Crisi climatica, il tempo scade. 6 mesi di tempo e poi?

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Come sarà il mondo post Covid-19?
Al contrario di quanto si prospetta per il coronavirus, per la crisi climatica non esiste un vaccino.
E se durante le settimane di lockdown, nel mese di aprile, nel mondo le emissioni di gas serra erano calate del 17%, con la riapertura, sono nuovamente aumentate di circa il 5% rispetto ai livelli dello scorso anno.
Perché ritorno alla normalità fa rima con ritorno alle pessime abitudini consolidate, alias non impariamo proprio mai.
E invece dobbiamo farlo e presto. Come mette in guardia l’IEA, Agenzia internazionale dell’energia che offre uno spaccato spaventoso quanto cristallino. “World has six months to avert climate crisis”, il mondo ha solo sei mesi di tempo nei quali cambiare il corso della crisi climatica e prevenire un impatto post-lockdown delle emissioni di gas a serra che travolgerebbero tutti gli sforzi fatti finora.
Queste la rovinosa diagnosi di Fathi Birol, direttore esecutivo IEA (intervista pubblicata da The Guardian), che ha incalzato. “I prossimi tre anni determineranno il corso dei prossimi 30 e oltre“.
Perché se non facciamo qualcosa ora e subito, gli obiettivi climatici diverranno del tutto irraggiungibili.

L’IEA: bisogna cambiare marcia

L’Agenzia internazionale dell’energia lavora per fornire ai decisori del mondo dati utili ad adottare strategie economiche e politiche, con l’obiettivo di intraprendere il miglior percorso possibile. Prendere decisioni intelligenti insomma.
Ora l’Agenzia li sta anche esortando a disporre di pacchetti di recupero che siano realmente sostenibili.
Per il 9 luglio 2020 è previsto un vertice sulle transizioni dell’energia pulita, Clean Energy Transitions Summit, con diversi leader del settore energetico. Tra cui grandi investitori e ministri provenienti da paesi che rappresentano oltre l’80% della domanda globale di energia.
Scopo: identificare l’attuazione di politiche che possano aiutare i paesi a creare posti di lavoro, ridurre le emissioni di gas a effetto serra ad un declino strutturale e aumentare la resilienza del settore energetico.
Durante l’appuntamento l’IEA riporterà le informazioni presenti nel The Sustainable Recovery Plan, piano a sostegno della ripresa economica e le considerazioni della prossima relazione speciale sulle prospettive delle tecnologie energetiche sull’innovazione dell’energia pulita.

Il piano di ripresa sostenibile prospetta ai governi una tabella di marcia del settore energetico, al fine di stimolare la crescita economica, creare milioni di posti di lavoro e ridurre le emissioni legate all’energia di 4,5 miliardi di tonnellate. L’energia eolica e solare dovranno essere poste al centro di ogni strategia energetica, senza comunque dimenticare i necessari miglioramenti dell’efficienza energetica negli edifici e nelle industrie, nonché dell’altrettanto indispensabile modernizzazione delle reti elettriche.
Poi approfittare del crollo dei prezzi del petrolio greggio per ridurre, se non addirittura rimuovere, i sussidi al consumo di prodotti petroliferi.

Il grande vantaggio rispetto alla Grande recessione

Rispetto alla crisi del 2008-2009, nota anche come Grande recessione, i costi delle principali tecnologie energetiche pulite come l’eolico e il solare fotovoltaico sono molto più bassi e alcune tecnologie emergenti come le batterie e l’idrogeno sono pronte a crescere.
Le emissioni globali di carbonio sono stabili nel 2019 e quest’anno dovrebbero registrare un calo record.
L’agenzia ha previsto un piano di ripresa che lavora con un approccio integrato, in cui la creazione di nuovi posti di lavoro dovrà essere la priorità per tutti quei paesi in cui, a causa anche della pandemia, milioni di persone sono state e molto presto saranno lasciate a casa.
È l’occasione giusta per aprire nuove posizioni nell’economia low carbon.

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Monia Donati

Direttore responsabile. Giornalista, esperta in comunicazione e marketing, curiosa del mondo.


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