Il buco dell’ozono oggi è più piccolo. Un traguardo, ma non c’è niente da festeggiare

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Dal 1982 il buco dell’ozono non era mai stato così piccolo.
Sull’Antartide è stata raggiunta l’estensione minima da quando sono iniziati gli studi su questo fenomeno.
Letta così sembrerebbe una bella notizia. Un problema ambientale risolto.
Gli esperti della Nasa e del Noaa frenano gli entusiasmi. Se è così piccolo è a causa del riscaldamento climatico che aumenta. E questa non è una bella notizia.

buco dell'ozono

Photo by Sam Schooler on Unsplash

Cos’è il buco nell’ozono.

Con il termine buco dell’ozono si indica una riduzione ciclica dello strato di ozonosfera che accade soprattutto in primavera, sulle regioni polari. L’ozonosfera è una fascia della stratosfera che l’uomo ha iniziato a studiare solamente alla fine degli anni Settanta.
I ricercatori hanno iniziato a studiare in maniera più approfondita il buco dell’ozono all’inizio degli anni Ottanta.
L’Antartide è di solito la zona presa come riferimento per le statistiche, perché è qui che la riduzione può arrivare a toccare anche il 71%, contro ad esempio il 29% circa dell’Artide.

Nel 1985 Jonathan Shanklin, Joe Farman e Brian Gardiner lanciarono un appello al mondo, annunciando che lo strato di ozono sopra l’Antartide andava sempre più assottigliandosi. La loro scoperta, possibile grazie a un particolare strumento, il fotospettometro Dobson, li portò a capire che il fenomeno si ripeteva ogni primavera.
Grazie ai loro studi, nel 1987 venne siglato il Protocollo di Montreal, per impedire l’uso di quelle sostanze chimiche contenenti cloro e bromo che causano la riduzione dell’ozono. Si trattava di sostanze che si trovavano nei refrigeranti, nei detergenti, nelle bombolette spray.

Da allora sono stati condotti continui studi per seguire l’evolvere della situazione, con un monitoraggio costante e continuo da parte degli studiosi. Il fenomeno oggi pare essersi ridotto di portata per cause che, però, non hanno niente di positivo.

antartide

Photo by NOAA on Unsplash

Cause e conseguenze

Le cause dell’assottigliamento del buco dell’ozono che dalla fine degli anni ’70 a oggi ha rappresentato un allarme per l’umanità intera sono da rintracciarsi nelle attività umane.
Sappiamo che l’ozono varia in quantità nell’atmosfera per fattori geografici e ambientali. Ma la riduzione iniziata nella seconda metà XX secolo è da imputarsi alle azioni dell’uomo e in particolare all’introduzione di sostanze come i cloro-fluorocarburi, poi chiamati ODS – Ozone Depleting Substances (responsabili della riduzione dell’ozono). Sostanze presenti nelle bombolette spray, negli estintori, nei frigoriferi, utilizzate fin dagli anni Trenta, in modo anche sconsiderato, senza tenere conto dei possibili effetti negativi.
Sostanze che oggi sappiamo essere molto pericolose per il clima, con un potenziale 14mila volte maggiore di creare danni rispetto alle emissioni di CO2. E che resistono nell’atmosfera per molti anni.

Oggi gli scienziati puntano il dito su altre sostanze analoghe, come l’esafluoruro di zolfo (SF6), un gas sintetico incolore, inodore, economico e non infiammabile che si usa nelle centrali elettriche, nelle turbine eoliche e nelle installazioni elettriche. Il riscaldamento provocato da questa sostanza è 23.500 volte superiore alla CO2 e la sua permanenza nell’atmosfera supera i 1.000 anni. L’SF6 è il nuovo CFC?

Lo strato di ozono protegge la terra dai raggi nocivi del sole, da quasi tutte le radiazioni ultraviolette (le UV-B al 95% e le UV-C al 100%). La sua importanza, per la vita sul pianeta, è indiscutibile. L’ozono lascia passare i raggi UVA, nocivi per l’epidermide.
Quando lo strato di ozono si riduce, la quantità di radiazioni che arriva sulla terra è maggiore. In dosi minime le radiazioni possono aiutare il nostro organismo a vivere meglio, ad esempio aiutando a sintetizzare la vitamina D. Dosi superiori, invece, provocano danni a ogni essere vivente. E anche alle materie plastiche.
Si parla di danni agli occhi, alterazioni del sistema immunitario, melanomi, carcinomi, accelerazione del fotoinvecchiamento. Sia per l’uomo sia per gli animali.
Ingenti anche i danni all’agricoltura e all’ambiente, che non devono essere sottovalutati.

Buco dell'ozono oggi

Photo by Ricardo Gomez Angel on Unsplash

Il buco nell’ozono oggi.

Nel 2019 il buco dell’ozono sull’Antardide è il più piccolo mai registrato da quando è stato scoperto nel 1982. La sua estensione è di 10 milioni di chilometri quadrati. L’8 settembre era di 16 milioni di chilometri quadrati. Rispetto a un anno fa la riduzione è del 60%.
I dati della Nasa e del Noaa (Ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani) parlano di una riduzione epocale. E di una notizia fantastica per quello che riguarda l’ozono nell’emisfero australe.

Una buona notizia solo a metà. Perché la notevole riduzione del buco dell’ozono è dovuta in buona parte all’aumento delle temperature nella stratosfera. 29 gradi in più rispetto alla media nella zona dove si trova l’ozono, cioè a 19 chilometri dalla superficie della terra.
Le temperature più alte che si registrano ovunque, in particolare in questa zona, creano delle reazioni tra ozono e composti che lo distruggono, come il cloro e il bromo.

Jonathan Shanklin, il primo meteorologo a parlare di buco dell’ozono negli anni Ottanta, sottolinea che non bisogna credere che la situazione sia risolta. Sono necessari studi per risolvere la questione.
Non bisogna abbassare la guardia sui paesi che producono ancora troppi clorofluorocarburi (CFC) che provocano questo fenomeno.

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Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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