Gli assorbenti inquinano. Gli incentivi mancano. Facciamo finta che le mestruazioni non esistono?

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Essere donna e avere un animo sostenibile non è facile. Non lo è ogni mese, quando il ciclo torna a bussare alla porta e si devono fare i conti con le perdite di sangue, lievi o abbondanti. Con i dolori del ciclo mestruale. Con i tabù che ancora sono legati alle mestruazioni.

Assorbenti: quanto inquinano.

Le nostre nonne e forse anche le nostre bisnonne hanno applaudito all'arrivo in commercio degli assorbenti usa e getta. Stanche di dover lavare pezze. Rigorosamente a mano. Una svolta epocale che, però, alla lunga si è rivelata poco sostenibile.
Lo sai quanti assorbenti in media usa una donna nell'arco della sua vita? Intorno ai 12mila assorbenti. Che finiscono nell'indifferenziato. Moltiplica questa cifra per tutte le donne in età fertile del mondo. La cifra diventa impressionante.
Le mestruazioni non sono sostenibili. E i metodi alternativi, anche se ci sono, non sempre sono i più adatti, comodi ed economici per ogni donna su questa terra.

Photo by Charles Etoroma on Unsplash

Assorbenti: di cosa sono fatti.

Nei giorni del ciclo le donne sono a stretto contatto con assorbenti e tamponi che alla lunga possono causare danni alla loro salute. E all'ambiente. Lo sai di che cosa sono fatti? I materiali degli assorbenti tradizionali, quelli più diffusi, sono il rayon o xantato di cellulosa, polveri super assorbenti SAP che derivano dal petrolio, plastica e lattice.
Ogni mese, dai 12 anni ai 52 anni in media, considerando l'età del menarca e dell'arrivo della menopausa, le donne indossano a stretto contatto con le loro parti intime questi materiali. Che già dai nomi si capisce che non sono un toccasana. Se a questo aggiungi lo sbiancamento degli assorbenti che talvolta avviene tramite diossina, ci rendiamo conto di quello che può accadere al corpo femminile.

La salute della loro pelle è messa a rischio. E lo è anche quella del pianeta Terra. Stiamo attenti a non usare piatti di plastica e cannucce, risparmiamo acqua e corrente, non compriamo bottiglie di plastica, cerchiamo di ridurre i nostri rifiuti e il nostro impatto sull'ambiente. E poi cadiamo sugli assorbenti. Che sono indispensabili, non lo dimentichiamo. Anche se per lo stato italiano sono da considerarsi beni di lusso, visto che sono venduti con l'IVA al 22%.

Assorbenti: dove si buttano.

Gli assorbenti sono rifiuti da considerarsi quasi speciali. Dopo la messa al bando di prodotti usa e getta di plastica, l'Unione Europea ha fatto intendere che anche questi accessori femminili potessero subire la stessa sorte. Con ripercussioni sul prezzo finale, perché nessuna azienda si prenderebbe mai la briga di esonerare le donne dai rincari che potrebbero derivare da un intervento del Parlamento Europeo che obbliga i produttori ad accollarsi le spese di smaltimento di rifiuti non riciclabili.
Ricordiamolo: pannolini e tamponi sono tra i cinque rifiuti più presenti nelle spiagge europee.

Assorbenti: le soluzioni bio.

Visto che sono così fondamentali, a meno di non appartenere al gruppo di donne che ha deciso di liberarsi da stereotipi e tabù legati alle mestruazioni, con la pratica del FFI - Free Flow Instinct, che non prevede l'uso di nessuno strumento per "raccogliere" il flusso, è mai possibile che non ci siano alternative ecologiche?
Ma è ovvio che ci sono. Ma non sempre sono alla portata di tutte le donne. O non sono efficaci. O sono troppo care. Ma ci sono eccome.

Coppette mestruali e assorbenti lavabili.

Da qualche tempo l'industria del settore ha cercato di venire incontro alle esigenze delle donne che non vogliono più essere un peso per l'ambiente. Già si sentono in colpa per avere il ciclo (e la responsabilità è di chi ci induce a sentirci in colpa per qualcosa di assolutamente naturale). Almeno si cerca di non lasciare troppa traccia sul pianeta.

Se gli assorbenti monouso, pur avendo un prezzo molto alto, sono alla portata di tutti, quelli duraturi potrebbero all'inizio avere un costo più alto. Che molte donne non possono permettersi.
Esistono le coppette mestruali, che hanno un costo di circa 35 euro. Una ovviamente non basta, ne servono almeno due. Anche gli slip assorbenti sono una novità molto interessante. Ma anche in questo caso ne vanno comprati almeno 2 o 3, perché in attesa che si asciughino le donne hanno bisogno di un ricambio. Il costo è di circa 30 euro l'uno.
Durano molto a lungo se conservati e curati in modo corretto. Circa 8-10 anni le coppette, 3-5 gli assorbenti o gli slip assorbenti lavabili. Con una drastica riduzione dei rifiuti. Oltre che del budget che ogni mese spendiamo per affrontare il ciclo.

Ma anche con questi strumenti non sono tutte rose e fiori. I dubbi più frequenti: se una donna trascorre 8 o più ore fuori di casa per lavoro e altre incombenze, come fa a lavare ogni 4-8 ore le coppette o a cambiarsi gli slip, lavandoli e mettendoli subito ad asciugare, per evitare di sporcare o l'insorgere di cattivi odori?
E poi, almeno per quello che riguarda le coppette, si è sicuri di riuscire a metterle nel modo giusto? Se vengono messe nel modo sbagliato? E di notte, come si può fare?
Tante domande che le donne si fanno. E a questa ne aggiungiamo un'altra: e se gli assorbenti fossero biodegradabili?

Photo by sarathy selvamani on Unsplash

Gli assorbenti ecologici biodegradabili e compostabili.

Sappiamo che i classici assorbenti vanno buttati nel bidone dell'indifferenziato. Anche se ci sono ancora troppe donne che non lo sanno e li buttano addirittura nel water. Cosa da non fare mai (è tra i primi prodotti da non gettare mai nel WC).

Ma se esistessero dei prodotti analoghi che si buttano via nel bidone dell'umido? In realtà ci sono già, ma sono poco sponsorizzati.
Gli assorbenti usa e getta in cotone organico e biodegradabile sono in commercio già da qualche anno. Non fanno male all'ambiente. E non fanno male alle donne che li usano. Si possono smaltire molto facilmente, essendo biodegradabili. Ma esistono anche dei prodotti compostabili, ancora più amici dell'ambiente.
Il prezzo è un po' più alto di quelli classici. Poco meno di 5€ per 15 assorbenti. Solitamente sono realizzati in fibra di amido di mais e con cotone biologico.

Assorbenti e ambiente.

Ci chiediamo perché nessuno ne parla, perché non si fanno campagne per sensibilizzare su questo tema, o si prevedono progetti per aiutare anche le donne che nel mondo sono in difficoltà nei giorni di ciclo, distribuendo assorbenti bio gratuitamente. Perché l'Unione Europea e anche il governo italiano pensano a tassare un prodotto di prima necessità e non a incentivare l'uso di strumenti alternativi rispettosi dell'ambiente.

Non ci vuole poi molto per ridurre i rifiuti che non riusciamo a smaltire e che rappresentano un peso per l'ambiente. Basta rendere accessibili a tutti le scelte consapevoli. O obbligatorie. Pensiamo ai sacchetti per la spesa, alle cannucce o ai cotton fioc. E tassare i prodotti che inquinano, riducendo però il prezzo a quelli che sono eco friendly. Per una coscienza ambientale più forte. Mese dopo mese.

Photo by Monia Donati

Aggiornamento del 23 maggio 2019

Arriva l'approvazione del decreto End of waste da parte del Governo, per poter finalmente riciclare pannolini e assorbenti.
L'Italia è il primo paese a introdurre la norma per "recuperare le materie prime seconde" che arrivano da assorbenti per la persona usati. Il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha già firmato e con questo decreto gli assorbenti femminili, i pannolini per i bambini e i pannoloni per incontinenti e anziani, detti PAP, prodotti assorbenti della persona, potranno trovare nuova vita. Si potrà così recuperare il 4% dei rifiuti solidi urbani.
Dal trattamento dei PAP si possono ricavare tre materiali: miscela di plastica a base di poliolefine, polimero superassorbente (SAP) e cellulosa. Questi materiali hanno un valore economico di scambio. Il processo può far decollare un'industria tutta italiana, impegnata nel riciclo e riduzione dello smaltimento dei rifiuti, con il vantaggio di nuovi posti di lavoro e tutela dell'ambiente, in virtù del fatto che non andranno all'inceneritore o in discarica 900 mila tonnellate di rifiuti l'anno.

Si trova in Italia il primo stabilimento al mondo capace di compiere la trasformazione.
Un impianto avveniristico, partito nel 2008 (terminato nel 2015) inaugurato due anni fa a Lovadina di Spresiano in provincia di Treviso, ma ancora mai messo in funzione a causa della mancanza di autorizzazioni dalla Regione, per assenza di disciplina UE o dal Ministro dell'Ambiente in materia.   
Lo stabilimento è capace di realizzare oggetti nuovi come imballaggi, mollette e grucce, dai rifiuti-non rifiuti.
Da una tonnellata di pannolini, al netto degli scarti, si possono ottenere fino a 75 kg di plastica.
Lo stabilimento, a regime, potrebbe gestire 10mila tonnellate di pannolini l'anno.

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Patrizia Chimera
Patrizia Chimera

Giornalista pubblicista di attualità e lifestyle. Spirito zen, curiosità innata, ama sempre mettere tutto in discussione


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