All’Italia anche il Premio Nobel per la Fisica. «Ora il governo sostenga la ricerca con i fatti»

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Luigi Di Fonzo
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Il fisico Giorgio Parisi (foto tratta da canale YouTube La Sapienza)

Diciannove anni dopo il premio assegnato all’astrofisico Riccardo Giacconi, l’Italia torna sull’Olimpo della ricerca scientifica mondiale con il fisico teorico Giorgio Parisi, romano di 73 anni, sesto italiano ad ottenere il prestigioso riconoscimento dall’Assemblea dei Nobel al Karolinska Institutet di Stoccolma. Con lui sono stati premiati anche il tedesco Klaus Hasselmann di 89 anni e il giapponese Syukuro Manabe. Mentre il fisico italiano è stato premiato «per la scoperta dell’interazione tra il disordine e le fluttuazioni nei sistemi fisici dal livello atomico alla scala planetaria», il tedesco e il giapponese hanno conquistato il Nobel per le loro ricerche su modelli climatici e riscaldamento globale.

Una vita dedicata alla ricerca

Laureato in Fisica alla Sapienza di Roma nel 1980 con una tesi sul bosone di Higgs, Parisi ha iniziato la sua carriera di scienziato come ricercatore prima al Cnr e poi all’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). Dopo anni di studio, Parisi ottiene l’ordinariato in Fisica Teorica, ottenendo il ruolo di docente anche alla Columbia University negli Stati Uniti, e in Francia presso l’Institut des Hautes Études Scientifiques e l’Ecole Normale Superieure di Parigi. Dopo anni di insegnamento anche in Italia, a La Sapienza (dove è professore emerito) e all’Università Tor Vergata di Roma, approda alla carica di presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei nello scorso 2018. Insieme agli scienziati Carlo Rubbia e Michele Parrinello, Parisi è l’unico fisico italiano membro della National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America.

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I sistemi complessi studiati da Parisi fin dagli anni Settanta sono un campo interdisciplinare che oggi interessa particolarmente lo studio del clima, un tema divenuto cruciale per via dei cambiamenti climatici. Non è un caso infatti se lo scienziato italiano ha condiviso il Premio Nobel assieme ai colleghi Hasselmann e Manabe. Parisi da teorico ha scoperto presto che capovolgere i concetti di base poteva essere la chiave della soluzione di un problema, fino a concepire idee come quella dell’half-object, una innovazione matematica la cui genialità venne riconosciuta da tutti i colleghi nel mondo. Come ha sottolineato la professoressa Regina Nuzzo, docente di Statistica presso la Gallaudet University di Washington, «L’idea del half-object portò a Parisi consensi nel campo dei sistemi disordinati, e quasi un quarto di secolo dopo, i matematici concordarono che la sua innovazione fosse corretta. I risultati di Parisi abbracciano molti campi della fisica moderna, comprese le particelle elementari, la meccanica statistica, la fisica matematica e, soprattutto, i sistemi disordinati».

«Spero di essere il gigante su cui aggrapparvi»

Alla notizia ufficiale dell’assegnazione del Nobel a Giorgio Parisi, i docenti e gli studenti del dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza hanno sospeso le lezioni per festeggiare l’avvenimento. Sul balcone dell’ateneo è poi comparso uno striscione con la scritta “It’s coming Rome”, oramai divenuta famosa dopo la vittoria della Nazionale agli Europei di calcio e dopo i numerosi successi italiani alle Olimpiadi di Roma. La rettrice dell’università romana, Antonella Polimeni, in accordo con il ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, ha organizzato un omaggio al professor Parisi che si è svolto in un’aula magna affollata. «L’Italia deve diventare un Paese accogliente per i ricercatori», ha sottolineato Parisi. «Qui ci sono pochi ricercatori stranieri, mentre gli italiani vanno all’estero. Newton diceva: se ho potuto vedere così lontano, è perché sono salito sulle spalle dei giganti. L’auspicio è che io ora possa diventare il gigante su cui aggrapparvi per guardare ancora più lontano».

«Il governo è orgoglioso? Lo dimostri nella Finanziaria»

Dall’aula della Sapienza, Parisi ha anche risposto indirettamente ai complimenti del presidente del consiglio Mario Draghi («Premio straordinario: Parisi riempie d’orgoglio governo e Paese»), chiedendo di rendere concreto l’impegno a cambiare l’atteggiamento verso la ricerca. Basti pensare che anche la Corea del Sud ha oramai superato l’Italia con gli investimenti a favore della ricerca scientifica. «Io spero, e spero che le parole della ministra mi confermino che questa speranza sia ben confermata, che abbiamo già visto un cambiamento in Italia per l’interesse verso la scienza, e che nella prossima Finanziaria questo cambiamento venga in qualche modo implementato in maniera opportuna», ha concluso il premio Nobel. Un lungo applauso ha accompagnato il suo appello al governo a sostenere la ricerca.

Da Marconi a Parisi, i Nobel italiani per la Fisica

Giorgio Parisi, si diceva, è il sesto scienziato italiano a ricevere il Premio Nobel per la Fisica da quando l’Accademia svedese assegna il riconoscimento. Il primo ad essere insignito del Nobel per la Fisica fu Guglielmo Marconi nel 1909 per lo sviluppo della telegrafia senza fili. Trent’anni dopo – nel 1938 – il premio andò a Enrico Fermi, per gli studi condotti sull’atomo e la radioattività. Nel 1959 fu Emilio Gino Segrè a ricevere il premio più ambito dai fisici di tutto il mondo. Insieme all’anglo-americano Owen Chamberlain, Segré ricevette il Premio Nobel per gli studi che portarono i due scienziati alla scoperta dell’antiprotone. Nel 1984 fu Carlo Rubbia insieme allo scienziato olandese Simon van der Meer ad avere l’onore di ricevere il Nobel per la Fisica per la scoperta dei bosoni W e Z. Nel 2002 infine il Nobel è stato assegnato all’italo-americano Riccardo Giacconi “per i contributi pionieristici all’astrofisica, che hanno portato alla scoperta di sorgenti cosmiche di raggi X“. Quell’anno il Nobel andò “pari merito” a lui e ad altri due ricercatori: il giapponese Masatoshi Koshiba e l’americano Raymond Davis jr. per l’individuazione dei neutrini cosmici.

 

 

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