Cosa c’entra il nostro bucato con le microplastiche trovate nell’Artico?

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Patrizia Chimera
Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione

Tempo di lettura stimato: 2 minutiDa oggi in poi non guarderemo più la nostra lavatrice con gli stessi occhi di prima.
Se fare il bucato può sembrare un’azione innocua e scarsamente pericolosa per l’ambiente, un recente studio ha svelato che non è affatto così.

Le microplastiche trovate nell’Artico arrivano in gran parte proprio dalle nostre abitazioni. E da quegli elettrodomestici che rilasciano particelle di plastica dannose per l’ambiente e per la salute dell’uomo.
Pensiamoci ogni volta che azioniamo il pulsante della lavatrice.

Qual è la provenienza delle microplastiche trovate nell’Artico?

Uno studio canadese ha deciso di indagare a fondo per capire da dove arrivassero le particelle di plastica rinvenute nell’Oceano Artico. Scoprendo che nel 73% dei casi provenivano dalle fibre sintetiche degli indumenti che indossiamo ogni giorno. Gli scienziati dell’organizzazione non governativa canadese Ocean Wise, nella ricerca pubblicata dalla rivista Nature, hanno analizzato campioni raccolti in 71 siti in America del Nord, nell’Europa settentrionale e nella regione polare, presenti tra i 2 e gli 8 metri di profondità e andando talvolta anche più a fondo.
Ciascun metro cubo di acqua contiene 40 particelle di microplastica. I ricercatori hanno analizzato con uno spettrometro infrarosso la loro composizione: per il 92,3% dei casi si tratta di fibre plastiche (73,3% di poliestere).
Studiando la concentrazione di tali sostanze nell’Oceano Artico, gli studiosi hanno scoperto che nella parte orientale è presente un quantitativo tre volte maggiore rispetto alla parte occidentale.

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Foto di Annie Spratt su Unsplash

La plastica che inquina gli oceani arriva anche dal lavaggio degli indumenti

Secondo altre ricerche, 3.500 tn di microfibre di plastica trovate in mare provengono dal bucato fatto negli Stati Uniti e in Canada. Le foto delle isole di plastica che ci arrivano da tutto il mondo sono lo specchio di un modo di vivere non più sostenibile.

«Con queste fibre di poliestere, abbiamo essenzialmente creato una nuvola negli oceani del mondo», sostiene Peter Ross della Ocean Wise Conservation Association. Il docente dell’università della Colombia Britannica aggiunge, poi, che i dati suggeriscono che le microfibre provengono principalmente dalle abitazioni e dalle stazioni di trattamento delle acque. Quantitativi ingenti potrebbero arrivare proprio dalle nostre lavatrici, che non sono dotate di filtri che diminuiscono il rilascio di fibre di poliestere.

L’esperto sottolinea che singoli cittadini, produttori di abbigliamento, aziende di trattamento delle acque reflue e governi dovrebbero contribuire ad arginare il flusso di microplastiche nell’Artico.

Abbiamo tutti un ruolo da svolgere. Non si tratta di incolpare i tessuti o di incolpare il complesso petrolchimico. Ma tutti dobbiamo riconoscere che questo non è qualcosa che vogliamo vedere negli oceani del mondo.

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Foto di Michele Seghieri su Unsplash

L’umanità inquina il pianeta con ogni azione, anche la più banale

Stiamo facendo ammalare la Terra.
Recentemente è stata trova plastica anche nella Fossa delle Marianne e sulla cima del Monte Everest. Così come fibre di plastica sono state rivenute al Polo Nord. Mentre una ricerca pubblicata su Marine Pollution Bulletin e condotta da un gruppo di studiosi dell’Imas (Institute for Marine & Anctartic studies) dell’Università della Tasmania e alcuni ricercatori dell’Australian Antarctic Division del governo australiano ha scoperto residui di microplastiche nei ghiacci antartici.

Erik van Sebille, dell’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, trova impressionante la mole di plastiche prelevata in luoghi tanto inospitali: «I risultati mostrano ancora una volta che la plastica è ora onnipresente. La domanda dovrebbe forse diventare: dove non troviamo ancora la plastica?».
Ogni nostra azione ha un impatto notevole sul pianeta. E i nostri rifiuti lo stanno inquinando anche nelle zone più remote. Se non ci credi, prova a calcolare la tua impronta ecologica. Rimarrai stupito.

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