio i più piccoli possano essere fonte di ispirazione anche per i più grandi.
Il movimento Fridays for future è nato da una ragazzina, allora 15enne, che con un cartello in mano ha cominciato a protestare per un futuro migliore di fronte al Parlamento svedese. Da allora ne ha fatta di strada Greta Thunberg, che oggi parla davanti ai grandi del mondo con un piglio e una sicurezza che hanno permesso a tutti di conoscere cosa sta succedendo sul nostro pianeta. Prima erano solo gli scienziati a dirlo, ma da quando lei e tutti i milioni di ragazzi che si sono uniti alla sua protesta hanno iniziato a far sentire la propria voce, la consapevolezza è aumentata.

Parlare di Agenda 2030 ai bambini, spiegare loro cosa vuol dire lottare per un futuro migliore, è il primo passo che la società è invitata a percorrere. E da dove iniziare se non dalla scuola e nelle famiglie? A patto che i provvedimenti presi non siano solo un contentino. Ma un progetto serio e mirato a formare generazioni di ragazzi consapevoli, che possano, attraverso gli strumenti giusti, informarsi. E generare a loro volta informazione nei loro principali ambiti di riferimento.

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Teachers for future Italia: bisogna cambiare tutta la didattica scolastica.

TeachersForFuture Italia applaude alle parole del Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Anche perché nel manifesto degli insegnanti italiani per il futuro era già stato chiesto l’aggiornamento delle linee guida per la gestione dell’emergenza climatica.
Visto l’accelerarsi, però, dei fenomeni, con più di 11mila scienziati di 153 paesi che in un rapporto parlano di indicibili sofferenze umane per le conseguenze dei cambiamenti climatici se non si agisce in tempo, bisognerebbe rivoluzionare il ruolo della scuola nella società. Non solo una materia scolastica, ma una vera e propria rivoluzione per cambiare la didattica. E adattarla ai tempi che cambiano.

Occorre sicuramente cambiare la didattica, ma non aggiungendo l’ennesima materia in più quanto piuttosto rivoltando i paradigmi fondativi di tutte le materie, comprese la storia, l’italiano, l’educazione civica, ovvero declinando le materie di studio tramite un approccio critico al modello di sviluppo dominante e non solo come applicazione del criterio dello sviluppo sostenibile.
TeachersForFuture Italia

La scuola dovrebbe rappresentare il punto di svolta per lanciare un nuovo paradigma ecologico, riorganizzandosi e rivoluzionando la scuola italiana. Teachers for future Italia invita “inoltre il Ministro ad aprire un confronto all’interno del governo affinchè l’azione dello stesso sia uniformata ai medesimi princìpi che hanno ispirato questa Sua nobile iniziativa. Infine, reputiamo necessario che il Ministero abbandoni ogni collaborazione con aziende che basano le proprie attività sulla commercializzazione di energia da fonti fossili (Eni, Enel, ecc.) e che imponga i più alti standard di certificazione ambientale alle aziende coinvolte nei percorsi di alternanza scuola/lavoro“.

Perché dedicare un’ora a settimana a parlare di cambiamenti climatici va bene. A patto che poi i ragazzi possano realmente essere protagonisti del cambiamento. Modificando scuola e società secondo nuovi paradigmi più green.
Il Green New Deal deve essere realtà. In ogni ambito della nostra vita. Rivoluzione è la parola più giusta. Per abbandonare comportamenti e abitudini che non sono più sostenibili. I ragazzi, del resto, lo hanno già capito. Ci sono altri che fanno finta di non capire. Anzi, peggio: che sanno, ma non agiscono.

Altro dall’autore:

About Author

Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


COMMENTA CON FACEBOOK




Lascia un commento

Top